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Rapinato della collanina Imputato inchiodato dal complice: 'c'era anche lui'

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“C’era anche lui, l’avevamo concordato insieme, ci siamo trovati a Bagnolo Mella”. Sono le parole di accusa pronunciate questa mattina davanti al presidente del collegio Pio Massa dal detenuto Giacomo Capra, bresciano, uno dei due autori della rapina messa a segno il 27 settembre del 2012 in riva al Po ai danni di Luciano, 63 anni, cremonese, picchiato e rapinato della collanina d’oro che portava al collo mentre era a passeggio nella zona del Pennello. Capra, che per quella rapina ha già patteggiato una pena di due anni e tre mesi di reclusione, ha inchiodato Andrea, bresciano di Bagnolo Mella, suo complice. In aula, nel corso della precedente udienza, l’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Polara, aveva sì ammesso di conoscere Capra, ma aveva negato di aver preso parte al colpo. Oggi Andrea, anche in seguito alle dichiarazioni del complice, è stato ritenuto colpevole e condannato ad una pena di due anni, nove mesi e 700 euro di multa. “Una versione dei fatti poco credibile, la sua”, per il pm Francesco Messina, che ne aveva chiesto la condanna. Fondamentali, per l’accusa, oltre alla testimonianza del detenuto, anche le analisi delle celle telefoniche che hanno collocato l’imputato sul luogo della rapina. “Sì, conosco Capra”, aveva detto l’imputato ai giudici, che aveva ammesso di essere stato al Pennello proprio il giorno della rapina. “In quel periodo non c’ero con la testa”, aveva raccontato. “La sera prima avevo assunto sostanze stupefacenti”. Quel pomeriggio di settembre Andrea stava andando al Pennello. “Lungo la strada ho incontrato Capra. Faceva l’autostop e mi ha chiesto un passaggio. Quando siamo arrivati, ognuno è andato per i fatti suoi. Ad un certo punto ho sentito delle grida. Poi sono stato raggiunto da Capra che mi ha chiesto di riportarlo a Brescia. Non gli ho chiesto niente, ho abbastanza paura di quella persona”. Da parte sua l’avvocato Polara ha puntato sulla non attendibilità delle dichiarazioni del detenuto e sul fatto che la vittima aveva riconosciuto solo Capra e non il suo cliente. Ma il collegio dei giudici non gli ha creduto. Entro 90 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza di condanna.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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