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Agazzi: "Tribunale e procura piangono? Colpa di chi ha affossato Crema"

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CREMA – Antonio Agazzi, consigliere comunale, non ché mancato sindaco della città di Crema, interviene sulle dichiarazioni del procuratore della repubblica presso il tribunale di Cremona, Roberto di Martino, in merito alle condizioni disastrate di procura e tribunale

Agazzi, cosa pensa delle dichiarazioni di di Martino?

“Non le nego che, quando ho letto le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal procuratore della Repubblica di Cremona, Roberto di  Martino, ho avuto un sussulto: ‘Se prima eravamo in ginocchio, adesso mi vien da dire ‘sotto terra’; “moltiplico i pani e i pesci”; “l’ufficio gip era già in condizioni disastrate’… Non ho potuto fare a meno di riandare con la memoria a quella famosa gita a Roma – così, da più parti, fu dispregiativamente definita -, di cui fui l’organizzatore e che vide una delegazione di sette amministratori e politici del territorio cremasco incontrare l’allora sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri: oltre al sottoscritto, il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, quello di Spino d’Adda, Paolo Riccaboni, quello di Bagnolo Cremasco, Doriano Aiolfi, le parlamentari Cinzia Fontana e Silvana Comaroli, il cice-Presidente emerito della Regione, Gianni Rossoni, il segretario dell’Udc di Crema Martino Boschiroli”.

Vuole ricordare come andò quella visita al sottosegretario?

“La “gita” aveva una funzione estremamente concreta: avendo appreso del possibile varo di un decreto correttivo, la richiesta era di inserire Crema fra i tribunali per i quali prevedere una proroga dell’attività giudicante e non solo di quella di… archivio. Tanto pertinente era che poco prima che il sottosegretario Ferri ci ricevesse, alle ore 12.30, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nel corso di un incontro con il ministro Anna Maria Cancellieri, contrattava e otteneva deroghe per Vigevano e per Voghera, ma non per Crema”.

E’ vero che in quella sede ci fu un contatto con la presidnete del tribunale di Crema, Ines Marini, da poco giunta a presiedere l’ufficio cremonese?

“In nostra presenza il sottosegretario Ferri volle telefonare al residente del tribunale di Cremona Ines Marini, avendogli il sottoscritto fatto visionare un documento, a firma del magistrato Pio Massa, presidente facente funzione del tribunale di Cremona, i cui contenuti venivano confermati, successivamente, anche dalla presidente in carica Ines Marini. Nella lettera vi era la richiesta da parte di Cremona di una proroga, resasi necessaria per problematiche organizzative”.

Cosa disse la presidente Marini?

“Sarebbe bastato che la presidente Marini non smentisse se stessa e il proprio predecessore e Crema avrebbe avuto la proroga; invece, ripetutamente incalzata dal sottosegretario che le leggeva telefonicamente l’estratto di una relazione in tal senso da lei redatta, la presidente assicurò che Cremona era pronta, grazie al poderoso lavoro condotto nei mesi estivi: fu la pietra tombale di ogni possibile proroga e, la sera stessa fu varato il decreto correttivo, non includendo la sede di Crema”.

E questo è il risultato.

“Non solo la politica cremonese, Pizzetti su tutti, come ebbe a sottolineare persino il parlamentare di Sel Franco Bordo , ma anche, purtroppo, quella cremasca, ha voluto l’accorpamento di Crema a Cremona; anche la magistratura cremonese non si è risparmiata, in tal senso. Lo stesso giudice Pierpaolo Beluzzi, con il progetto Digit Smart, guadagnando per altro l’entusiastica adesione del sindaco di Crema, ha aiutato ad archiviare 216 anni di storia del tribunale di Crema, un tribunale che – ai vertici nazionali per efficienza – serviva qualcosa come 151.000 cittadini”.

Non era prevedibile che, dall’accorpamento, Cremona sarebbe risultata ingolfata?

“Come lo stesso procuratore evidenzia, era naturale che il personale cremasco, magari alle soglie della pensione, cercasse di avvicinarsi a casa, chiedendo il trasferimento, per esempio a Lodi. Facendo il verso alle favolette di Esopo mi vien da ricavare, in conclusione, la morale: la scarsa lungimiranza di politici e magistrati può rischiare di produrre danni irreparabili al servizio Giustizia nel nostro territorio. Ma forse, è un rischio già in atto”.

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