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Pochi posti al Pareggiato così si perdono gli studenti internazionali

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La volontà di rilancio c’è tutta, ma per ora l’Istituto Monteverdi di studi musicali – che comprende i corsi del pareggiato- è costretto a rimandare indietro gli allievi che vorrebbero iscriversi. Un paradosso, in una città che vanta tanti richiami culturali alla musica, che gli aspiranti allievi, soprattutto stranieri, dei corsi parificati, non possano soddisfare il desiderio di studiare all’ombra del Torrazzo. Colpa della peculiarità dei corsi pareggiati, che impongono un rapporto docenti – allievi di uno a uno e del difficile quadro economico su cui l’istituto cremonese è costretto ad operare. Le tasse accademiche non sono nemmeno lontanamente sufficienti a garantire un equilibrio tra entrate e uscite: si parla di 1000 – 1300 euro all’anno a seconda dei corsi. Le prove di ammissione per l’anno accademico 2014 -2015, sia per i corsi del triennio  (I livello) che per il biennio (II livello) si sono concluse e hanno decretato l’esclusione di 50 aspiranti allievi sui 65 che avevano fatto domanda. Tra di loro molti stranieri, soprattutto da Cina e Corea, che avevano scelto la città di Stradivari, Monteverdi, Ponchielli, per proseguire gli studi musicali a livello accademico.

La situazione di stallo in cui da anni si trovano gli Istituti pareggiati di tutta Italia, una trentina, non consente di ampliare l’offerta didattica e accademica e ha portato il pareggiato Monteverdi alla quasi paralisi per un anno, dalle dimissioni dell’ex presidente del Cda Adriana Conti per difficoltà a chiudere il bilancio preventivo 2013, fino alla recente nomina del successore, Stefano Allegri.  Una settantina gli studenti del Pareggiato iscritti complessivamente, tra cui  diversi stranieri in gran parte asiatici. Le voci in entrata del bilancio sono state garantite finora soprattutto dal Comune (650mila euro nell’ultimo anno, ma dal 2015 è tutto da vedere), da Fondazione Stauffer (180mila euro nel 2012), Camera di Commercio (30mila euro, 2012); Provincia di Cremona (40mila euro, sempre nello stesso anno).

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