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Radicali manifestano fuori da tribunale contro 'l'accordo-bidone'

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Foto: Francesco Sessa

La battaglia solitaria dei Radicali sul caso Tamoil continua. Sta continuando in queste ore, pomeriggio del 2 aprile, fuori dal Tribunale dove si sta svolgendo l’ultima udienza del “processo madre”, con l’audizione dell’assessore all’Ambiente e funzionario Arpa Francesco Bordi. Ad attendere l’ingresso di avvocati e testimoni, c’erano Sergio Ravelli, Ermanno De Rosa e Gino Ruggeri oltre ad altri militanti radicali. Inequivocabile il senso dei cartelloni che portano appesi al collo: “Aree dismesse: nessun progetto di riutilizzo del sito produttivo è stato presentato”; “Solo 70 su 270 lavoratori hanno mantenuto il posto di lavoro”; e ancora, a proposito dell’accordo del 2 aprile 2011: “L’accordo bidone della partitocrazia cremonese”. “L’accordo Tamoil firmato tre anni fa dalle istituzioni locali governate dal centrodestra, ma sotto la regia dei parlamentari cremonesi del Pd e con la benedizione della triplice sindacale, si sta rivelando sempre più un accordo bidone. Un intero sistema politico, istituzionale ed economico, ancora una volta, si è genuflesso davanti alla multinazionale libica anziché difendere i diritti e gli interessi della comunità cremonese. (…)”. Radicali molto fiduciosi nell’opera della magistratura, pochissimo nei confronti della politica locale, come ha dimostrato anche il duro attacco dello stesso Ravelli due settimane fa in Commissione Vigilanza proprio sull’evoluzione della situazione ambientale fuori dall’area Tamoil.

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