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Pellegrinaggio dei migranti a Cremona, bagno di folla multietnico in Duomo

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Foto Sessa

Un bagno di folla in Duomo per il pellegrinaggio dei migranti lombardi, che si sono radunati a Cremona in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di monsignor Geremia Bonomelli, fondatore dell’Opera per gli emigranti in Europa. I pellegrini di tutta la Lombardia si sono radunati al parco del Vecchio Passeggio fin dalle 11 della mattina, in un clima di gioia e serenità. Chi ha fatto il pic nic, condividendo con gli altri il proprio cibo, chi ha allietato con i canti il momento del pranzo.  A partire dalle 13 si è svolto un momento di preghiera nimato con il canto dal coro “Saint Michel” della comunità africana cattolica cremonese e condotto dal vicario zonale di Cremona, don Gianpaolo Maccagni.

Dopo il pranzo i pellegrini si sono spostati, ordinatamente, verso la Cattedrale, per partecipare alla celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo Dante Lafranconi e preceduta dall’accorato saluto del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti. Suddivisi tra i quattro continenti – Europa, Asia, Africa e America, i pellegrini hanno partecipato con entusiasmo alla celebrazione, coordinati dai volontari Caritas. Una messa senza dubbio diversa da quella a cui la comunità cremonese è abituata ad assistere, animata dai vari gruppi etnici delle diocesi lombarde: peruviani, filippini, ghanesi,ucraini, ecc. Musiche allegre, chitarre, canti e addirittura danze hanno portato nuova linfa alle serie mura della Cattedrale cremonese.

Particolarmente pregnante la predica del vescovo, che ha rimarcato “l’universalità dell’umanità, di cui questa assemblea è rappresentanza”. “Il motivo per cui ci troviamo uniti nell’Eucarestia è perché Dio ha compiuto un gesto, mandare suo figlio tra noi, che non possiamo dimenticare, così come non possiamo dimenticare ogni gesto di premura, attenzione e cura nei nostri confronti” ha detto il vescovo, richiamando l’attenzione sull’importanza dell’unione tra popoli. “La venuta di Gesù ha trasformato un popolo unico in un popolo multietnico, chiedendo ai discepoli di portare la Parola di Dio in tutte le nazioni. Un popolo unico, costituito da tutti i popoli della terra, di cui Dio si prende cura. La cura che Dio ha nei confronti del suo popolo è la stessa che ognuno ha nei confronti dell’altro. Tutti siamo membra dello stesso corpo. Ecco perché mi sembra appropriato il tema di oggi, ‘Chiesa senza frontiere’. Che frontiere possono esserci tra le parti di uno stesso corpo? Quando noi eleviamo delle frontiere è perché manchiamo di stima nei confronti degli altri, dando un volto ferito a questa Chiesa e a questo corpo del Signore. Qui non ci possono essere divisioni”.

Il vescovo ha quindi voluto ricordare il dramma dei tanti morti al largo delle coste italiane. “Mentre il nostro sguardo si allarga sull’universalità, sentendoci così uniti, come facciamo a dimenticare quei fenomeni di migrazione segnati dalla sofferenza, da un rischio che ha portato alla morte? Della sofferenza di tutti coloro che sono costretti a migrare per la povertà, per la mancanza di lavoro, per l’intolleranza di chi governa, per motivi di fede, per diversità di etnìa? Il fenomeno delle migrazioni che attraversano il mare per arrivare in Italia, si ripercuotono dentro di noi con la stessa sofferenza con cui possiamo condividere le umiliazioni o la morte di un familiare. Perché se un membro soffre, tutte le membra del corpo soffrono”.

La celebrazione si è infine conclusa con una benedizione speciale del vescovo a tutti i bambini presenti in chiesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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