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Metalmeccanici: 'Serve una scuola più mirata alle necessità delle imprese'

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Foto Sessa

Concentrarsi sulla vocazione specifiche del territorio, promuovendo una formazione scolastica adeguata alle esigenze delle aziende che vi sono insediate. Questo serve ora al settore metalmeccanico del territorio, che troppo spesso non trova nella scuola una corrispondenza rispetto alle necessità professionali. E’ quanto emerso nel corso della conferenza stampa svoltasi in mattinata presso l’Associazione Industriali di Cremona, organizzata – come in tutto il resto d’Italia – per mettere in luce le problematiche delle imprese metalmeccaniche, alla vigilia dell’approvazione del Job Act, nell’ambito della campagna nazionale ‘Uniti per il rilancio dell’industria’. Secondo l’associazione la nostra scuola non prepara a lavorare in azienda, come evidenzia Mariangela Cappellini, consigliera della sezione metalmeccanici: “Ad esempio il nostro Itis non possiede neppure le attrezzature tecnologiche adeguate su cui gli studenti possano imparare il lavoro. Se hanno un tornio vecchissimo, non impareranno mai come funziona un tornio di nuova generazione. E per le aziende questo si traduce in costi altissimi che le imprese devono sostenere nella formazione dei propri lavoratori”.

Ma se i problemi dell’industria metalmeccanica devono avere un primo interlocutore nel Governo, che non può, secondo Corrado La Foggia (presidente della sezione metalmeccanici dell’Associazione), “limitarsi al Job Act, che fissa solo delle regole, ma passare all’azione, riducendo la burocrazia, il cuneo fiscale, ma soprattutto il costo del lavoro, cose che non consentono al nostro Paese di essere competitivo”, anche i territori hanno le proprie responsabilità e devono essere coinvolti “in quella che sarà la quarta rivoluzione industriale, da cui invece il nostro Paese rischia di essere tagliato fuori, se non si investe in nuove tecnologie. Siamo paurosamente indietro su questi temi. Se non investiamo in competenze, ricerca  e innovazione, non raggiungeremo mai questo modello di sviluppo”.

“Cercheremo degli interlocutori anche a livello locale, perché la funzione di un territorio come il nostro, che non possiede una forte densità industriale, deve essere proprio quello di richiamare nuove imprese – evidenzia Massimiliano Falanga, direttore dell’Associazione Industriali di Cremona -. La Legge Delega non crea posti di lavoro, è dalle imprese che bisogna ripartire”. Così come, appunto, dal tema della scuola e dell’alternanza scuola-lavoro. “A noi servono gli istituti tecnici e quelli professionali. Non ho nulla contro i licei, che sono importanti, ma servono anche le scuole che formino i giovani al lavoro in azienda”.

“Il tessuto metalmeccanico cremonese è fatto di piccole aziende, ma molte hanno necessità di qualità e di giovani capaci – evidenzia la consigliera Cappellini -. Però oggi gli imprenditori stanno facendo tutto con i propri mezzi, perché non esiste un trasferiento tecnologico tra aziende e scuole o università”.

Ma la provincia di Cremona soffre di un lassismo che perdura da tempo: “Abbiamo firmato un protocollo di impresa sull’area di Tencara, condiviso da tutti e a tutti i livelli, associazionistici e politici” evidenzia il direttore Falanga. Che fine ha fatto? E’ rimasto nel cassetto. Nessuno ha concretizzato nulla. Manca una seria volontà politica di fare sistema”. Per  non parlare del problema dei collegamenti: “Per arrivare a Milano ci vogliono due ore e per andare a Mantova si è ancora costretti a percorrere una strada pessima perché non ci sono alternative. Questo territorio ha diverse vocazioni importanti: agroalimentare, meccanico, chimico… Ma tali vocazioni vanno curate, altrimenti si perdono per strada. E soprattutto bisogna smettere di ragionare in un’ottica da contoterzisti, come abbiamo sempre fatto, e iniziare ad inventare cose nuove per essere più competitivi. Prendiamo ad esempio il Polo della Cosmesi di Crema: è forte, ma lavora soprattutto a livello di contoterzismo. Dovrebbe iniziare a produrre cose proprie, inventare ricette nuove: così si fa sviluppo”.

Il Polo tecnologico che si dovrebbe realizzare a Cremona potrebbe essere un ottimo punto di partenza per l’imprenditoria cremonese, in quanto “potrebbe fungere da calamita per l’insediamento di nuove professionalità e nuovi cervelli – conclude Falanga -. Esso non deve però essere solo un taglio del nastro e restare solo sulla carta, va portato avanti e sviluppato”.

La campagna per il rilancio dell’industria, portata avanti a livello nazionale, mira ad evidenziare la necessità di un impegno comune: “Le aziende spesso sono da sole e devono fare tutto con i propri mezzi” conclude Cappellini.

lb

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