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'Cremona nel mirino della 'ndrangheta Il territorio rischia, no sottovalutazioni' Caso in Commissione nazionale antimafia

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I problemi e i rischi legati alla ‘ndrangheta, alla sua tendenza all’espansione e ai suoi interessi per il territorio cremonese sono stati affrontati nella Commissione nazionale antimafia. La forza pervasiva dei clan calabresi e la necessità, a tutti i livelli, di non sottovalutare il fenomeno sono state messe in luce nel corso di un’audizione del direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Nando Dalla Chiesa. Dalla Chiesa, sociologo, esperto di criminalità organizzata, figlio del generale Carlo Alberto, ha parlato in una riunione dell’organo parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie qualche settimana fa. Ha preso la parola nella mattinata di martedì 6 maggio e, come testimonia un resoconto stenografico della seduta della commissione, ha spiegato i risultati del lavoro svolto con i ricercatori dell’osservatorio che dirige, lavoro effettuato nell’ambito di un incarico della commissione stessa, finalizzato a un’analisi sulle dinamiche della criminalità organizzata nel contesto sociale ed economico del nord Italia. Come accennato, si è parlato anche di Cremona.

I risultati, ha spiegato Dalla Chiesa, si basano su una “ricognizione della presenza delle organizzazioni mafiose e delle dinamiche in atto” e arrivano da una ricerca realizzata soprattutto sugli anni 2009-2013, con informazioni giudiziarie legate a dati di altra natura (ad esempio numerici o testimoniali) e alla storia delle organizzazioni mafiose dei decenni precedenti. “La dimensione storica – ha sottolineato Dalla Chiesa – ci è sembrata importante per cogliere le dinamiche e fare alcune, moderate previsioni”.

L’esperto, durante l’audizione, ha parlato, tra le altre cose, di “dinamiche interessanti presenti in province che partono da un indice di presenza mafiosa basso ma si annunciano terreno di un’offensiva significativa da parte di alcuni clan”. Questo il primo passaggio di Dalla Chiesa sul nostro territorio in commissione: “Lodi, Cremona e Mantova, che tradizionalmente hanno avuto una presenza mafiosa minore, rimangono collocate in un indice 4 (il massimo è 1 secondo l’osservatorio diretto da Dalla Chiesa e il minimo è 5, ndr), ma in quelle province sta avvenendo qualcosa che può modificarne la collocazione”. In questo senso “la fascia della Lombardia meridionale, che tradizionalmente (a parte la provincia di Pavia, che è un caso sé) ha presentato una bassa presenza di mafia, sembra però interessata per la contiguità e la forza attrattiva dell’hinterland milanese nel caso di Lodi o, come nel caso di Mantova e di Cremona, per la tendenza dei clan più forti in Emilia a proiettarsi sulla Lombardia meridionale”. Tendenza sempre più spesso sottolineata da investigatori ed esperti, come scritto da Cremona Oggi in precedenti articoli (vedi i link in basso).

E’ nei vicini territori emiliani (soprattutto della provincia di Reggio Emilia) che nel recente passato sono state più volte indicate le “nuove radici” (trapiantate dalla Calabria) dei gruppi ‘ndranghetisti cutresi interessati alla provincia cremonese. Questo passaggio risulta quindi significativo: “Abbiamo assegnato un punteggio 2 a Reggio Emilia, Modena e Bologna, perché ci sembra che quest’area, nonostante sia stata a lungo sottovalutata per la presenza mafiosa, in realtà presenti una situazione che deve essere compresa nella sua pericolosità. D’altra parte, questa presenza fa giustizia del pregiudizio secondo cui la ’ndrangheta si sviluppa in contesti particolarmente degradati, mentre abbiamo notato come sappia svilupparsi anche in contesti in cui c’è un alto livello dei servizi sociali e una particolare attenzione ai diritti sociali”.

Tra i pericoli evidenziati da Dalla Chiesa c’è quello della sottovalutazione: “L’incapacità di riconoscere la presenza mafiosa è un tema fondamentale. Parliamo infatti di un effetto rimozione o sottovalutazione che abbiamo riscontrato in molti rapporti ufficiali, che riguardano alcune delle aree prese in considerazione. Se dovessimo dire dove c’è una sottovalutazione minore, potremmo dire in Liguria, nel Piemonte meridionale, nella Lombardia orientale e in Emilia. Si assiste a un’avanzata delle organizzazioni mafiose e a un’incapacità di riconoscere il loro grado di presenza e di pericolosità anche a livello ufficiale”.

I rischi per il territorio cremonese sono legati agli esponenti cutresi della ‘ndrangheta che si nascondono tra i calabresi onesti: “Ci è sembrato di dover segnalare la crescita dei cutresi nella provincia di Mantova e nella provincia di Cremona, perché la loro presenza in Emilia è particolarmente vivace ed estesa”. Dalla Chiesa ha ricordato che investigatori antimafia sono arrivati a parlare di una specie di delocalizzazione in atto (da sud a nord) per la ‘ndrangheta cutrese: “Termine che non abbiamo fatto nostro, ma che comunque indica la presa d’atto della costituzione di un’area di egemonia cutrese particolare nel centro-nord, tra Emilia e province meridionali della Lombardia”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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  • pinco pallino

    WW la DIA