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"Gender: attenzione alle leggi europee" Successo per il convegno in Seminario

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L’omosessualità non è una malattia e fare discriminazione è sbagliato: questo quanto emerso dal convegno sul Gender, svoltosi in una sala gremita (si parla di circa 300 persone) del Seminario nella mattina di domenica, con la moderazione del dottor Paolo Emiliani, presidente del Forum provinciale delle Associazioni familiari e del Movimento per la Vita di Cremona. Dopo il saluto del Vescovo Dante Lafranconi, è stata la volta del professor Tommaso Scandroglio, docente di etica e bioetica e filosofia del diritto all’Università Europea di Roma, che ha puntato l’attenzione sulla “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)” e sul tentativo di farla entrare nelle scuole.

Della scuola ha parlato anche il professor Matteo D’Amico, docente di Filosofia Aespi (Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante) che ha inoltre ricordato come “l’omofobia è comunque punita dal codice penale, in Italia:dunque sotto questo aspetto il nostro sistema giuridico non ha lacune, e quindi non è necessario alcun Decreto Scalfarotto. Da un’indagine, inoltre, risulta che l’Italia è uno dei Paesi con maggiore apertura sul tema dell’omosessualità”.

Interessante l’intervento della dottoressa Chiara Atzori, medico in malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che ha ribadito come l’omosessualità “non sia una malattia. Viene considerata come disturbo soltanto quando dal soggetto viene percepita in maniera indesiderata e quindi provoca disagio. Insomma, non è qualcosa da curare”. La dottoressa ha inoltre messo in guardia sulla teoria del ‘Gay affermative terapy’, “secondo cui è la società ad essere malata in quanto non riconosce la  normalità dell’omosessualità. In realtà il problema sta in altri termini: spesso l’omosessualità è la conseguenza di una mancata affermazione della propria identità, che porta a cercare qualcosa di simile a sè stessi”.

Infine il professor Luca Galantini, docente di Storia del diritto moderno all’Università Europea di Roma, ha posto l’attenzione su “Le istituzioni internazionali ridefiniscono la differenza sessuale, la famiglia e i diritti dell’uomo”. Secondo Galantini le imposizioni che vorrebbe portare avanti l’Europa in termini di Gender “possono essere rispedite al mittente. Tanto più che si contravviene all’articolo 3 della Costituzione, ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’. Allora la diversificazione dell’orientamento sessuale è una faccenda privata e indidivuale, che non rientra certo tra gli interessi meritevoli di tutela: non si possono infatti prevedere per legge tutele ai cittadini per le proprie scelte private. I principi portati avanti dal Consiglio d’Europa attentano anche alla libertà di pensiero: andando in questa direzione, i credo religiosi vengono inseriti tra i soggetti che potrebbero potenzialmente portare avanti pensiero omofobo. Paradossalmente, chi cita le Sacre scitture o il catechismo per dire che l’omosessualità è una depravazione, potrebbe venire incriminato”.

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