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Il gran colpo di coda della Balena bianca

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L’elezione di Sergio Mattarella, l’ultimo dei morotei, a presidente della Repubblica, è il gran colpo di coda della Balena bianca. In un sol tiro (mancino) la risorta Balena ha affondato Berlusconi, Alfano e i giornaloni dei Poteri Forti che la davano per morta (per sempre). Mi viene in mente un celebre titolo de Il Manifesto, quotidiano comunista fondato nel 1971: “Non moriremo democristiani”. Slogan sbagliato. Cose di 31 anni fa. Era il 28 giugno 1983, la Dc di De Mita aveva vinto di un soffio su PCI e PSI ed il vecchio direttore Pintor si inventò quel titolo-slogan che, per carità, ha retto per un bel po’. Poi sabato scorso 31 gennaio –  oplà – il figlioccio politico di De Mita a 73 anni è salito sul Colle. I bene informati raccontano che “L’irpino Silvestre” sia rimasto nella sua Nusco (dove fa il sindaco) ad attendere l’esito delle votazioni. E quando Sergio ha infilato la vittoria (665 voti su 995 votanti) il vecchio leader si è messo a gongolare urlando ai taccuini che lo circondavano: “Mattarella non è mica Scalfaro, è un cattolico vero, siciliano, coerente. Scalfaro era ipocrita, un clericale del nord”. E quindi: “Essere cattolici non dice niente in Politica. E poi non è vero che Sergio sia grigio e cupo; é una persona riservata ma vera, che si arrabbia e tiene il punto. Non è una maschera”. De Mita si arrabbia solo quando qualcuno azzarda che questa elezione di Mattarella sia “il ritorno del passato”.  “L’onorevole Tentenna” (è così che lo chiamava Andrea Barbato) stavolta è deciso. Sostiene che Mattarella è un Einaudi liberale. E che non sarà mai invasivo. Di certo i problemi non gli mancheranno: nè a lui né a Renzi. Guarda un po’ due democristiani al comando. Non accadeva dai tempi di De Mita. La Balena è risorta? Sembra di sì. Ora assisteremo al vecchio gioco italiano: la corsa sul carro del vincitore. La sinistra ha  cominciato da  subito ad osannarlo, dimenticando – oplà – che lo aveva già scaricato due volte. Nel  marzo 2011,alla vigilia delle elezioni stravinte da Berlusconi, Sergio era ministro della Difesa e big della Margherita a Palermo ma i suoi lo “dirottarono” in Trentino preferendogli Totò Cardinale. Ma anche nel Trentino del capataz Dellai sarebbe stato silurato se il segretario Castagnetti non fosse sceso in campo a salvarlo. Una seconda volta l’ala sinistra del Pd ha cercato di farlo secco alle votazioni per un posto di giudice della Consulta: Mattarella ce l’ha fatta al quarto turno con un solo voto più del quorum. Gli stavano preferendo Violante. Poi è venuto in soccorso Re Giorgio e Mattarella ce l’ha fatta. Amen. Mattarella arriva in cima al Colle in un momento difficile. Sia sul piano politico che, soprattutto, economico-occupazionale. Sul versante politico ci sono rogne a destra e a sinistra, dentro e fuori gli schieramenti. Ci sono parlamentari  (Ncd e Forza Italia) pronti al trasloco, diretti a casa Salvini. La minoranza Pd è già all’assalto. Se il centrodestra dovesse sfilarsi, Renzi sarebbe costretto a cedere sulle riforme per restare in piedi e Mattarella dovrebbe compiere acrobazie diplomatiche per salvare capra e cavoli (non gli piaceva il Porcellum e forse non gli piace neppure l’Italicum). Quanto al versante economico il neo presidente sa cosa l’attende. Non a caso il suo primo pensiero è andato “alle difficoltà degli italiani”. Mattarella conosce i dati Eurispes: un italiano su due non riesce ad arrivare a fine mese con le proprie entrate. E molti giovani vogliono scappare all’estero per trovare lavoro. E poi bisogna “stare uniti contro la nuova stagione del terrore”. Lo ha detto visitando le Fosse Ardeatine. E sa benissino che davanti ai suoi occhi c’è un Paese che soffre. E che è stufo di cattivi esempi. Ci aspettiamo dal nuovo presidente segnali forti. Ora il paese attende da lui (e da REnzi)  la stessa abilità  manifestata in queste votazioni per superare la crisi. Una gran brutta crisi.

Enrico Pirondini

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