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'Violenza su disabili psichici a Sospiro' Tre operatrici dell'istituto dal gup

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Nella foto, il tribunale di Cremona

Gli avvocati Tabaglio (sinistra) e Nicoli

Secondo l’accusa, avrebbero maltrattato gli ospiti dell’Istituto ospedaliero di Sospiro, tutti disabili gravi con vari deficit psichici. Davanti al gup Letizia Plate’ ci sono tre operatrici socio sanitarie a cui i degenti erano affidati per cura e assistenza. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra l’ottobre del 2011 al dicembre del 2012 in uno dei reparti che ospita soggetti con problemi psichici.

Secondo la procura, due delle imputate avrebbero colpito i malati con calci e schiaffi, senza alcun motivo, solo per tenerli sotto controllo. In due sono accusate di aver abbandonato uno degli ospiti che si era procurato un taglio al sopracciglio. Ad una delle imputate e’ contestato un altro episodio, quello di aver spinto quotidianamente i degenti, facendoli cadere al suolo per poi colpirli anche con calci, lanciando contro di loro oggetti contundenti, e addirittura picchiandoli con gli oggetti stessi. In un’occasione avrebbe spintonato e colpito con uno schiaffo al volto uno dei degenti, e avrebbe schiaffeggiato altri due ospiti, uno perche’ si era rifiutato di lavarsi le mani. Le imputate sono due nigeriane di 43 e 48 anni e un’italiana di 37 anni, le prime due difese dall’avvocato Massimo Tabaglio e l’altra dall’avvocato Massimo Nicoli. Delle tre imputate, solo una e’ ancora in servizio. Un’altra si e’ licenziata mentre la terza e’ stata sospesa. Nel procedimento, la Fondazione Sospiro ha chiesto ed ottenuto di costituirsi parte civile per danno di immagine.

Le indagini sono partite in seguito ad un esposto presentato da una dipendente marocchina di una cooperativa di servizi socio sanitari che ha denunciato “atteggiamenti aggressivi” da parte di una delle imputate, “piu’ volte vista anche da terzi soggetti che lavorano in loco urlare e spingere con forza al punto di far cadere gli ospiti a terra, picchiarli su piu’ parti del corpo dando loro calci ovunque”. La donna ha anche riferito che l’operatrice avrebbe avuto in pugno “oggetti contundenti (chiavi, bicchieri, ferri)” e che non avrebbe esitato a “picchiare e ferire, oltre che a lanciare con forza gli oggetti contro i malcapitati che sono stati medicati piu’ volte per lacerazioni”. “Gli ospiti, che sono in una condizione di inferiorita’ psico fisica”, si legge nell’esposto, “non reagiscono poiche’ impauriti e terrorizzati, ma portano evidenti segni di questa inaudita violenza”. L’imputata, inoltre, avrebbe “fatto del male utilizzando le chiavi che servono per aprire le finestre, chiavi di ferro che sono in possesso degli operatori ed hanno una forma uguale alla lettera alfabetica L, pungendo con tale oggetto il corpo dei ricoverati”. Inoltre, sempre secondo quanto riportato dall’esposto, “nel caso in cui un ospite abbia un segno evidente di trauma conseguente alle botte subite”, l’accusata, “interrogata sull’accaduto dai medici, e’ pronta ad asserire che il malato e’ stato picchiato da un altro malato”. La dipendente della cooperativa che ha denunciato i fatti ha infine rilevato “comportamenti violenti configurati in botte, calci e schiaffi nei confronti degli ospiti” anche da parte delle altre due colleghe. Agli atti delle indagini ci sarebbero anche filmati registrati con il telefonino. Per la difesa si vedrebbero solo dei soffitti. L’udienza e’ stata aggiornata al prossimo 16 aprile.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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