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Tribunale in affanno Serve volontà politica Marini chiede aiuto a Pizzetti

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Nella foto, da sinistra Luciano Pizzetti, il sindaco Gianluca Galimberti, la presidente Marini e Cosimo Ferri

Anche il cremonese Luciano Pizzetti, sottosegretario per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, ha preso a cuore il problema della carenza di personale amministrativo, e non solo, che rischia di mettere in ginocchio il tribunale di Cremona, soprattutto dopo l’accorpamento con l’ex tribunale di Crema. Il grido di allarme era stato lanciato nel mese di luglio dalla presidente Ines Marini che si sta muovendo senza sosta per cercare di risolvere la delicata situazione. Lunedì primo settembre, presso il palazzo di Giustizia di Cremona, ci sarà un incontro tra Pizzetti e Marini (parteciperà anche il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti) durante il quale la presidente illustrerà nel dettaglio il problema. Il 17 luglio scorso la presidente aveva già incontrato il primo cittadino, destinatario anche di una lettera firmata dalla stessa presidente che ha scritto anche a Cosimo Ferri, sottosegretario di Stato presso il Ministero della Giustizia. “Sono stato messo al corrente del problema”, ha detto Pizzetti. “Me ne ha parlato Gianluca Galimberti e ho accennato la questione anche a Cosimo Ferri. E con il ministro Orlando ho parlato anche dei costi che devono sopportare i Comuni proprietari dei palazzi di giustizia. Dopo l’incontro con la presidente Marini, avrò tutti gli elementi”. “In ambito nazionale”, ha commentato Pizzetti, “il tribunale di Cremona è considerato a buon livello e credo che si possa lavorare perché bisogna mantenere tale buon livello”.

Con l’accorpamento, che ha comportato un numero maggiore di cause, in tribunale si contano 28 giudici effettivi, di cui 18 togati e 10 onorari, mentre per quanto riguarda il personale, dei 54 previsti in organico ne sono effettivi solo 45, di cui 8 sono commessi e 4 autisti. In altre parole gli effettivi sono 33, ma il numero potrebbe addirittura ridursi a 21 a causa  di un interpello, e cioè la possibilità di far domanda di trasferimento, che ha messo in palio 12 nuovi posti a Lodi. 12 persone arrivate da Crema potrebbero dunque trasferirsi al tribunale di Lodi che, a differenza di Cremona, non ha avuto problemi di accorpamento. “La sensazione”, per la presidente Marini, “è quella di lavorare sulle sabbie mobili, si è perso il contatto con la realtà, la giustizia che funziona non la vuole nessuno, il problema e’ urgentissimo, ci vuole la volontà politica. Ci chiedono di avere una cultura aziendalista, ma in un’azienda quando esce una persona ne arriva subito un’altra”. Secondo Marini, la soluzione sarebbe proprio questa: “sospendere il trasferimento del personale fino a quando ciascuno non viene sostituito. Bisognerebbe stabilire a tavolino una percentuale della scopertura al di sotto della quale non si può andare, sia per i magistrati che per il personale”.

“Se si tratta di dire insieme che il Tribunale è in una situazione insostenibile e di urlare una richiesta di soluzione a Roma, ci siamo”. Questo quanto aveva dichiarato il sindaco Galimberti dopo l’incontro di luglio in tribunale. La situazione del palazzo di giustizia cremonese, dunque, sarà rappresentata anche a livello nazionale. Ora si attendono risultati e risposte concrete per fare in modo che l’eccellenza del tribunale di Cremona resti tale.

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