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Immigrati, Lega: "Perri e Galimberti stessa ricetta". Caritas: "Con i 30 euro al giorno non solo vitto e alloggio"

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Torna alla ribalta la questione dell’invasione degli immigrati, che nei giorni scorsi ha visto la Lega portare avanti un duro attacco alla Caritas Cremonese, ma anche ai candidati Perri e Galimberti che, secondo Zagni, “adotano lo stesso sistema per risolvere la situazione, ossia accoglienza a tutti”. La giunta in carica sostiene, secondo Zagni, “che il comune è obbligato dal Ministero a dare ospitalità ai clandestini. Non è vero: in Prefettura mi è stato spiegato che i comuni possono rifiutarsi di accogliere i clandestini sul proprio territorio. Su 9mila comuni italiani solo 450 hanno dato disponibilità al Ministero per accogliere clandestini, ovvero il 5% del totale. Perri continua ad andare a prelevare gli extracomunitari a Malpensa con i bus di Km, d’altronde lui ha firmato un progetto con la Caritas per spalancare le porte ai clandestini”. Attacco anche al candidato dell’opposizione: “Secondo Galimberti, per gestire i clandestini ‘è necessario prevedere una accoglienza diffusa, coinvolgendo oratori e associazioni’, accogliendo in città sempre più extracomunitari e dislocandoli ovunque, perché per lui probabilmente quelli già presenti alla Casa dell’Accoglienza sono ancora pochi. Perri e la sinistra hanno la stessa ricetta sugli immigrati: accoglienza a braccia aperte”.

Intanto nelle scorse ore è arrivata anche una risposta di don Antonio Pezzetti alle polemiche che nei giorni scorsi la Lega ha mosso proprio contro la Caritas Cremonese. “Il tema immigrazione è tornato prepotentemente alla ribalta in queste ultime settimane, complice anche l’arrivo della bella stagione che ha aumentato l’arrivo dei profughi – ha scritto il presidente della Caritas sul sito della Diocesi di Cremona -. E se è vero che l’Italia sta vivendo una pesante crisi, agli occhi dei migranti in fuga da violenza e fame, essa resta una meta desiderabile.
Rimane allora attuale la domanda fatta dai vescovi lombardi tre anni fa nella loro lettera alle Chiese della nostra regione: ‘Che fare dunque, come comunità cristiana e come comportarci da cittadini lombardi credenti di fronte alla presente ondata migratoria?’.

Partendo dell’evangelico ‘Ero straniero e mi avete accolto’ e tenendo presente la Costituzione italiana che all’articolo 10 garantisce al forestiero il diritto di asilo e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo in particolare agli articoli 13 e 14 che difendono la dignità del migrante, occorre essere aperti all’accoglienza nonostante il peso che essa comporta. Scrivevano sempre i nostri Vescovi: ‘L’arrivo dei migranti e dei profughi  costituisce anche una sfida e un impegno morale per le comunità cristiane, già in vario modo impegnate ad aiutare i loro poveri.  Parrocchie, enti, istituzioni religiose sono chiamati a continuare il loro servizio per un’autentica integrazione delle persone. Impostare relazioni paritarie significa riconoscere che tutti abbiamo una ricchezza da dare e da ricevere’.

Mi sembra allora importante continuare sullo stile di accoglienza messo in atto dalla nostra Caritas già tre anni fa che vede, dopo una prima fase di ospitalità presso la nostra Casa dell’Accoglienza, lo sforzo di coinvolgere  altre realtà per condividere con esse il cammino di integrazione. Allora furono una decina i soggetti che si misero a disposizione, oggi speriamo di poter aumentare questa rete sul territorio.
Certamente il problema è complesso e merita da parte delle Istituzioni  le risposte più adatte, ma come cristiani non possiamo non prenderci le nostre responsabilità nonostante la grave congiuntura economica.

Per la Bibbia i tempi di crisi sono ‘giorni cattivi’, in cui cresce egoismo e malvagità. Occorre allora mettere in campo la solidarietà e la bontà contro la cattiveria, la giustizia contro l’ingiustizia, l’umanità contro la disumanità. I ‘giorni cattivi’ devono diventare occasione per le persone di buona volontà di mostrare la differenza cristiana. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium spiega: ‘Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli'”.

“Da più di tre anni la Casa dell’Accoglienza di Cremona ha aperto le proprie porte ai profughi, accogliendo centinaia di persone – fanno sapere dalla Diocesi -. Già dall’aprile del 2011 quando alcuni pullmini, scortati dalla polizia, portarono a Cremona 30 tunisini. Erano i primi profughi approdati nel nostro Paese in seguito alle primavere arabe. Grazie alla disponibilità offerta da don Antonio Pezzetti non fu necessario la precettazione di altre strutture. Questo fu solo l’inizio di una storia che è proseguita per 5 mesi con successivi arrivi e partenze, anche a motivo del riordino delle presenze sul territorio lombardo (come avvenuto nel luglio 2012).

Oggi una nuova emergenza e altri arrivi: 40 persone del nord Africa il 20 marzo; 24 il 10 aprile; infine i 18 siriani. Come già avvenuto nel 2011, la maggior parte è stata ospitata alla Casa dell’Accoglienza di Cremona, altri in strutture fuori città anche grazie alla sinergia con associazioni, parrocchie e non solo. Accoglienza che ha suscitato non poche proteste, con tanto di sit–in di un gruppo politico. Polemiche verso l’Amministrazione comunale e la Caritas, individuati come responsabili dei continui arrivi, così come di sottrarre risorse ai cremonesi.
Nonostante la situazione tesa, in via Trento e Trieste si continua a lavorare alacremente, nella consapevolezza che il servizio offerto riveste un ruolo importante per il territorio (che dovrebbe comunque fare i conti con queste presenze) e che dietro questi arrivi ci sono profondi drammi esistenziali”.

Le polemiche degli ultimi giorni riguardano anche il rimborso che la Casa dell’Accoglienza (così come tutte le strutture individuate in Italia per l’ospitalità) ottiene per ogni ospite: 30 euro al giorno. “Fondi che sono assegnati (ma non certo subito percepiti) sulla reale presenza dei profughi secondo quanto quotidianamente segnalato alla Questura – ha evidenziato ancora la Diocesi -. Trenta euro che devono servire non solo per vitto e alloggio. Spesso queste persone non hanno nulla: c’è dunque da provvedere al cambio degli indumenti, all’igiene personale, ai farmaci. Tutti gli ospiti poi, sono seguiti nelle procedure burocratiche gestite dalla Questura e accompagnati all’Asl e in Ospedale per gli screening sanitari. L’accordo con la Prefettura, che coordina il tutto, contempla anche una fase di integrazione, iniziando dallo studio dell’italiano. Aspetti cui la Caritas riesce a far fronte grazie alla generosità di tanti”.

Ma cosa fanno i profughi? Altra questione che ha sollevato non poche polemiche. La Diocesi evidenzia che “occorrerebbe sapere che, non essendo in possesso di documenti, non possono certo ottenere un impiego regolare. Unica possibilità fare volontariato: e in città più volte si sono visti pulire le strade dalle foglie.
Solo una volta ottenuto il riconoscimento di un certo stato di protezione umanitaria, con l’ottenimento di un permesso di soggiorno temporaneo, per i profughi è possibile lasciare le strutture d’accoglienza e cercare un lavoro e iniziare una nuova vita. In caso di diniego da parte della Commissione territoriale, invece, c’è possibilità di presentare un primo e un secondo ricorso: anche in questo caso la Caritas è in prima linea nell’aiutare i profughi a districarsi nella complicata burocrazia italiana”.

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