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Immobiliarista minacciato e pestato per un debito Quattro a processo

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Il 12 novembre del 2010, Moreno, 57 anni, immobiliarista cremonese, era stato malmenato da due persone che si erano presentate nel suo ufficio di via Giordano con indosso un passamontagna. I due presunti autori del pestaggio, Domenico Ljucovic, 44 anni, kosovaro residente a Palazzolo sull’Oglio con alle spalle precedenti per reati contro la persona e il patrimonio, e il connazionale Azem Krasniqui, sono finiti a processo con le accuse di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone e lesioni aggravate. Per gli stessi reati devono rispondere anche Betri Hogaj, 33 anni, residente a Rudiano, considerato il palo, e Riccardo Gatti, il presunto mandante dell’incursione nell’ufficio del titolare dell’agenzia immobiliare. “Ero seduto alla scrivania”, ha raccontato oggi l’immobiliarista al giudice Pio Massa. “Sono venuti veloci verso di me e non ho potuto muovermi dalla sedia. Uno ce l’avevo naso contro naso, e mi ha detto: ‘Adesso hai capito che devi pagare?’. Sono stato preso a calci e pugni, mi sono volati via dei denti, uno mi picchiava e l’altro mi teneva fermo”. Secondo l’accusa, i due uomini si erano anche appropriati di due cellulari e di 130 euro che erano in una busta sulla scrivania. “Del furto me ne sono accorto successivamente”, ha ricordato Moreno. All’origine dell’aggressione ci sarebbe stato il contenzioso tra l’immobiliarista e Riccardo Gatti, al quale la vittima doveva 23.000 euro per lavori di costruzione effettuati nell’agenzia. “Loro mi avevano chiesto 38.000 euro”, ha spiegato l’imprenditore, “e comunque il contenzioso era vecchio di due anni , tanto che c’era una causa civile”. In aula, Moreno ha ricordato anche un episodio avvenuto due mesi prima del pestaggio. Uno dei due presunti aggressori, Domenico Ljucovic, l’imprenditore lo aveva già visto il 10 settembre del 2010. “L’ho riconosciuto perché era un dipendente di Gatti che tra l’altro quel giorno avevo visto di fronte all’ingresso di casa mia. Il suo dipendente era riuscito ad entrare nel cortile e mi aveva bussato al finestrino dell’auto, intimandomi di pagare Gatti perché altrimenti sarebbe tornato e mi avrebbe spaccato la faccia”. Per l’imprenditore, si trattava dello stesso uomo entrato due mesi dopo nel suo ufficio con il cappuccio in testa per malmenarlo. “Eravamo naso contro naso, è lui che mi ha picchiato, ed è la stessa persona che era entrata nel cortile di casa mia”. Così come all’epoca lo aveva riconosciuto nelle foto che gli erano state mostrate negli uffici della Questura, l’imprenditore lo ha riconosciuto in foto anche oggi in aula. Il processo riprenderà con la testimonianza dell’ispettore Luca Mori della Questura il prossimo 6 novembre.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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