Comunità Energetiche Rinnovabili, 'istruzioni per l'uso': tutti i benefici per i privati
In nostro aiuto arriva Giuseppe Dasti, coordinatore delle CER della Diocesi di Cremona
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Dai privati cittadini alle famiglie, passando per gli enti del terzo settore, quelli pubblici e religiosi, fino alle piccole medie imprese di ogni tipo.
Tutti, insomma, posso entrare a far parte delle Comunità Energetiche Rinnovabili, le CER, Fondazioni il cui scopo è raccogliere e ridistribuire energia pulita.
Nel Cremonese sono 7, tutte sotto il cappello della Diocesi.
Per aderire basta inviare una mail, all’indirizzo inserito nel sito di ogni CER, con la propria manifestazione d’interesse; quali sono però i vantaggi?
In nostro soccorso arriva Giuseppe Dasti, coordinatore delle CER diocesane di Cremona.
“Innanzitutto – spiega Dasti – si contribuisce a generare un’energia condivisa. Si tratta di un’energia virtuale: alcuni soggetti producono energia elettrica da fonti rinnovabili e la immettono nella rete nazionale, mentre altri la prelevano. In questo modo, all’interno della comunità, ci sono produttori e consumatori”.
Il legislatore ha stabilito che, se questi soggetti si aggregano in una comunità energetica e sono localizzati nello stesso territorio, sotto la medesima cabina primaria, possono condividere virtualmente l’energia prodotta. Su questa quota di energia condivisa è previsto un incentivo economico che, una volta riconosciuto, dura per vent’anni.
“Il segreto delle nostre comunità energetiche – aggiunge il coordinatore – è che una parte di questo incentivo viene destinata a un fondo di solidarietà, a sostegno di progetti sociali promossi sul territorio”.
Tra i beneficiari ci sono i Servizi sociali comunali, la Caritas, le associazioni e gli enti del terzo settore, che possono presentare iniziative di carattere sociale da finanziare attraverso il fondo. La parte restante dell’incentivo viene invece redistribuita tra i soci della comunità, produttori e consumatori, secondo percentuali differenti.
“Anche un socio consumatore – prosegue Dasti – che non effettua alcun investimento, come un privato cittadino o una piccola impresa, aderendo alla comunità ottiene un vantaggio concreto: riceve una quota dell’incentivo sull’energia condivisa. Inoltre, con i propri consumi contribuisce anche alla crescita del fondo di solidarietà. Lo stesso vale, naturalmente, per i produttori”.
“Aderire oggi a una comunità energetica è quindi un’opportunità – conclude – sia per il singolo socio sia per l’intera collettività, perché il beneficio economico si traduce in un valore sociale che ricade sul territorio”.
A credere in questo modello fin dall’inizio è stata la Diocesi di Cremona, che oggi è ente capofila dell’iniziativa: una scommessa che può ormai dirsi vinta.
“Queste CER stanno finalmente iniziando a camminare – osserva Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la pastorale sociale – ampliando il loro orizzonte e diventando operative. Non incontrano più soltanto i soci fondatori, ma anche famiglie e imprese. Negli ultimi mesi abbiamo registrato un forte incremento dell’interesse da parte dei cittadini e del mondo produttivo”.
“Questo progetto – aggiunge – non è solo un fatto tecnico o legato alla transizione energetica. Al centro c’è la parola ‘comunità’, che è stata la vera spinta dell’impegno della Diocesi. Significa incontro, relazione, partecipazione: i consumatori di energia diventano cittadini consapevoli e protagonisti attivi dei percorsi di cambiamento”.
Fondamentale è anche il legame con il territorio, che rappresenta il punto di partenza e la chiave per uno sviluppo sostenibile.
“Riteniamo – spiega ancora Bignardi – che una comunità energetica debba insistere su un territorio limitato, perché solo conoscendolo a fondo, nei suoi bisogni e nelle sue risorse, si può essere davvero al servizio delle comunità locali”.
“È stata una scommessa vinta – conclude – anche perché veniamo spesso contattati da realtà di tutta Italia interessate a conoscere il nostro modello, che riscuote grande apprezzamento e suscita un forte interesse anche in territori molto distanti dal nostro”.