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Polizia postale accorpata in Questura, sindacati contro

polpost

AGGIORNAMENTO – Sindacati di polizia contro un piano di riorganizzazione che prevede la chiusura di numerosi uffici in tutta Italia (a Cremona l’accorpamento della polizia postale all’interno della Questura).

“Noi non ci stiamo. E’ un ulteriore impoverimento dopo la chiusura del tribunale di Crema. Scelta miope e azzardata”. E’ la critica lanciata dal Silp-Cgil cremonese. Il sindacato se la prende, attraverso una nota del segretario provinciale Guido Ettari, con la “‘razionalizzazione dei presidi sul territorio’, così definita e presentata dal vicecapo della polizia, Alessandro Marangoni”. Si tratta di una questione emersa qualche giorno fa a livello nazionale. Questione che ha messo in luce da un lato la volontà dell’Amministrazione centrale di riorganizzare (con numerose chiusure) i presidi di polizia presenti sul territorio nazionale (in quest’ottica previsto il mantenimento delle sole sedi di polizia polstale presenti presso le Corti di appello) e dall’altro l’opposizione dei sindacati (espressa anche in un comunicato congiunto di Siulp, Sap, Siap/Anfp, Silp-Cgil, Ugl-PdS, Coisp, Consap, Uil Polizia contro la “chiusura selvaggia di centinaia di uffici di polizia”).

Ettari

Dopo aver fatto riferimento alle note problematiche nazionali che riguardano il comparto sicurezza e i lavoratori impegnati nel settore, il segretario del Silp-Cgil di Cremona dichiara: “Nel solco dell’onda anomala del depauperamento delle risorse del delicato settore sicurezza, un ulteriore macigno con la recentissima ‘razionalizzazione dei presidi sul territorio’, così definita e presentata dal vicecapo della polizia, Alessandro Marangoni, che vuole tradursi nella rituale chiusura di una dozzina di commissariati, nella cancellazione delle squadre nautiche (circa 500 unità di personale), di una ventina di presidi della Stradale e di una trentina di quelli della Polfer. Sforbiciata anche alle scuole per lasciare soltanto tre maxi poli dedicati alla formazione di base degli agenti”. “Per quanto riguarda Cremona – entra nello specifico Ettari – l’ascia della riduzione delle risorse è caduta sulla sezione di polizia postale (oggi con sede accanto alla Posta centrale, ndr), che verrà accorpata all’interno della Questura, determinando un ulteriore impoverimento sul territorio della presenza di un valido e necessario servizio a favore della cittadinanza, in un settore peculiare quale quello del contrasto alla piaga sociale della pedofilia, delle truffe on line, dei reati informatici, un settore quello della polizia postale, che andrebbe invece ampliato e incrementato in vista del futuro sempre più digitale e meno analogico”. “Anche il Silp-Cgil di Cremona – aggiunge Ettari – la considera una scelta miope ed azzardata a discapito dei cittadini, della loro sicurezza informatica e degli operatori che vedono svilita la loro professionalità e motivazione lavorativa. Con la chiusura del tribunale di Crema e della polizia oostale di Cremona, la provincia cremonese vede un’emorragia istituzionale grave, alla quale occorre dare una risposta forte anche dalle aggregazioni politiche che pure esistono e che insieme, anche al Silp-Cgil, possono fare la differenza come baluardo alle disgregazioni dei servizi”.

“Il Silp-Cgil – conclude il segretario locale – è contrario allo stillicidio continuo di tagli lineari e chiusure di peculiari uffici di polizia, ritenendo invece opportuna l’unificazione delle forze di polizia, con la immediata conseguenza di una positiva riduzione delle spese. I tagli lineari operati ai corpi di polizia ammontano, solo negli ultimi 5 anni, a più di 4 miliardi di euro, circa il 50% in termini reali. Una scelta scellerata che non
tiene in considerazione gli effetti negativi prodotti sul sistema di protezione sociale e sul contrasto alla criminalità organizzata. Il 26 febbraio Funzione pubblica Cgil e Silp-Cgil organizzano un presidio a piazza Montecitorio a Roma a partire dalle 9.30 in difesa delle retribuzioni, delle funzioni e prerogative del mondo del lavoro in divisa, affinché le istituzioni (Parlamento in testa) diano risposte adeguate”.

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