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Processo a Tolomini: contro di lui anche la banca 'Nessun broker, solo un cliente'

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Non solo familiari e amici, ma anche la IWBank, banca online del Gruppo Ubi Banca, ha chiesto di potersi costituire parte civile nel processo contro Stefano Tolomini, 49 anni, di Grontardo, esponente politico cremonese che due anni fa, autodenunciandosi, aveva dato le dimissioni da capogruppo del Pd e da consigliere con delega a Sport e Tempo Libero. Davanti al giudice Maria Stella Leone deve rispondere di un ‘buco’ che supera il milione di euro. I soldi da investire, Tolomini li aveva chiesti a familiari e ad amici ai quali chiedeva di fidarsi perché ci sarebbero stati risultati positivi.

“Tolomini è stato un cliente della banca, e non un broker finanziario per conto della banca”, ha precisato oggi l’avvocato Francesco D’Amuri, arrivato in tribunale in sostituzione del collega Roberto Sutich, del foro di Reggio Emilia, che cura gli interessi della banca. Contro Tolomini, il 27 settembre del 2013 la IWBank ha depositato una denuncia in procura che riguarda le posizioni di alcuni clienti “che hanno fatto dei reclami e che in questo processo sono parti offese”. Una denuncia, quella della banca, che è già stata inserita nel fascicolo del giudice. Per l’avvocato D’Amuri, “siamo davanti ad un danno notevole per la banca anche a livello di immagine, visto che sì le appropriazioni le hanno avute i clienti, ma Tolomini ha speso il nome della banca”.

Insieme a IWBank, hanno chiesto di costituirsi parte civile altre otto persone che hanno affidato all’imputato i loro soldi da investire. Sei di loro sono rappresentate dall’avvocato Paolo Zilioli, le altre due dall’avvocato Ugo Carminati. Altri due clienti si sono invece rivolti all’avvocato Isabella Cantalupo, ma solo come persone offese. Sono però in corso trattative per il risarcimento dei danni, come ha fatto verbalizzare oggi in aula il giudice Leone su richiesta della difesa di Tolomini che intende arrivare ad una definizione del giudizio con un rito alternativo. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 14 novembre anche perché si attende di saperne di più sul fronte delle indagini, ancora aperte sulle perdite da investimenti da parte dell’imputato.

“Nella sua autodenuncia”, ha ricordato l’avvocato di parte civile Zilioli, “Tolomini sostiene di aver acceso un conto corrente presso Fineco a nome di due clienti e di aver compiuto operazioni finanziarie ad alto rischio, subendo ingenti perdite”. “Ma dall’analisi del conto Fineco intestato a queste due persone”, ha spiegato Zilioli, “risultano investimenti non speculativi e comunque perdite complessive di 3.800 euro in anni di operazioni”. Tolomini ha però sostenuto di aver subito altre perdite su altri conti correnti. “Dalle analisi finora effettuate i riscontri sono stati negativi”, ha ricordato il legale di parte civile. Ora si attendono i risultati delle verifiche sugli altri conti correnti.

A Tolomini, dal 2004 fino al 2012, anno dell’autodenuncia, si contesta l’appropriazione indebita con le aggravanti di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera e di aver cagionato ai clienti un danno patrimoniale di rilevante gravità: 256 mila euro ad una coppia, 238 mila euro ad un’altra, 158 mila euro ad un’altra ancora e poi 129 mila, 57 mila, 30 mila, 21.800, 13 mila e 7 mila euro. L’imputato deve anche rispondere di falsità in scrittura privata: per l’accusa, per rassicurare i suoi clienti sul buon andamento degli investimenti ha confezionato una falsa documentazione bancaria che all’occorrenza mostrava.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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