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Barista cremonese vittima di usura, indagini chiuse per due calabresi

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Nella foto, di Francesco Sessa, Frontese accompagnato in tribunale dali agenti della polizia penitenziaria e momenti della conferenza stampa dei finanzieri il 9 maggio 2012

Il giudice Salvini e l'avvocato Pisati

La procura di Cremona ha chiuso le indagini nei confronti di Francesco Frontese, 51 anni, pregiudicato di origini calabresi residente a Castelvetro Piacentino, e di Giuliano Floro Vito, 42 anni, cutrese residente in provincia di Reggio Emilia. Il primo era stato arrestato il 6 maggio del 2012 dai militari della guardia di finanza con l’accusa di usura nei confronti del titolare di un bar di Cremona, mentre il secondo era stato denunciato a piede libero per concorso in usura. Per l’accusa, Frontese, libero da tempo dopo il carcere e un breve periodo di arresti domiciliari, in poco più di un anno si era fatto restituire dal piccolo imprenditore in difficoltà economiche, solo come interessi, il doppio della somma prestata. Le indagini avevano consentito di accertare che nel gennaio del 2011 il proprietario del bar si era rivolto a Frontese per ottenere un prestito di 15.000 euro. L’accordo prevedeva il pagamento di interessi per 3.200 euro al mese con un tasso usuraio di circa il 260% su base annua. Non riuscendo ad onorare il debito, l’imprenditore si era visto costretto a richiedere nei mesi successivi un ulteriore prestito di 10.000 euro che questa volta gli era stato concesso ad un tasso di interesse pari al 162%. In poco più di un anno l’imprenditore era arrivato a pagare, solo per gli interessi, oltre 50.000 euro, scontando un tasso superiore al 210% su base annua. Da parte sua Frontese, sentito il 9 maggio di due anni fa dal gip Guido Salvini, aveva negato di aver mai ricevuto somme di denaro a titolo di interessi. L’indagato, difeso dall’avvocato Elena Pisati, aveva dichiarato di aver prestato alla presunta vittima la somma di 18.200 euro, 10.000 in assegni e 8.200 in contanti. Dopo un anno aveva preteso la restituzione del denaro da parte dell’imprenditore, che il 6 maggio, secondo la versione dell’arrestato, avrebbe onorato il proprio debito, consegnandogli tre cambiali da 5 mila euro e 3.200 euro in assegni, più 100 euro extra come ringraziamento. Frontese, che lavora nel settore edile, aveva detto di conoscere la presunta vittima da vent’anni, di aver frequentato con il figlio il suo locale, e di aver sempre mantenuto rapporti di amicizia e di mutuo aiuto. Il denaro consegnato all’imprenditore gli era stato a sua volta prestato da Giuliano Floro Vito, considerato un personaggio di spicco della ‘ndrine cutresi emiliane. Legato prima al clan Dragone e poi agli esponenti dei Grande Aracri, era già stato arrestato nel 2001 e assolto nell’ambito dell’operazione “Scacco Matto”, e poi nuovamente in manette per usura nell’aprile del 2010. L’indagine della guardia di finanza di Cremona era partita in seguito alla denuncia presentata dalla presunta vittima. Fondamentali, per la tesi accusatoria, anche le intercettazioni telefoniche. Ora, sia per Frontese che per Floro Vito la procura valuterà se chiedere il rinvio a giudizio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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