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Truffa al Centro arredamento, Roversi si difende: 'Io la vittima'

Tribun1

“Proprio non capisco perché sono qui, semmai sono io la vittima”. Sono le parole di Luigi Roversi che oggi, davanti al collegio presieduto dal giudice Pio Massa (a latere i giudici Francesco Sora e Andrea Milesi), si è difeso dall’accusa di truffa e anche di bancarotta per aver dissipato del denaro. L’imputato, 62 anni, bresciano, era il promotore della società Centro arredamento, con punto vendita a Castelvetro Piacentino e con sede legale a Cremona, fallita nel febbraio del 2006. Per l’accusa, avrebbe truffato diversi clienti che tra il 2002 e il 2006 avevano acquistato mobili sottoscrivendo un contratto con le finanziarie. Dei clienti che all’epoca avevano sporto denuncia contro l’imputato, una trentina, solo due si sono costituiti parte civile. “C’erano spot alla tv”, ha spiegato Roversi in aula, “i clienti chiamavano, venivano al Centro ad effettuare la scelta e poi a volte si andava a casa loro per chiudere il contratto, oppure lo si faceva direttamente in sede”. “Il contratto”, ha continuato l’imputato, “era con un acconto del 40%, oppure con un finanziamento. Per qualche cliente che chiedeva lo sconto e che a sua volta ci portava altri clienti pagavano noi gli interessi. Abbiamo fatto così per otto clienti”. Agli atti dell’inchiesta ci sono assegni per 53.758 euro negoziati in banca dalla compagna di Roversi. “Denaro con cui io ho pagato i bollettini delle finanziarie”, aveva già spiegato l’imputato, che dall’accusa di aver truffato una cliente è già stato assolto da un giudice di Guastalla “perché il fatto non sussiste”.

La denuncia di Marco, uno dei clienti che si è costituito parte civile, risale a sette anni fa.  “Abbiamo stipulato un contratto per una cucina che avrebbe dovuto essere consegnata a fine novembre del 2005”, ha raccontato l’imputato. “Il cliente, nel frattempo, stava effettuando dei lavori nella sua casa e mi ha chiesto il marmo invece del laminato, quindi con un costo aggiuntivo di 500 euro”. “A metà novembre”, ha sostenuto Roversi, “la cucina è effettivamente arrivata al centro, ma il cliente non era pronto per via dei lavori nella sua casa. Mi ha detto che avrebbe ritirato il tutto a gennaio/febbraio, ma ormai il Centro era chiuso”. Già nella scorsa udienza, durante la testimonianza del cliente, i  legali di Roversi, gli avvocati Luca Curatti ed Enrico Moggia, avevano fatto presente che il curatore fallimentare aveva accertato che nel novembre del 2005 il Centro arredamento aveva fatto l’ordinazione, ma il cliente aveva detto di non essere stato avvertito da nessuno che i suoi mobili erano arrivati, se non nel marzo successivo dal curatore.

Anche l’altro cliente che a processo è parte civile aveva acquistato una cucina con un finanziamento. “Poi voleva una sala”, ha raccontato Roversi, “e abbiamo pattuito due rate di pagamento da 900 euro l’una. Successivamente, però, le scadenze sono venute a cadere perché il Centro è stato chiuso. E oltretutto il cliente ha sporto denuncia contro di me per truffa, ma qui in verità il truffato sono io”.

Roversi è anche accusato di bancarotta per aver dissipato del denaro, ma durante una delle ultime udienze è emerso che l’imputato non avrebbe dissipato nè distratto soldi. Quel denaro, al contrario, era finito sui conti correnti della società.

La sentenza è attesa per il prossimo 8 aprile.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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