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Pedina la ex e la minaccia, la zia di lei: 'Era l'ombra di se stessa'

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Controlli, pedinamenti, minacce, appostamenti. Episodi di stalking che un cremonese avrebbe messo in atto contro la sua ex perché lei non gli avrebbe consentito di vedere la loro bambina. A processo, la donna si è costituita parte civile. Nel procedimento, l’imputato non è solo: insieme a lui c’è un amico che è accusato di interferenze illecite nella vita privata. Per conto dello ‘stalker’, infatti, si sarebbe avvicinato alla casa della presunta vittima per fare delle fotografie con il telefonino.

I fatti risalgono al marzo del 2011, dopo che la coppia si era lasciata. “Lui la seguiva e minacciava di portarle via la bambina”, ha testimoniato oggi la zia della presunta vittima, che su richiesta della nipote in qualche occasione l’aveva accompagnata a casa in macchina. “Ci seguiva in auto e poi si appostava davanti a casa”, ha raccontato la teste, che ha aggiunto: “mia nipote aveva paura, non mangiava più, era depressa, molto agitata, era dimagrita, era l’ombra di se stessa, pesava 40 chili, aveva paura che lui facesse del male a lei o alla bambina”.

Dopo la testimone del pm, il giudice Pierpaolo Beluzzi ha ascoltato il racconto del testimone di parte civile, il convivente della madre della presunta vittima. L’uomo ha spiegato che la coppia aveva dei problemi, tanto che la ragazza “si faceva accompagnare a casa anche dalla mamma perché aveva paura, aveva terrore per lei e in particolare per la bambina”. Il teste ha raccontato di quando lui e la madre della giovane avevano visto l’imputato davanti alla casa della presunta vittima. “Lui era lì, aveva rotto la cassetta della posta e così abbiamo chiamato i carabinieri”. “Deperiva di giorno in giorno, era molto magra”, ha poi aggiunto il teste, che a domanda del difensore ha specificato di non aver visto con i propri occhi l’imputato rompere la cassetta della posta. L’uomo ha raccontato di essere stato testimone, insieme alla convivente, di un altro episodio, di quando una sera aveva notato “un signore con il telefonino davanti alla finestra della casa. Quando ci ha visto è corso in macchina ed è fuggito su una Golf grigio scura. Abbiamo preso la targa. Si trattava di un giovane magro, di media statura, ma più di tanto non l’ho visto perché era buio”. Il teste, infine, ha detto di essere stato minacciato dall’ex convivente della presunta vittima: “mi ha detto che prima o poi mi avrebbe fatto dimagrire e che la storia non era finita lì”.

Come testimone della difesa è stata invece sentita la madre del principale imputato, che ha detto che tra i due conviventi le cose non andavano bene, che c’erano spesso delle liti. “Lui era molto turbato”, ha detto la donna, “la sua maggiore aspirazione era quella di vedere la figlia”, ed ha aggiunto che il dimagrimento della ragazza era iniziato prima dei fatti, e cioè “già nel 2009, dopo la maternità”. La teste ha parlato di “telefonate insistenti” che la giovane avrebbe fatto a suo figlio. “Era mio figlio a dirmi che al telefono era lei”. La testimone, infine, ha aggiunto di non aver mai sentito il figlio ingiuriare la ex convivente, né tantomeno dirle che le avrebbe portato via la figlia.

L’udienza è stata aggiornata per sentire altri testi e per la sentenza.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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