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Tumori: Cremona ancora maglia nera per incidenza e decessi

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foto Sessa

Non sono buone notizie quelle che giungono dalla quarta conferenza annuale del Dipartimento di oncologia della provincia di Cremona, che riunisce  gli specialisti di Asl e delle due aziende ospedaliere pubbliche. Nonostante la generale tendenza ad una diminuzione della mortalità, i dati percentuali della provincia di Cremona sono sempre notevolmente superiori sia a quelli del resto del nord-ovest, sia a quelli nazionali. E’ emerso dalla relazione degli epidemiologi dell’Asl cremonese, durante la lunga mattinata di studio che ha visto la partecipazione di una folta platea di medici di base. Teste di ponte nella diffusione di una cultura della prevenzione che, come ha detto il direttore sanitario dell’Asl Raffaello Stradoni, resta un’arma determinante per vincere il cancro. Significativo  il saluto iniziale del direttore dell’Ospedale di Crema, Luigi Ablondi (preceduto da Simona Mariani, d.g. a Cremona): “Il campo oncologico è estremamente complesso, perchè entrano in gioco diversi fattori. Si intrecciano varie complessità, si tratta di malattie spesso mortali e il rischio di burn out per i medici è dietro l’angolo. Interagiscono  fattori emotivi di pazienti e loro famigliari  e sono in gioco gli interessi economici delle case farmaceutiche, con trattamenti che a volte non mostrano dei vantaggi. Questo insieme di dinamiche emotive e di interessi economici molto rilevanti fanno sì che il campo oncologico sia una vera sfida per gli operatori. A mio parere  il momento in cui dire basta e passare così ad altre situazioni, è una sfida professionale molto alta”.

REGISTRO TUMORI E DINTORNI – I dati statistici sono da prendere con le pinze, la stessa misurazione dei dati non è attendibile al 100%. Lo detto Stradoni spiegando il funzionamento delle rilevazioni fatte dagli statistici dell’Asl (cartelle cliniche, invalidità, ricoveri, esami diagnostici, ecc.): “Misurare la stessa cosa in due unità operative diverse, sicuramente non dà gli stessi risultati”. E siccome i tassi di incidenza e di mortalità (grezzi o standardizzati, ossia resi omogenei rispetto a popolazioni diverse) sono espressi sotto forma di frazione, Stradoni avverte che è difficile sia trovare il numeratore giusto (quante persone si sono ammalate esattamente di quella malattia) sia il denominatore (la popolazione di riferimento). Da qui l’incertezza dei singoli dati. Il registro tumori provinciale è satto validato per il periodo 2005- 2009; ad oggi sono stati raccolti ulteriori dati per il periodo fino al 2012, non ancora confermati. Novità del prossimo aggiornamento del registro provinciale sarà l’aggiunta dei dati di mortalità fino al 2013, con estensione a cinque anni delle stime di sopravvivenza.

Tra le conferme emerse,  il fatto che a Cremona vi sia un eccesso di mortalità per malattie oncologiche di 1,2 rispetto al resto d’Italia, mentre per le altre malattie (quelle cardiovascolari, prima causa assoluta di morte) la differenza è meno rilevante. Apparentemente nel distretto del capoluogo i decessi sono più numerosi rispetto a Crema e Casalmaggiore: tasso grezzo di 387 contro 320 e 360. Uniformando però la composizione della popolazione, tenendo conto di età e di altri fattori, si scopre che è il cremasco la zona con maggiore mortalità, con un tasso standardizzato di 180 contro i 168 di Cremona e 171 di Casalmaggiore. Ferma restando la variabilità dell’interpretazione delle stime statistiche, l’indice di sopravvivenza da un tumore in provincia è più bassa che nel resto d’Italia: 52 a 57 per gli uomini; 60 a 63 per le donne. Tra i tumori più ‘cattivi’ si segnala la mortalità quasi doppia (+85%) dei tumori allo stomaco, nella popolazione maschile cremonese, rispetto al resto d’Italia.

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