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Emergenza sfratti, in aprile 6 picchetti La storia di una famiglia di Cremona

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Foto Sessa

L’emergenza sfratti e utenze tagliate a Cremona ha tenuto banco tutto inverno: circa una sessantina sono stati gli interventi del Comitato antisfratto, attraverso picchetti per evitare che intere famiglie finissero in mezzo a una strada. “In media nel nostro territorio si verificano 2-3 sfratti al giorno: un dato che ci mette, con le dovute proporzioni, ai livelli di Torino, che è la città italiana con il più alto numero di sfratti”, evidenzia Michele Grioni Merli, uno dei responsabili del Comitato. “Abbiamo bloccato l’ennesimo sfratto, con un picchetto, nei giorni scorsi, ma per aprile ci aspetta ancora molto lavoro: 5 o 6 sfratti da bloccare solo nelle prime settimane. Una situazione pesante, che si protrae dallo scorso inverno e che ci vede costantemente impegnati. Ancora di più lo saremo nei prossimi mesi, anche a livello nazionale, per protestare del Piano Casa che sta portando avanti il Governo Renzi: per questo il 12 aprile un pullman partirà da Cremona per partecipare alla grande manifestazione di Roma”.

Tante sono le storie di vita, drammi quotidiani che molte famiglie vivono in silenzio. Come quello di David e Jessica, genitori di una bambina di 14 mesi. “Avevamo affittato una casa a Cremona per 280 euro al mese – racconta David . All’inizio pagavamo l’affitto regolarmente, anche se la casa non era in condizioni ottimali, anzi: era piena di muffa, cadeva a pezzi. La stufa – unica fonte di riscaldamento dell’abitazione – era vecchia e scaricava il monossido di carbonio in casa, tanto che non potevamo mai accenderla mentre dormivamo perché sarebbe stato troppo rischioso. L’Asl aveva dichiarato l’appartamento inagibile e il Comune aveva inviato una lettera alla proprietaria, dicendole che era necessario fare i lavori per l’agibilità. Solo che lei non li ha mai eseguiti. Ciononostante, siamo andati avanti a pagare, per un anno intero”. Finché David non è rimasto senza lavoro e ha smesso di pagare; lo sfratto è arrivato dopo sei mesi. “Rischiavamo di finire in mezzo a una strada – continua David -. Fortunatamente è intervenuto il Comitato antisfratto in nostro sostegno, per aiutarci ad ottenere più in fretta una casa di edilizia residenziale pubblica”. E’ stato quindi chiesto un tavolo in Prefettura per discutere della situazione. Due giorni prima dell’incontro, la coppia è stata contattata dai servizi sociali: “Volevano dar loro la casa, ma con una spesa di 230 euro al mese, per loro insostenibile, visto che non avevano reddito – spiega Grioni Merli -. Invece, nel corso del tavolo in Prefettura, abbiamo fatto in modo che ottenessero l’alloggio a 20 euro, nelle case popolari del Cambonino”. Per la coppia, quindi, la vicenda si è risolta proprio in questi giorni: “Lunedì abbiamo lo sfratto e dobbiamo lasciare la casa. Se non avessimo avuto questa opportunità, saremmo finiti in mezzo a una strada” spiega Jessica. Ma durante l’inverno il problema per loro non si è limitato allo sfratto: essendo senza reddito, si sono trovati a non poter più a pagare le bollette, e hanno subito il taglio dell’elettricità: “Ci hanno lasciato solo il 15%dell’energia: ciò significava che se accendevamo una luce in casa non potevamo accendere nient’altro, altrimenti saltava il contatore. Grazie all’occupazione fatta con il Comitato all’Aem ci hanno aumentato la corrente al 30%, permettendoci di vivere dignitosamente” conclude la coppia.

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Commenti
  • pinco pallino

    non si possono usare i fondi per i premi ai dirigenti……………??????
    Loro hanno già lo stipendio………………!!!

  • norberto

    occupare un immobile è un reato e quindi chi lo fa è un delinquente allo stesso modo è un reato l’apologia di reato: di conseguenza è un delinquente chi occupa un immobile ed è un delinquente chi dice che è giusto

    • pinco pallino

      Bravo,
      nel frattempo si eserciti ,per almeno un mese,a vivere senza casa, senza
      riscaldamento e senza acqua…………….poi ne
      riparliamo……..!!!!!!

      Ma non lo dica
      a papà……….!!!

  • Regista

    Concordo con Norberto, la solidarietà si fa assicurando reddito e lavoro, poi ognuno decide come spendere. Se non paghi chi ti dà la birra?