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Lei in coma, lui si finge il fidanzato e la deruba: ma l'accusa non regge, assolto

Tribunale-evi

L’11 maggio del 2010, Laura, 42 anni, romena, infermiera, era precipitata dal balcone della sua abitazione di via Cadore mentre lavava le persiane. La donna, caduta dal primo piano, aveva battuto la testa ed era finita in coma per quasi un mese. Miracolata, si era poi risvegliata. Il 3 giugno successivo, nel letto dell’ospedale, tramite i medici aveva fatto chiamare la polizia perché voleva sporgere denuncia nei confronti di Paolo, 46 anni, piacentino. Secondo l’accusa, l’uomo, che era andato a trovarla in ospedale quando lei era in coma, fingendo di essere il fidanzato, era riuscito ad ottenere gli effetti personali della paziente, comprese le chiavi di casa, e l’aveva derubata di tutti i mobili.

Oggi, però, dopo quattro anni, il giudice Pio Massa ha assolto l’imputato dal reato di furto. Per il tribunale, Paolo era davvero il fidanzato di Laura. La donna lo ha sempre negato, ma oggi in aula è emerso che una vicina di casa lo aveva visto nell’abitazione prima che la romena precipitasse dal balcone. Le testimonianze hanno poi messo in luce che Laura, una volta risvegliatasi dal coma, “non era più lei”. Da parte sua, Paolo si era giustificato dicendo di aver portato i mobili nella sua casa del piacentino perché Laura, una volta guarita, avrebbe dovuto andare a convivere con lui. Gli agenti, però, avevano creduto a quanto sostenuto da Laura.

“Quando sono stato in ospedale, non poteva muoversi. Era caduta da un’altezza di 3 /4 metri, aveva battuto la testa e aveva il bacino fratturato”. Lo ha ricordato oggi l’ispettore della squadra mobile della Questura Mauro Bonazzoli che il 3 giugno del 2010 era andato in ospedale a prendere la denuncia della paziente. All’ispettore, Laura aveva detto che l’uomo che andava a trovarla in ospedale, l’unico autorizzato a farle quelle poche visite consentite, non era il suo fidanzato.  “Un’amica di Laura ci ha confermato che lei non aveva una relazione”, ha spiegato l’ispettore. “Non ne sapeva nulla neanche la madre che in seguito all’incidente era partita dalla Romania per star vicina alla figlia”. Per un periodo, addirittura, la madre di Laura, che non parlava una sola parola di italiano e che a casa della figlia non poteva rimanere perché completamente vuota, era andata a vivere nell’appartamento di Paolo che anche a lei si era presentato come il fidanzato. L’ispettore Bonazzoli ha detto che a casa di Paolo erano stati trovati tutti i mobili di Laura, compresi oggetti personali, vestiti, una tessera bancomat e la macchina. “Di denaro non ne è stato rubato”, ha riferito il testimone, c’è stato solo un tentativo di incassare un assegno di 3.000 euro che un amico aveva dato a Laura come garanzia per un prestito che lei gli aveva fatto”.

Oggi il giudice ha sentito anche il racconto della padrona di casa di Laura. “In ospedale quell’uomo si è presentato come il suo fidanzato, ma io non l’avevo mai visto”. A vedere Paolo in casa di Laura, invece, era stata una vicina, che ha ricordato di averlo visto prima dell’incidente.“Dopo il coma, comunque, Laura era molto cambiata”, ha aggiunto la padrona di casa, che ha detto di aver avuto difficoltà a farsi restituire le chiavi di casa”. “Non era più lei”, ha confermato oggi in aula una collega. “Non ho mai saputo che avesse un fidanzato”, ha detto, “ma comunque non eravamo così amiche”.

“Assolto perché il fatto non sussiste”. Alla fine questa è stata l’ultima parola del giudice Pio Massa che ha sollevato l’imputato, difeso dall’avvocato Andrea Guizzardi, dall’accusa di furto. Anche il pm onorario Silvia Manfredi, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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