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'In carcere situazione non facile, ma colpa è degli uffici centrali'

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AGGIORNAMENTO – I sindacati prendono pubblicamente posizione sui recenti episodi di violenza avvenuti in carcere e più in generale sulle condizioni della polizia penitenziaria

SAPPE: SITUAZIONE DIFFICILE, RECORD REGIONALE DI TENTATI SUICIDI NEL 2014 – Queste le parole di Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe): “L’acqua bollente lanciata da un detenuto contro un agente qualche giorno fa? Un episodio gravissimo, che poteva avere più gravi conseguenze se il collega, al quale va la nostra vicinanza e solidarietà, non fosse stato scaltro a cercare di evitare di essere colpito. Questo grave episodio è sintomatico del costante livello di alta tensione che si vive in carcere, tanto più che le ragioni del grave gesto sono veramente futili. Il detenuto, egiziano, con fine pena 2016 per spaccio di stupefacenti, pretendeva di essere accompagnato subito in infermeria. L’agente di polizia penitenziaria, impegnato in altre attività di servizio nel Reparto, lo tranquillizzava che lo avrebbe fatto non appena concluse le altre operazioni ma il detenuto ha posto in atto il suo folle gesto. Assurdo. La polizia penitenziaria non è carne da macello e servono risposte disciplinari e penali esemplari per chi si rende responsabili di gesti così sconsiderati. E serve che il ministro della Giustizia Andrea Orlando, attraverso i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, disponga una ispezione ministeriale sul carcere di Cremona”.

Capece circa il pestaggio tra due detenuti di mercoledì mattina (uno dei quali è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari con ricorso ad un collare sanitario) sottolinea che “forse il pretesto del furioso pestaggio è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere, seppur tra le sbarre, con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che i due detenuti se le sono date di santa ragione. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori”. Capece evidenzia che “nella casa circondariale di Cremona la tensione è costante. Nei dodici mesi del 2014 si sono contati ben 17 tentativi di suicidio sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, il numero più alto di tutte le carceri lombarde (addirittura più di penitenziari più grossi come Milano San Vittore o Opera), 120 episodi di autolesionismo, 53 colluttazioni e 14 ferimenti. Mi sembra dunque opportuno che l’Amministrazione penitenziaria regionale ponga tra le priorità di intervento il penitenziario di Cremona, dove lo scorso 31 gennaio erano detenute 376 persone, il 72% delle quali (271) straniere. Un numero spropositato: bisognerebbe espellerli. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia”.

“Il dato oggettivo è però un altro – conclude l’esponente del Sappe -: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute: 896 nel 2011, 920 nel 2012 e 955 nel 2013, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria. Si deve superare il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell’interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 53.889 detenuti: ben 17.403 (quasi il 35 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. O al grave episodio accaduto proprio a Cremona, con un poliziotto penitenziario che ha rischiato la vita per il gesto folle e sconsiderato di un detenuto straniero”.

COSP: CARENZE ORGANIZZATIVE – Il sindacato Cosp attraverso il segretario regionale Mauro Cenicola, in servizio proprio a Cremona, non lesina critiche alla situazione di Cà del Ferro: “Il sindacato Cosp da diversi mesi in modo alterno, secondo gli accadimenti all’interno della struttura penitenziaria cremonese, segnala all’Amministrazione penitenziaria nei suoi livelli di responsabilità la difficile situazione che si registrerebbe di giorno in giorno presso i reparti detentivi di Cremona dove, a parere di chi scrive e denuncia all’opinione pubblica oggi, persiste un  preoccupante crescente malumore tra le fila del personale di polizia costretto a subire  gravi atti violenti, oltre a carenze organizzative a cui si aggiunge  la poca disponibilità dell’Amministrazione ad un confronto rassicurante sano e costruttivo con il personale sempre più abbandonato a se stesso”.

“L’ultimo grave episodio – prosegue Cenicola – ha coinvolto un collega di polizia, che durante il proprio turno di servizio si è visto rovesciato addosso un pentolino d’acqua bollente preparato da un detenuto extracomunitario con l’intento sicuramente di sfregiarlo. Un atto vandalico ma pericoloso che solo grazie alla prontezza di riflessi e all’alta professionalità del poliziotto ha evitato di causare danni permanenti sul corpo e alla vista”. Tra le altre criticità segnalate da Cenicola anche il fatto che l’alloggio interno alla caserma destinato agli agenti e dipendenti  ha caratteristiche che “non corrisponderebbero ai livelli minimi di base per l’edilizia penitenziaria come esplicitati nella nota a verbale dell’accordo quadro nazionale datato 24/03/2004 e quindi il sindacato Cosp  ritiene ingiusta la richiesta di pagamento della quota mensile a carico di una polizia che vive con solo 1.300,00 euro mensili con un Ccnl scaduto sei anni fa”.

SINAPPE, UILPENITENZIARI, SAPPE, CGIL-FP, CISL-FNS, OSAPP: SITUAZIONE NON FACILE MA NO COLPA DEL DIRETTORE REGGENTE, COLPA DEGLI UFFICI CENTRALI, NOI NON STIAMO PIANIFICANDO PROTESTE – Un comunicato firmato dopo una serie di contatti e confronti dai rappresentanti sindacali di Sinappe (V.Martucci), Uilpenitenziari (G.Tricoli), Sappe (P.L. Parentera), Cgil-Fp (S.Castelli), Cisl-Fns (M.Stabile) e Osapp (S.Bello) e diramato nella serata di mercoledi’ sottolinea che la colpa non è del direttore reggente Maria Gabriella Lusi, che sta cercando di migliorare la situazione, ma degli uffici superiori. Nel testo si dichiara anche che nessuno dei sindacati che hanno firmato tale comunicato ha in programma proteste, delle quali si è vociferato nelle scorse ore.

La nota rassicura sul malcontento del personale. Per quanto riguarda gli episodi di violenza parla di “gestione orginaria” di “detenuti appartenenti a oltre 40 etnie diverse, di conseguenza episodi d’intolleranza e di convivenza risultano, nostro malgrado, fisiologici e glie eventi critici dell’istituto di Cremona sono al di sotto della media nazionale”. “In merito alla carenza di personale e alla lamentata cattiva gestione ed organizzazione dello stesso, le scriventi OO.SS. – prosegue il documento – non ravvisano alcuna responsabilità in capo all’attuale Reggenza, poiché il depauperamento del personale è dovuto alla mobilità nazionale del personale verso altre sedi, al personale posto in  quiescenza, e alla mancanza di nuove assegnazione di personale di ogni ordine e grado da parte dei superiori uffici. Tale situazione si è accentuata nell’ultimo periodo a seguito dell’apertura di altre due sezioni detentive con conseguenziale assegnazione di detenuti stranieri provenienti dal circuito metropolitano milanese”.

“A fronte di tale realtà – aggiungono i sindacati – l’attuale Direzione ha intrapreso una serie di iniziative tese a migliorare le condizioni lavorative per il personale, e a migliore l’offerta trattamentale rivolta alla popolazione detenuta, coinvolgendo ed intensificando la partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa, in linea con le direttive ministeriali. Urge sottolineare, che a distanza di tempo, grazie al nuovo direttore sono state riavviate le trattative con le OO.SS. interrotte da parecchio tempo, nonostante i numerosi solleciti in tal senso rivolti alla precedente Dirigenza, instaurando così, un proficuo e costruttivo clima delle relazioni sindacali, pur nel rispetto dei diversi ruoli. Queste OO.SS. diffidano chiunque senza alcun titolo o delega sindacale, diffonda notizie ‘false  e tendenziose’ in nome e per conto delle medesime creando cosi, ‘ad arte’, un clima che certamente non favorisce chi quotidianamente, invece, si spende anche con sacrificio personale per migliorare le condizioni di lavoro”.

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