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'Il rapporto sadomaso? Bugie': parla il marocchino legato dalla moglie

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Nella foto, il marocchino (di spalle) con il suo legale Gianluca Pasquali

“Mia moglie ha mentito con quella storia sadomaso, io non l’ho mai picchiata e lei è sempre stata libera di uscire e di andare in Marocco”. A raccontare la sua versione dei fatti è Moustapha, 35 anni, il marocchino residente a San Bassano che lo scorso 31 marzo era stato legato e imbavagliato dalla moglie che voleva fuggire in Marocco insieme alla loro bambina di due anni. La 24enne marocchina, che era stata arrestata per sequestro di persona e per tentata sottrazione di minore, aveva raccontato di aver proposto al marito con l’inganno un rapporto ‘bondage’, tecnica sadomaso, legandolo ai polsi e alla caviglie con della stoffa e tappandogli la bocca con dello scotch. “L’unica soluzione”, l’aveva definita lei, per fuggire di casa insieme alla figlia (attualmente la bambina si trova a Brescia a casa della nonna paterna). Giudicata per direttissima, la 24enne aveva patteggiato sei mesi ed è tornata libera. Nei confronti del marito, che lavora come operaio in una cooperativa di facchinaggio, il giudice Pierpaolo Beluzzi aveva trasmesso gli atti al pm per avviare un’indagine in merito agli episodi di percosse che la donna a processo ha detto di aver subito per anni. “Mia moglie ha raccontato una falsità”, si è invece difeso il marito, che ha chiesto l’assistenza legale dell’avvocato Gianluca Pasquali. “Mi ha legato a letto mentre dormivo”, è la versione del marito, “bloccandomi i polsi e le caviglie e tappandomi la bocca con del nastro isolante”. “Ha mentito”, si è sfogato il 35enne, “con quella favola sessuale”. Moustapha, che vive in Italia da quando aveva 16 anni e che con la 24enne connazionale è sposato da otto, ha inoltre sottolineato il fatto di non aver mai picchiato la moglie e che la donna è sempre stata libera di uscire di casa e anche di andare in Marocco quando voleva. “Quando era appena arrivata dal Marocco”, ha raccontato l’uomo, “l’ho portata io a scuola per imparare la lingua affinchè fosse ben integrata”. “Se è vero che la picchiavo”, si è chiesto Moustapha, “perché non si è mai fatta una foto con il cellulare per mostrare i lividi, perché non ha mai approfittato di quando ero al lavoro per rivolgersi agli assistenti sociali e perché non ha mai fatto denuncia ?”. “Io ho sempre lavorato”, si è difeso ancora il marocchino, “ho più amici italiani che marocchini, contro mia moglie non ho mai alzato un dito e assolutamente non mi rispecchio nella persona che mia moglie ha descritto il tribunale”. Nel frattempo il legale di Moustapha, l’avvocato Pasquali, ha avviato le verifiche in procura per sapere se il suo assistito risulti o meno persona indagata.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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