A un anno dalla morte, Papa Francesco nel ricordo del vescovo Napolioni
Nel primo anniversario della morte di Papa Francesco, il suo messaggio di pace continua a risuonare, mentre il mondo affronta nuove sfide
Il Papa venuto “dalla fine del mondo”, il Papa degli ultimi, il Papa delle genti. Un Pontefice che è stato prima di tutto un uomo e che, con i suoi gesti e le sue parole, ha saputo cambiare la Chiesa dall’interno.
La mattina del 21 aprile 2025, giorno di Pasquetta, Papa Francesco – all’anagrafe Jorge Mario Bergoglio – si è spento a Casa Santa Marta, in Vaticano, a causa di un ictus, dopo una lunga battaglia con una polmonite. Aveva 88 anni, dodici dei quali trascorsi come Vescovo di Roma.
A un anno dalla sua scomparsa, la Chiesa e i fedeli continuano a ricordarlo e a piangerlo, con un costante pellegrinaggio alla sua tomba nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Un Papa che ha lasciato un segno indelebile – ed una grande eredità – anche nella Diocesi di Cremona. “Sono felice di ricordare Papa Francesco a un anno dalla sua morte – racconta il Vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni – perché la sua vita continua: in Cristo, nella Chiesa, nella Chiesa di Cremona e anche nella mia vita personale. Sono qui davanti alla bolla di nomina che lui firmò, con la sua piccolissima firma, sempre quasi invisibile, più di dieci anni fa, decidendo qualcosa di fondamentale per la mia vita e per la Chiesa di Cremona. Le scelte umane nella Chiesa sono importanti perché incarnano la volontà di Dio e cercano il bene dei fratelli. Papa Francesco ha segnato profondamente la mia vita e questo periodo della Chiesa cremonese, e non dobbiamo stancarci di coglierne il senso e raccoglierne i frutti”.
Durante il suo pontificato, Papa Francesco è stato ed è tuttora molto amato, dentro e fuori la Chiesa…
“Forse è stato amato più fuori che dentro, perché ha scardinato una serie di meccanismi di rigidità e di formalismi che a volte rassicurano un cristianesimo che non rischia, che non si confronta abbastanza con la realtà e che fatica a dialogare con le diversità. Il Concilio Vaticano II aveva già aperto queste prospettive e Papa Francesco le ha spalancate ulteriormente, anche grazie al suo tratto umano, dando a tutti noi il coraggio di osare qualcosa in più. Chiedo perdono se non sempre ci riesco, ma vorrei continuare a ispirarmi al suo stile di disponibilità e di incontro con chiunque, perché lo Spirito parla in ciascuno”.
L’8 maggio dello scorso anno è poi arrivata l’elezione del suo successore, Papa Leone XIV: una figura molto diversa da Francesco, ma forse complementare…
“La Chiesa è una sinfonia, e anche la verità lo è: servono suoni diversi e contributi diversi. Questo è segno di un Dio che non è mai monotono, ma è pluralità e armonia: Padre, Figlio e Spirito Santo, dialogo continuo. Ben vengano dunque stili, linguaggi e temperamenti differenti, perché valorizzano ancora di più il vero protagonista dell’esperienza cristiana, che è il Cristo risorto nella storia e nel mondo di ogni tempo. Papa Leone XIV non va misurato in un confronto continuo e sterile con Francesco o con i papi del passato, ma con Cristo e con le sfide del presente, e lo sta facendo certamente”.
A un anno di distanza, la situazione mondiale appare ulteriormente surriscaldata. Papa Francesco aveva parlato di una “terza guerra mondiale a pezzi”, un’espressione che oggi suona quasi profetica, mentre dal Vaticano continua a levarsi l’appello alla pace. Richieste che sono valse a Papa Leone XIV anche parole dure da parte del presidente americano Donald Trump.
Chiedere la pace può sembrare ingenuo o ridicolo, ma come cristiani dobbiamo testimoniare che la pace è il nostro stile di vita. Significa rifiutare l’arruolamento di Dio al servizio di un esercito contro un altro, di una nazione contro un’altra o di una strategia politica contro un’altra. Sono errori che la Chiesa ha commesso nella storia e che oggi non vuole più ripetere”.