Un commento

Ex Cinema Italia, estro creativo ma autoreferenziale

Lettera scritta da Legambiente Cremona

Gentile Direttore,
terminato il cantiere dell’ex Cinema Italia c’è stata qualche timida  reazione sul risultato finale nella versione twitteriana del “mi piace” o “non mi piace”. Il circolo Legambiente di Cremona, senza alcuna pretesa di esprimere una critica architettonica ragionata, intende proporre un approccio complessivo sui modi e strumenti per gestire il rinnovamento edilizio urbano. Per la verità si riteneva che la cultura urbanistico-architettonica scaturita  da anni di dibattiti  sulla difesa dei centri storici potesse/dovesse impedire realizzazioni edilizie come quella di via Anguissola. Evidentemente ci sbagliavamo. Ovviamente non si esprimono giudizi in termini assoluti, cioè sulla realizzazione in sè, bensì sull’impatto che questa esercita nel contesto e nello specifico sito.

L’intervento si pone nel cuore della parte più antica della città dove si incrociavano cardo e decumano e dove sin quasi alla fine dell’800 la trama storica ha subito ben poche sostanziali modifiche. Tra queste, in ordine temporale, le  trasformazioni urbanistiche avvenute dopo l’unificazione d’Italia  conseguenti alle rettifiche stradali, preludio delle architetture attuali realizzate nei primi anni del ‘900. L’accesso a via Anguissola da Corso Campi, con i palazzi Cooperativa dei Sarti  (a sinistra) e Palazzo Immobiliare, esprimono con il  linguaggio dell’architettura eclettica il rinnovamento urbano dell’epoca. Le curvature degli edifici che fanno angolo con corso Campi sono un comune elemento formale che amalgama il contesto urbano. Bovindo, balconcini curvi, ampie aperture e lunette, mezzanino, seppure nella sovrabbondanza dell’uso lapideo, hanno contribuito, nella diversità stilistica, a dare dignità al centro storico. Ma queste disquisizioni estetiche le lasciamo volentieri a storici e architetti preferendo discutere del metodo.  Non si tratta di essere pro o contro ai nuovi inserimenti nel tessuto storico (con l’ovvia esclusione degli edifici di valore architettonico, storico e testimoniale che vanno salvaguardati) se apportano miglioramenti e sono frutto del “genius loci” che ha tratto dal passato una lezione per l’oggi.

Qui assistiamo invece, da un lato, alla evidente limitatezza di proposte architettoniche che si inseriscano nel tessuto urbano storico e, dall’altro, alla fragilità degli “organi competenti” nel valutare e ponderare il risultato finale di operazioni comunque complesse. Sconcerta poi che i Piani urbanistici e i Regolamenti edilizi locali consentano tale presunto estro creativo. L’”orecchio” (per capirci), il rivestimento bitume-graffito, le aperture a nastro, l’oblò, erano indispensabili? Si poteva arrivare a un miglior risultato? Chi avrebbe dovuto farsi carico degli interessi della comunità cremonese e della tutela del centro storico? Probabilmente sarebbe stato sufficiente  uno sforzo comune rispettoso della città (e dei cittadini) che affinasse il progetto architettonico presentato. L’autoreferenzialità creativa che ormai contraddistingue l’architettura contemporanea avrebbe dovuto misurarsi con le caratteristiche morfo-tipologiche del luogo ed agire di conseguenza. La Città è il nostro bene comune e ognuno di noi (committente, tecnico, amministratore, cittadino) dovrebbe fare uno sforzo per arricchire questo capitale e non banalizzarlo e  depauperarlo alla prima occasione.

Il Direttivo Circolo Vedoverde – Legambiente Cremona

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Commenti
  • joduro

    Concordo sul fatto che lopera è solamente e totalmente autoreferenziale…aggiungo che lo studio di architettura palú bianchi sembra sempre scopiazzare progetti stilisticamente nordici da qualche catalogo di architettura senza badare al contesto in cui il progetto scopiazzato va ad inserirsi….