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Cremona non è una città per i giovani: 45º posto per la vivacità under 35

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Cremona non è una città giovane. Lo sappiamo da tempo e i dati non fanno che confermarlo: nella classifica stilata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Istat sull’indice di vivacità giovanile, la  nostra città si colloca infatti solo al 45esimo posto, con un indice del 12,6%. Un dato piuttosto sconfortante, soprattutto se accompagnato dal fatto che la nostra città non è neppure tra le prime 30 nell’ambito delle opportunità economiche dei giovani, nè nella classifica sul dato numerico della popolazione giovanile (densità per chilometro quadrato), nè in quella dei servizi per i giovani. Unico dato positivo è quello dell’occupazione: a dispetto dei proclami sul fatto che a Cremona non si trova lavoro, la nostra provincia si classifica al 10º posto in Italia per l’occupazione: un dato che prende in esame il tasso di occupazione e quello di disoccupazione della fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Dato abbastanza positivo anche per l’istruzione, che vede Cremona al 24esimo posto.

L’indice, stilato dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, prende in considerazione più di 20 indicatori che mettono a raffronto parametri economici e demografici. Tra gli indicatori dell’Indice di Vivibilità Giovanile sono stati presi in considerazione il tasso di occupazione e di disoccupazione giovanile, il dinamismo imprenditoriale dei giovani, la densità territoriale delle imprese con titolare under 30, le imprese guidate da giovani che stanno affrontando momenti di difficoltà, il tasso di imprenditorialità dei giovani stranieri. E sotto il profilo delle tendenze demografiche e sociali è stato indagato il peso della popolazione giovanile e dei servizi alla persona legati ai giovani: dagli impianti sportivi ai locali di ritrovo e di socialità, dai luoghi di cultura, alla rete distributiva. Vi sono città, come Prato e a Rimini, dove i giovani under 30 vivono meglio, hanno più opportunità a livello lavorativo e più possibilità di trovare facilmente luoghi culturali, di aggregazione e per il tempo libero, oltre agli esercizi commerciali. E nella classifica delle 10 città più “dinamiche” per i giovani seguono Genova, Savona, torna la Toscana con Pistoia, a pari merito con Milano, poi Trieste, Novara e Torino e al 10° posto Roma.

Prato detiene il primato della competitività giovanile anche nelle classifiche parziali, tenendo conto esclusivamente delle opportunità di lavoro autonomo per gli under 30, la città toscana sembra in grado di offrire buone prospettive. L’area milanese si colloca solo al 20° posto, seguita da Monza e Brianza (29°). Ragusa, Latina, Bari e Lecco sono le città più giovani. E sul fronte dell’occupazione giovanile sono Modena e Bolzano ad avere tassi di occupazione giovanile più elevati. Se invece prendiamo in considerazione solo i parametri legati ai servizi alla persona e ai luoghi di ritrovo, è Rimini la capitale dell’intrattenimento giovanile, seguita da Livorno e Lucca.
“I giovani devono tornare ad essere intraprendenti – ha dichiarato Carlo Edoardo Valli Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza –Tutti sappiamo quanto sia importante investire nelle nuove generazioni, dando loro gli strumenti per costruirsi un proprio percorso professionale, sia esso da lavoratore o da imprenditore. Come istituzione abbiamo il dovere di sostenere i progetti dei giovani e renderli una componente strutturale, capace di dare slancio alla nostra economia”.

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Commenti
  • pinco pallino

    Per quello che si vede o si sente Cremona ospita giovani che,
    per il momento, possono
    godere ancora dell’appoggio delle famiglie.

    La cascina urbana fornisce protezione e non crea problemi ai
    suoi giovani: tanto mangiano o stesso.

    In altre parole : Cremona vivacchia, come al solito , e si accontenta di non essere disturbata più di tanto.

    Ma la partita per i giovani, nel mondo moderno, è molto più
    complicata e presto si accorgeranno di essere fuori mercato ed anche spiazzati
    nella vita.

    Il dramma vero è che manca il livello culturale diffuso.