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Mafia e 'ndrangheta, provincia spaccata Maxisequestro contro il boss di Rivolta

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Una provincia spaccata in due: nell’area nord, quella cremasca, l’ombra degli interessi della mafia siciliana. Nel resto del territorio l’ombra della ‘ndrangheta calabrese. Quanto emerso dalle più recenti inchieste e quanto sta emergendo dalle ultimissime operazioni delle forze dell’ordine sta confermando i sospetti (già avvalorati da alcuni riscontri giudiziari passati) di investigatori ed esperti: il territorio provinciale di Cremona si trova tra due poli che pare abbiano influenze capaci di delineare due zone distinte dalle nostre parti per quanto riguarda la criminalità organizzata. Da un lato c’è Crema e la zona del Cremasco, nel raggio d’azione di una malavita di matrice siciliana, talvolta con radici solide nel Milanese. Dall’altro c’è il Cremonese e il Casalasco, nel raggio degli interessi di calabresi trapiantati nella vicina Emilia Romagna.

Più volte è stato scritto dei diversi contenuti delle relazioni della Direzione nazionale antimafia e (solo poche settimane fa) del rapporto dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano (dossier, quest’ultimo, realizzato su input della Commissione nazionale antimafia) relativi al pericolo ‘ndrangheta.

Per quanto riguarda la mafia siciliana c’è invece da fare i conti con tre operazioni che hanno investito l’area cremasca nel corso dell’ultimo anno. Lo scorso settembre l’arresto, a Rivolta d’Adda, dove viveva, di Salvatore Navanteri, ritenuto dagli investigatori della Dda di Catania un personaggio di punta di un clan vicino a Cosa nostra catanese, operante nei territori di Vizzini (Catania) e Francofonte (Siracusa). L’uomo si sarebbe rifugiato dalle nostre parti assieme alla moglie per evitare azioni violente dei rivali. Proprio nei confronti del 59enne Navanteri – si apprende in queste ore anche se il provvedimento risale alla fine di marzo – la Direzione investigativa antimafia etnea ha eseguito un ordine di sequestro per beni del valore di oltre 500mila euro: le indagini parlano di sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto. Da qui i sigilli a beni immobili ubicati a Francofonte, Vizzini e Sondrio.

A gennaio di quest’anno l’operazione “Fenice” della Dda di Caltanissetta con il fermo – eseguito dalla prima sezione della squadra mobile di Cremona e dal personale del commissariato cremasco – di “Turi Paletta”, ossia Salvatore Blanco, 50enne originario di Niscemi ma residente a Crema. L’uomo, secondo gli investigatori che si sono occupati di lui, durante soggiorni in Sicilia si sarebbe più volte attivato per la riscossione del pizzo ai danni di commercianti, in terra nissena. Nella rete della Dda, con l’operazione “Fenice”, anche il presunto capo di Cosa nostra nella provincia nissena, Alessandro Barberi, gelese di 62 anni preso in Sicilia.

E’ invece di questa settimana il sequestro di beni eseguito dalla guardia di finanza – nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano – ai danni di Rocco Cristodaro, consulente contabile 47enne residente a Palazzo Pignano, a pochi chilometri da Crema, ma originario della Calabria. L’uomo, assieme al fratello Domenico (anche quest’ultimo consulente contabile ma operante nel Milanese), è ora impegnato a organizzare la difesa per respingere le accuse. Entrambi sono infatti indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso. Sono sospettati di essere i contabili della famiglia siciliana dei Mangano e nei loro confronti è stato eseguito un provvedimento di sequestro per beni del valore complessivo di circa 5 milioni di euro.

E’ un quadro che rafforza la tesi dei due territori, distinti per influenza, racchiusi nei confini provinciali cremonesi. Una divisione nella quale, talvolta, si inseriscono comunque episodi non riconducibili, almeno all’apparenza, a nessuna delle due forze in campo. Esempi sono l’arresto, nel giugno 2013, a opera della polizia, del latitante del clan campano degli Abete-Abbinante Umberto Raia, pluripregiudicato 40enne scovato in un appartamento di via Dante, a Cremona, e il fermo nel febbraio di quest’anno di un altro campano, Raffaele Biondino, 30enne ricercato dalla Dda di Napoli e bloccato dai carabinieri a Cremona, dove si trovava temporaneamente.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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