Commenta

Lavoro: a Cremona manca il settore trainante

lavoro-convegno-evid

Mercato del lavoro: pregi, difetti e prospettive future. Di questo s’è parlato mercoledi 11 giugno  al Palazzo della Regione di via Dante all’incontro “Le trasformazioni del lavoro”. A relazionare sul tema, due esperti del settore, entrambi docenti della Bicocca di Milano: Serafino Negrelli e Mario Mezzanzanica.

IL QUADRO GENERALE – Ampio spazio iniziale dedicato alla situazione italiana. Una situazione, come raccontato dai dati, non certo rosea. “I numeri sono importanti – specifica Negrelli – ma non è solo un problema di quantità”. L’effetto della crisi è stato infatti amplificato dalla bassa qualità del lavoro italiano. “Il mercato del lavoro – aggiunge Mezzanzanica – ha iniziato a mutare negli anni’80, ma in pochi se ne sono accorti, e intanto questi cambiamenti stavano incidendo sulla vita quotidiana”.
Mentre in Italia si lavora – mediamente – quasi 400 ore in più che nel resto d’Europa, la ripresa lavorativa rimane al palo. Addirittura, completa Mezzanzanica, in questo periodo “potrebbe esserci crescita economica senza occupazione”.
Tre i fenomeni che, secondo Negrelli, caratterizzano i mercati del lavoro oggi: la globalizzazione; l’innovazione (non solo) tecnologica; lo sviluppo del capitale umano. Non di meno, questi fattori parrebbero frenare il Belpaese, che sconta il peso delle mancanze politiche e dell’idea del lavoro stesso: “noi – argomenta Mazzanzanica – abbiamo una concezione del lavoro che arriva da una storia ed una struttura del mercato del lavoro dove i padri lasciavano il posto ai figli, se non nella stessa impresa, nello stesso settore”. Una visione insostenibile, al giorno d’oggi.

IL CREMONESE – Il territorio della provincia di Cremona è complesso. Non ha, in sé, una specificità. Non esiste un settore lavorativo forte, prevalente. Manca, quindi, una politica che sappia valorizzare le aree del lavoro che caratterizzano il territorio. Nel contesto italiano, la biografia occupazionale del lavoratore sta diventando più corposa. Aumentano gli “eventi”: assunzioni, cessazioni, proroghe e trasformazioni. La mobilità diventa un tratto peculiare. Al contrario, nell’indagine condotta dal CRISP Bicocca, inerente il territorio cremonese, su 50mila soggetti il 77% rimane nella stessa condizione contrattuale. Solo il 23% passa ad una tipologia differente. Sintomo, questo, di un turnover bassissimo. Tutti sintomi che male si conciliano con la contingenza attuale. Cosa fare, dunque, per risollevarsi?

LE VIE D’USCITA – Anzitutto, sottolinea Negrelli, avere la consapevolezza che se tra cinque anni la fotografia del mercato del lavoro coinciderà con quella attuale, sarà drammatico. In secondo luogo, rilanciare l’apprendistato. Punto terzo, prendere coscienza del fatto che il dramma non è la disoccupazione in sé, ma quella di lunga durata.
“Uno dei temi più importanti – spiega ancora Mezzanzanica – è quello di ricreare ciò che era un’eccellenza, gli istituti tecnici e commerciali. Le imprese hanno ancora bisogno di persone qualificate che nascono da questi istituti”.
La vera sfida – in conclusione – dovrà ripartire dal locale, dove i mezzi e gli strumenti non mancano – assicura Negrelli. Uno di questi è sicuramente il sistema del lavoro di rete, dove le piccole imprese possono intraprendere misure votate all’innovazione, entrando nella competizione non solo del mercato interno ma anche estero.
Ma, prima di fare ciò, è necessario ed imprescindibile prendere coscienza delle principali mutazioni del mercato del lavoro.

L’incontro è stato moderato dal giornalista Dario Maffezzoni, con la partecipazione di Enrica Gennari, dirigente dell’Ufficio Regionale della Provincia di Cremona, e dell’assessore provinciale al Lavoro e Istruzione, Paola Orini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti