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Pd: 'Asili, il Comune ha preso in giro mamme e papà' Ncd: 'Prima di Perri tariffe erano irresponsabili e demagogiche'

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Nella foto, Palazzo comunale

AGGIORNAMENTO – L’attacco dei consiglieri comunale del Pd Caterina Ruggeri e Roberto Poli alla Giunta sulla questione degli asili nido (e della riduzione delle tariffe dopo l’aumento, una marcia indietro) è durissimo: “Se fossimo in quelle famiglie e in quelle mamme e papà, ci sentiremmo presi in giro”.

“Ridurre le tariffe va sempre bene, è sempre una buona notizia, ma sono davvero sorprendenti le dichiarazioni dell’assessore Jane Alquanti – scrivono in una nota Ruggeri e Poli – circa la revisione  delle tariffe per i servizi dell’infanzia, asili e scuole materne comunali: ‘…ritengo che con questa scelta l’Amministrazione stia dando un’ulteriore concreta risposta ai bisogni delle famiglie…’. La domanda è: ma perché nei mesi scorsi è stato messo in piedi tutto quel cinema, aumentando le rette e il costo della mensa, chiudendo intere sezioni degli asili comunali, dirottando le insegnati su altri servizi, ingrossando l’intera filiera ‘privata’ dei sevizi per l’infanzia che offrivano e offrono orari più prolungati a tariffe inferiori rispetto a quelle praticate dal Comune? E ora si torna indietro, ‘ci siamo sbagliati, è tutto da rifare’, senza neppure chiedere scusa. La risposta è di una semplicità disarmante: ‘…siamo in campagna elettorale e bisogna inventare ogni giorno uno spot nuovo, ieri quello dei parcheggi, oggi quello dei sevizi, domani qualcos’altro'”.

“Nel frattempo – si legge ancora – si è creato disorientamento, le famiglie fragili hanno tenuto i bambini a casa, altre, non potendo permessi la mensa, hanno portato a casa i piccoli per la pausa pranzo, altre famiglie hanno scelto l’offerta privata, più conveniente. Francamente, se fossimo in quelle famiglie e in quelle mamme e papà, ci sentiremmo presi in giro e ci chiederemmo con quale coraggio oggi si fanno queste affermazioni: ‘…si tiene infatti conto del valore strategico che l’offerta di servizi per la prima infanzia ricopre rispetto a diversi obiettivi: conciliazione tra vita familiare e lavoro in particolare per le donne; sostegno alle coppie che desiderano avere figli; contrasto precoce delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale…’. Ma quando la Giunta Perri ha deciso di chiudere alcune sezioni degli asili, aumentare le rette senza raccogliere le proposte delle mamme e dei papà che vi chiedevano di non farlo, questi temi e queste convinzioni non erano già nei loro programmi? L’hanno scoperto oggi che la conciliazione e i servizi sono strategici per il futuro delle famiglie? Questa è davvero una brutta pagina, una pagina da dimenticare”.

IL NUOVO CENTRODESTRA RIBATTE

Poche ore dopo l’attacco del Pd, il Nuovo centrodestra risponde alle accuse. “All’insediamento della giunta Perri – si legge in una nota del capogruppo Carlo Zani – le politiche tariffarie dei servizi a domanda individuale erano irresponsabili sul piano economico, populiste e demagogiche. A fronte di un costo del servizio che superava gli 800 euro mensili a bambino presso gli asili comunali, la retta minima pagata al Comune ammontava a soli 50 euro, con una ripartizione di oltre 750 euro a bambino sulla fiscalità generale dei cittadini cremonesi”. Secondo punto: “I criteri di accesso e il metodo per determinare le tariffe erano palesemente iniqui, al punto da rendere di fatto inaccessibile il servizio ai figli di genitori entrambi lavoratori, tradendo nei fatti il principio ispiratore della norma istitutiva dei nidi”.

E ancora: “Le rette pensate per l’anno scolastico 2014/2015 nascono da un anno di applicazione del fondo di sostegno ai nuclei mono genitoriali e ai nuclei formati da entrambi i genitori lavoratori”, mentre “il calo degli iscritti ai nidi é un calo nazionale: sia per le strutture comunali sia per quelle private convenzionate il trend negativo é dovuto alla crisi lavorativa che investe il paese. Inoltre, i genitori privi di occupazione tendono a non utilizzare un servizio nato per consentire la conciliazione famiglia-lavoro”. In conclusione: “Appaiono anacronistiche e stucchevoli le contrapposizioni tra servizi comunali e privati in quanto trattasi di servizi pubblici accessibili a tutti i cittadini e che assolvono una funzione sociale per la collettività” e “colpisce chi, definendosi progressista, assume posizioni che la storia ha derubricato persino dal linguaggio ricorrente”.

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