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Virgilio, Province: 'Democrazia nei territori garantita dai sindaci'

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Il consigliere provinciale Pd Andrea Virgilio risponde a Franco Bordo, il deputato di Sel che aveva stigmatizzato l’arroganza di Renzi nel commentare l’approvazione della legge sul riordino delle province (leggi l’articolo) e lo svuotamento del ruolo dei Consigli provinciali.  “Innanzitutto – scrive Virgilio – ti ringrazio per la solidarietà espressa ai consiglieri provinciali; premetto che anch’io ho trovato fuori luogo le parole del Capo del Governo, non tanto perché sono poco in sintonia con la sua biografia politica (come ricordavi, la veloce carriera di Matteo Renzi parte proprio dalla giunta provinciale di Firenze!), ma perché avverto il pericolo di ridurre un processo necessario di riforme a semplice passe-partout per spegnere, o quantomeno sedare, i populismi di ogni sorta. Questo sarebbe l’errore più grande: il nostro Paese ha bisogno di riforme incisive, anche mettendo in discussione l’attuale assetto delle istituzioni locali, ma questo percorso perderà la sua efficacia se si limiterà a rispondere alla pancia dell’elettorato, senza consolidare una nuova concezione della democrazia locale.

Il tema, infatti, è quello di promuovere un’architettura istituzionale variabile, per garantire al meglio il dialogo con i cittadini. Oggi noi stiamo riformando con fatica l’area vasta: si pensi che in Germania vi sono ben sei diverse forme di città metropolitane, ed una di queste  prevede, nel processo decisionale, anche la presenza di alcune categorie economiche; ci sono, pertanto, forme variabili a seconda dei territori, dei loro tessuti economici e sociali. Occorre andare in questa direzione per permettere ad ogni territorio, ad ogni città, di scegliere le proprie forme di organizzazione e di governance,  dentro a funzioni definite per evitare l’altro grande problema dell’attuale assetto istituzionale, in cui troppi soggetti si occupano delle medesime cose.

In questi mesi alcune forze politiche, a partire dalla sinistra radicale, hanno accusato più volte la riforma Delrio di incidere negativamente sulla qualità della democrazia. Le tue parole sono una chiara sintesi di queste posizioni. Permettimi di non essere d’accordo: questa riforma non è importante perché cancella qualche costo della politica, ma perché si pone l’obiettivo di generare un metodo nuovo di democrazia territoriale, un metodo che pone al centro i sindaci, che li vincola a fare massa critica e ad occuparsi non solo del loro piccolo comune, ma di un’area vasta. E’ la democrazia della consapevolezza, delle reti e della complessità e non la sua semplice narrazione.

E’ la democrazia dell’acqua pubblica, che ha visto sindaci di destra e di sinistra costruire, nella nostra provincia, un percorso virtuoso per valorizzare e razionalizzare le aziende pubbliche del territorio; è la democrazia che consente la progettazione di un’area industriale sovracomunale per evitare che ogni singolo comune gestisca il suo piccolo pezzo di area produttiva con conseguente consumo di suolo. Gli esempi sono tanti e in un contesto locale sono molteplici le esperienze di situazioni di sistema fra istituzioni e fra soggetti pubblici e privati:  le troviamo nella matrice istituzionale – come ad esempio le gestioni associate – nei processi di sussidiarietà orizzontale – come i piani di zona – e nei percorsi di ridefinizione del territorio, senza dimenticare le iniziative tese a valorizzare il patrimonio culturale e le risorse del turismo.

Ti chiedo se oggi questa rete funziona, o se invece, anche dentro a una Provincia come la nostra, il coordinamento di un ente sovraordinato sia stato fragile di fronte al potere degli egoismi micro territoriali. La riforma parte da questa criticità, forse anche in modo spietato, va direttamente al nocciolo della questione partendo dai Sindaci  e rinunciando al filtro, spesso ipocrita, di una rappresentanza di consiglieri che ormai fatica ad assumere funzioni di mediazione. Andare direttamente al nocciolo significa caricare i sindaci di un ruolo nuovo e molto più importante che non si limita  alla rappresentanza istituzionale e amministrativa delle loro comunità, ma li trasforma in snodi di legittimazione democratica degli enti di secondo livello.

Per queste ragioni – conclude Virgilio – concordo con te su uno stile non certo rispettoso  da parte del nostro Presidente del Consiglio, ma concordo sull’esigenza sollevata dal PD, dal Governo e dalla sua leadership di cambiare e modernizzare questo paese senza il rifugio rassicurante della conservazione, dell’immobilismo e di una demagogia che  non genera innovazione”.

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