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Calcioscommesse Parla Bellavista: 'Molti tentativi di corruzione'

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E’ durato circa sei ore e trenta l’interrogatorio dell’ex capitano del Bari, Antonio Bellavista, arrestato il primo giugno del 2011 in seguito alla prima ondata di provvedimenti adottati nell’inchiesta sul calcio scommesse. Oggi, davanti al procuratore Roberto di Martino, Bellavista, che si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere (tranne nell’interrogatorio durato nove ore del luglio del 2011 nell’ambito della giustizia sportiva), ha potuto fornire la sua versione dei fatti. “Ho fatto chiarezza sugli aspetti che mi hanno riguardato”, ha detto Bellavista al termine dell’interrogatorio chiesto al pm dallo stesso ex giocatore. “Ho voluto chiarire la mia posizione”, ha detto, “sono due anni e mezzo che non parlo, ma ora c’erano tanti,  troppi aspetti da chiarire”. L’ex capitano del Bari ha ammesso di essere coinvolto nello scandalo delle scommesse, e per questo ha detto di essersi assunto le sue responsabilità. “Per altre cose, invece, sono stato tirato in ballo gratuitamente”. Bellavista si è definito uno scommettitore (“il mio rammarico è di non aver scommesso su Brescia-Lecce e Palermo-Napoli che erano truccate”) e un collante tra il gruppo degli zingari prima e poi con Salvatore Spadaro, detto ‘il Vecchio’ (quest’ultimo conosciuto nell’ultimo periodo) e i giocatori che avrebbe dovuto corrompere. “Ci provavo tutte le settimane ma non ci sono mai riuscito”, ha ammesso, “ma la volontà c’era”. “Dovevo dire agli zingari”, ha continuato, “quali erano le partite truccate e che giocatori erano coinvolti e loro volevano vedere i calciatori in faccia prima della partita. Nessuno, però, voleva farsi vedere”. E ancora: “mi hanno contestato l’associazione a delinquere, ma io non la vedo. Non c’era nè retribuzione, né cassa comune”. Ha poi aggiunto di aver conosciuto il gruppo degli zingari tramite Mauro  Bressan , ex centrocampista della Fiorentina, e che ci furono tanti tentativi di corruzione anche con Spadaro, uno dei mister x, quest’ultimo coinvolto nell’ ultima tranche dell’inchiesta e  conosciuto da Bellavista tramite il gruppo dei bolognesi capeggiati da Beppe Signori tra il febbraio e il marzo del 2011 a Milano. Niente, però, secondo l’ex giocatore, che ora gestisce un centro sportivo a Bitonto, sarebbe mai andato in porto. Bellavista ha anche spiegato il meccanismo usato dai bolognesi: “i soldi arrivavano da Singapore sui conti cifrati in Svizzera, quelli chiamati con i nomi dei vini e da lì Signori ogni tanto li prelevava”. Infine ha messo in dubbio le dichiarazioni di Masiello, altro giocatore del Bari: “E’ poco attendibile”, e ha smentito le dichiarazioni contro di lui di Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese. “Io non l’ho mai minacciato”. Per il momento il procuratore Roberto di Martino non ha intenzione di sentire altre persone, almeno per i prossimi giorni. Non è escluso, però, che venga presto sentito Beppe Signori.

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