Un commento

Stalker recidivo Difesa: 'reato generico' Vittima: 'dove vado lui c'è'

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Era finito in carcere per la seconda volta l’8 marzo dell’anno scorso, proprio nel giorno della festa della donna. Ora Nicola Rebessi, 52 anni, di Casalbuttano, il primo stalker arrestato a Cremona da quando è in vigore la legge, è nuovamente a processo. Per la terza volta. In aula il suo legale, l’avvocato Simona Bracchi, ha sollevato un’eccezione di illegittimità costituzionale dell’articolo 612 bis (il reato di stalking) per la sua “genericità” ed “indeterminatezza”. Per l’avvocato Bracchi, l’elemento costitutivo contenuto nel reato di stalking, e cioè il grave stato d’ansia patito dalle vittime, si basa su un concetto soggettivo legato alla persona offesa, che genera quindi ambiguità. “La legge sullo stalking”, ha detto la Bracchi, “è nata sull’onda della violenza alle donne, ma di fatto non esiste una tipica condotta con contorni definiti idonea a provocare un grave stato d’ansia o paura”. “Una persona”, ha ribadito il legale, “potrebbe infatti essere più ansiosa di un’altra”.

In contrasto con l’avvocato Bracchi, il pm onorario Silvia Manfredi, che ha sottolineato che il reato di stalking presuppone un “grave stato d’ansia, quindi non è generico”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il legale di parte civile, l’avvocato Isabella Cantalupo, che assiste l’ex compagna di Rebessi. “Il problema è già stato posto e già risolto da una pronuncia della Corte di Cassazione che ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione”. “Non si parla di condotte evanescenti”, ha ricordato l’avvocato Cantalupo, “ma di condotte già prefigurate dall’ordinamento”.

Il giudice Francesco Sora deciderà nel corso della prossima udienza, fissata per il 21 maggio. Un rinvio breve proprio per cercare di sveltire il più possibile l’iter processuale, così come chiesto ancora una volta anche dalla stessa vittima. “Questo è il terzo processo”, ha fatto notare al giudice. “Dopo anni sono ancora qui in tribunale”.

Un incubo, quello dell’ex compagna di Rebessi, una commerciante di Cremona, che dura ormai da quasi cinque anni, dal Natale del 2009, quando lei aveva troncato la relazione.  “Ancora oggi”, ha detto la donna al termine dell’udienza, “dove vado, lui c’è. Lo trovo regolarmente davanti al mio negozio. La sera, quando vado a ballare, vado accompagnata, e poi vengono a prendermi. Sono anche seguita dal centro psicosociale in seguito a tutto quello che mi è successo. Ora voglio che finisca, siamo già al terzo processo”.

L’11 febbraio del 2001, in primo grado, Rebessi, che attualmente è sottoposto alla misura dell’obbligo di firma, era stato condannato ad un anno e otto mesi di reclusione. Nel corso di questo procedimento era stato sottoposto alla misura del divieto di  avvicinamento alla persona offesa e in seguito, non avendo ottemperato a tale divieto, la misura era stata aggravata con l’applicazione degli arresti domiciliari. Gli atti persecutori erano andati avanti anche dal febbraio all’agosto del 2011, fino ad arrivare al patteggiamento, nel  luglio del 2012,  ad 8 mesi in continuazione con la precedente condanna.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Italiana

    Cosa aspettiamo a fare realmente qualcosa? Magari che la prossima volta la uccida? O crediamo che queste cose qui da noi non possano succedere?