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Pm10, superato il bonus annuale alla centralina dello Zaist

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Diciannove giorni a gennaio, sedici a febbraio. In tutto 35 e con questo Cremona si è già mangiata il bonus fissato dall’Unione Europea di 35 giorni all’anno di superamento della soglia delle pm10. Le rilevazioni, che abbiamo richiesto ad Arpa Lombardia, sono riferite alla centralina di via Fatenebefratelli, una delle quattro della rete di rilevamento ufficiale (le altre sono a Spinadesco, Piazza Cadorna e Gerre Borghi). A gennaio il giorno peggiore è stato il 9, con 101 microgrammi al metro cubo (massimo stabilito per la protezione della salute umana è 50); a febbraio le polveri sottili si sono concentrate in maniera pesantissima nelle giornate dal 10 al 13, raggiungendo livello 111, 129, 116 e 142.

La stessa centralina di via Fatebenefratelli rileva anche il particolato fine 2,5, ancora più pericoloso per i nostri polmoni. La media dei primi due mesi è stata poco meno di 51 microgrammi al metro cubo, con picchi nelle stesse giornate di superamento del Pm10. Proprio dal 1 gennaio 2015 la normativa UE prescrive che si sarebbe dovuto raggiungere il limite medio di concentrazione annua di 25 microgrammi al metro cubo. Un percorso a cui si sarebbe dovuti arrivare gradualmente, da 2008 ad oggi con margini di tollerabilità sempre più ridotti, fino ad arrivare a zero quest’anno. Solo alla fine del 2015 saperemo se l’obiettivo è stato raggiunto; per il primi due mesi decisamente no. L’obiettivo per il 2020 è di 20 microgrammi.

Il termine PM2,5 – spiega il Ministero della Salute (www.salute.gov.it) “identifica le particelle di diametro aerodinamicoinferiore o uguale ai 2,5 μm, una frazione di dimensioni aerodinamiche minori del PM10 e in esso contenuta. Il particolato PM2,5 è detto anche ‘particolato fine’, denominazione contrapposta a ‘particolato grossolano’ che indica tutte quelle particelle sospese con d.a. maggiore di 2,5μm o, all’interno della frazione PM10, quelle con d.a.compreso tra 2,5 e 10 μm. Sorgenti del particolato fine sono un po’ tutti i tipi di combustione, inclusi quelli dei motori di auto e motoveicoli, degli impianti per la produzione di energia, della legna per il riscaldamento domestico, degli incendi boschivi e di molti altri processi industriali.

“Come per il PM10, queste particelle sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e, rispetto alle particelle grossolane, sono in grado di penetrare più in profondità nell’albero respiratorio umano. Anche il particolato PM2,5 è in parte emesso come tale direttamente dalle sorgenti in atmosfera (PM2,5 primario) ed è in parte formato attraverso reazioni chimiche fra altre specie inquinanti (PM2,5 secondario), anzi si può sostenere senza troppa approssimazione che tutto il particolato secondario all’interno del PM10 (e che ne rappresenta spesso la quota dominante) sia costituito in realtà da particelle di PM2,5”.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Commenti
  • Seppe Marin

    Il grande capo i-sticazzi direbbe: “basta
    che piova un po’ e l’inquinamento scende”, naturalmente farebbe una bella danza
    della pioggia.

    In Italia, invece, si diminuirebbero le tasse sui SUV, voraci “fogne”
    di qualsiasi carburante, non si farebbero controlli sui veicoli inquinanti (MAI ESISTITI A CREMONA (compresi
    autobus di linea urbana) e sui pacchetti di sigarette).