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Occhio ai forconi Stanno cambiando strategia

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E’ vero: il debutto dei cosiddetti Forconi il 18 dicembre a Roma è stato un mezzo flop. Mezzo soltanto, però. Perchè, a sorpresa, qualcosa hanno portato a casa. La “benedizione” ad esempio, del cardinal Bagnasco, presidente della Cei. E pure l’appoggio di Squinzi (“protesta giustificata,il malessere è diffuso”) gli endorsement eccellenti di Briatore (“li capisco”) di Gigi D’Alessio (“sto con loro. Sto progettando un concerto in autostrada per far sentire la voce di chi soffre”). L’ira della piazza è stata in ogni caso veemente. Nel mirino sono finiti i politici ma anche Napolitano, la Merkel, le banche, l’euro. Ricordo uno striscione: “Avete ridotto il popolo italiano alla fame!! Vergognatevi!! Parassiti corrotti!!” (sempre con due punti esclamativi). Un altro striscione diceva: “Quarant’anni fa si parlava di compromesso storico, ora siamo al tradimento storico”.

Al contrario di altre (e recenti) manifestazioni, i Forconi si sono schierati in difesa della Polizia (“Guadagnano quanto quelli che manganellano per difendere chi taglia anche i loro stipendi”). Qualcuno, sbrigativamente, ha concluso che i Forconi si sarebbero sciolti come la neve al sole.

Falso. I Forconi sono sempre lì, in agguato. Tesi e scuri. Più neri di un prete del Gabon in una notte illune. Stanno solo cambiando strategia. Anziché da Roma, vogliono ripartire dai territori. “Perché andare a Roma – hanno detto – costa troppo per i simpatizzanti già impoveriti dalla crisi”. E poi, diciamolo, certe “marce su Roma” si prestano a infiltrazioni di estremisti e violenti, truppe sgradite ad una associazione composta perlopiù da agricoltori, pastori, commercianti, piccoli artigiani, allevatori stanchi di essere maltrattati dalle istituzioni.

A Roma c’era l’ala dura del movimento, l’ala moderata ha preferito andare in piazza San Pietro per l’Angelus del Papa.”E’ finita, abbiamo perso” hanno detto in molti a fine marcia. Qualcuno ha urlato al leader Danilo Calvani, agricoltore di Latina, l’uomo della Jaguar: “Danì, com’è che non è venuto quasi nessuno?”. Le difese non sono mancate: “Ce stanno quattro pulman fermi sul raccordo”. “Altri tre sono fermi sulla tangenziale”. “Il nostro treno è stato rallentato di due ore”. Aldo Cazzullo del Corrierone, in piazza col taccuino, ha ammonito: “Il sistema farebbe bene ad ascoltare il cardinale Bagnasco, quando dice che la sofferenza sociale va presa sul serio, anche quando si rende ridicola”.

Ecco, il punto sta proprio qui:la sofferenza sociale. E la stangata di questi giorni (tasse a catinelle) potrebbe rianimare i Forconi i primi a non credere ai proclami di Saccomanni che ha garantito: “Quest’anno le famiglie, i lavoratori, le imprese, pagheranno meno tasse”. Come sarà possibile? Il ministro ha detto che i soldi arriveranno dalla spending review e dalla lotta all’evasione fiscale. Campa cavallo. Cottarelli da Cremona (scelto proprio da Saccomanni) è già in crisi perché ha saputo che i tagli che dovrà fare (auguri!) serviranno a generare altra spesa e non per abbattere il debito pubblico e risparmiare quei 90 miliardi che paghiamo ogni anno per gli interessi. Quanto alla lotta all’evasione, siamo seri, chi la combatte veramente sapendo che è come il “nero”? Sapendo cioè che permette a certe imprese di sopravvivere e dare così in giro qualche soldino?

I Forconi hanno dato un ultimatum al Governo di Lettanipote presentando rivendicazioni in sei punti a cominciare dalla sospensione immediata di tutte le procedure esecutive di Equitalia o di altri enti. I Forconi ce l’hanno pure con il Parlamento “che dal 2006 non è più espressione della volontà popolare”. Se Letta farà l’indiano, i Forconi occuperanno i Comuni e faranno presidi davanti alle prefetture. E’ meglio che i sindaci si preparino e dicano da che parte stare. Ma dubito che vogliano continuare a fare gli esattori.

Enrico Pirondini

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