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Tamoil, rischio esplosione evitato da pronto intervento

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Prime testimonianze del processo Tamoil, il filone in cui è imputato Enrico Gilberti, il manager preposto alla gestione della raffineria accusato di disastro colposo per i fatti accaduti il 27 agosto del 2009. Secondo la procura di Cremona, Gilberti “avrebbe cagionato per colpa un disastro ambientale, esponendo a pericolo collettivamente un numero indeterminato di persone”. Quel pomeriggio, all’interno della raffineria, durante un’operazione di svuotamento, si verificò un incidente al serbatoio A5 di stoccaggio di gasolio posizionato nella parte verso l’argine maestro. Il  rischio di esplosione fu evitato grazie al tempestivo intervento con l’utilizzo di schiuma da parte degli addetti della raffineria.

Oggi in aula davanti al giudice Francesco Sora si sono ricostruite le fasi di quel giorno, quando dalla Bissolati vi fu un fuggi fuggi di soci che chiamarono al comando dei vigili del fuoco segnalando odori fortissimi di gasolio. “Come Arpa siamo stati attivati dalla canottieri Bissolati, dai vigili del fuoco e dalla dottoressa Piccioni che era là (l’allora pm Cinzia Piccioni, ndr). Siamo arrivati dopo mezzora, e olfattivamente si percepiva ben poco, si sentiva ancora un po’ di odore di benzene, ma come sempre”. Lo ha riferito Giampaolo Beati, all’epoca direttore Arpa, il quale ha spiegato che alla raffineria in quel momento stavano svuotando il serbatoio per procedere alla manutenzione. “Sappiamo che il tetto del serbatoio si era inclinato in modo anomalo”. Dalla Bissolati, Beati si spostò alla Tamoil. Qui fece le analisi sui residui e i campioni furono mandati a Monza. Il risultato ? “Quei residui erano compatibili con una miscela di gasolio”. Beati ha poi spiegato che “successivamente fu fatto un accertamento sull’area circostante al serbatoio, Tamoil fece un piano di caratterizzazione. Procedemmo con due sondaggi geognostici a varie profondità, ossia facemmo sei campioni, di cui due nel primo metro. La contaminazione riguardava la parte più superficiale, non in profondità”. Cinque anni fa l’Arpa si mobilitò anche per eseguire una campagna di qualità dell’aria. “Ci venne chiesto dal Comune. Cominciammo la mattina del 29 agosto e terminammo il primo settembre”. Furono allestite tre postazioni: una al Politecnico, una alla Bissolati e una presso un’abitazione in viale Po, con campionatori fissi, cioè aspiratori d’aria della durata di un minimo di quattro ore. C’era poi la quarta centralina fissa in piazza Cadorna. Si voleva verificare il livello di xilene, benzene e toluene. “I prelievi vennero fatti per quei quattro giorni per ogni quattro ore con cambio dei filtri”, ha spiegato Beati. “I risultati della campagna del rilevamento della qualità dell’aria erano in linea con quanto registra la centralina tutto l’anno. Non abbiamo notato alcuna alterazione del livello normale, addirittura neanche il 27 agosto. Abbiamo rilevato dei piccoli picchi riferiti alle singole ore, ma non collegabili con l’attività di Tamoil perché sono picchi estemporanei che si verificano in prossimità della centralina. Si verificano quando ci si avvicina alla centralina stessa con un’auto o un motorino. Comunque valori normalissimi che in una pompa di benzina sono più alti”.
Quel giorno alla Bissolati arrivò anche il vice comandante dei vigili del fuco Massimiliano Russo, e vi arrivò un’oretta dopo le segnalazioni arrivate in caserma, e quindi intorno alle 16,30. “Abbiamo disposto le solite analisi, gli strumenti non rivelavano nulla. Alla Bissolati non si avvertivano odori, nulla di fastidioso”. Dalla canottieri, Russo raggiunse la raffineria con un mandato del pm Piccioni. “Gilberti ci disse che c’era un problema al serbatoio A5, ci spiegò che erano in corso le fermate di due impianti e che il combustibile prodotto veniva stoccato nel serbatoio A5 che ha un tetto galleggiante per evitare la fuoriuscita di vapore. Vicino al serbatoio c’era un’autobotte di Tamoil e stavano erogando schiuma per impedire la volatilità dei vapori. C’era una forte presenza di schiuma. Quel serbatoio e’ stato messo in sicurezza con l’erogazione della schiuma”. Russo non ha saputo dire quando sia stata messa quella schiuma. Certo e’ che quando arrivò, i dipendenti della Tamoil la stavano mettendo, evitando così il pericolo di una esplosione. Il 28 agosto il serbatoio fu posto sotto sequestro. Il processo e’ stato aggiornato al prossimo 18 giugno.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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