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Sanità, consulta territoriale. Malvezzi: 'No stravolgimenti'

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Maggiore autonomia alle Asl, più forza ai servizi di cura sul territorio e una più stretta integrazione tra sanitario e socio-assistenziale. Sono alcuni dei principali punti emersi nel primo incontro della Consulta territoriale della Sanità, tenutasi venerdì presso la Ster di via Dante 136, a Cremona, e presieduta dal consigliere regionale del Nuovo Centrodestra, Carlo Malvezzi.
Durante l’incontro si è innanzitutto ribadito che “non sono all’ordine del giorno, né qui, né in Regione Lombardia, accorpamenti o fusioni di Asl o Aziende ospedaliere – ha spiegato Malvezzi – Si tenta di dare un contributo al percorso di riordino del sistema sanitario regionale che vedrà la propria conclusione non prima del 2015”.
Il principale punto su cui si è concentrata l’attenzione è stato “lo spostamento dell’asse di cura dall’ospedale al territorio”, con una conseguente richiesta di “maggior autonomia dell’Asl – spiega Malvezzi – nella funzione di programmazione e di controllo dei servizi e nella gestione delle risorse. Il che significa passare da una visione centralista a visione territoriale, da un sistema molto concentrato sulle strutture ospedaliere al rafforzamento dei servizi sul territorio”. Un obiettivo che passa attraverso due azioni. “Una più diffusa presenza di Presidi Ospedalieri Territoriali (POT) e un maggior ruolo dei medici di famiglia. La finalità – osserva ancora Malvezzi – è quella di curare i pazienti il più vicino possibile a casa loro”.
E in tutto questo, gli ospedali che ruolo avranno? “Quello di luoghi di cura per la sola acuzie, con i POT destinati ad occuparsi di cronici e post-acuti. Naturalmente parliamo di servizi che devono crescere nella loro capacità di integrarsi, anche con la parte sociale e socio-assistenziale, in una logica di presa in carico della persona in tutti i suoi bisogni”.
Malvezzi sottolinea la grande partecipazione e la volontà di tutti gli attori del territorio a “essere protagonisti del riordino del sistema a cui sta lavorando Regione Lombardia. Ho registrato massima disponibilità da parte dei sindaci, delle professioni infermieristiche e mediche, dei vertici delle aziende ospedaliere e dell’Asl, del mondo della politica locale. Il sistema sanitario cremonese non va stravolto ma aggiornato secondo i mutati bisogni di cura. C’è bisogno – conclude Malvezzi – dell’apporto di chi questo sistema lo vive in prima persona”.

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