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Usura ed estorsione 5 anni a Colacino Vittima un imprenditore

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Il giudice Salvini

Avrebbe approfittato delle difficoltà economiche di un imprenditore bresciano, prestandogli denaro per poi farselo restituire con interessi usurari, pari ad oltre il 50%. Con l’accusa di usura, tentata estorsione e lesioni personali, il giudice Guido Salvini ha condannato Salvatore Colacino, 42 anni, di Suzzara ma residente a Cremona, ad una pena di cinque anni di reclusione e ad una multa di mille euro. Colacino, per il quale il pm Carlotta Bernardini aveva chiesto la condanna a sei anni e 1.700 euro di multa, è stato processato con il rito abbreviato, così come Pierino Vetere, 44 anni, cutrese residente a Castelvetro Piacentino, che però il giudice ha assolto dall’accusa di usura “per non aver commesso il fatto”. Colacino e Vetere (per quest’ultimo il pm aveva chiesto la condanna a due anni, otto mesi e 3.500 euro di multa) sono due delle persone rimaste coinvolte anche nell’ultima maxi operazione contro la ‘Ndrangheta condotta dalla Dda di Bologna. Nella vicenda c’è un altro imputato, Maurizio Bussatori, 42 anni, di Lodi, residente a Casalpusterlengo, che ha scelto il rito ordinario. L’uomo è stato rinviato a giudizio per usura e per lui il processo si aprirà il prossimo 9 giugno davanti al tribunale in sezione collegiale. Colacino è difeso dall’avvocato Luigi Colacino, mentre Bussatori dagli avvocati Maria Ingrid Baroni e Angela Maria Odescalchi.

Presunta vittima, un 46enne bresciano, dal quale Colacino, in concorso con Bussatori, che avrebbe finanziato parte dell’erogazione, si sarebbe fatto dare interessi usurari in cambio di prestiti erogati in diverse tranches.

In particolare Colacino, a fronte di un originario  finanziamento concesso nell’aprile del 2011 di 20.000 euro, si sarebbe fatto consegnare nei successivi 15 giorni la somma di 30.000 euro. Successivamente, a fronte di un ulteriore finanziamento di 100.000 euro erogato in due tranches, il 25 e il 27 maggio 2011, si sarebbe fatto consegnare assegni privi di data per la somma di 137.000 euro. Gli assegni, a seguito di due concessioni di dilazione, sarebbero poi stati sostituiti da titoli per un importo di 162.000 euro. Infine, a fronte di un prestito di 15.000 euro erogato nel giugno del 2011, si sarebbe fatto consegnare due assegni per l’importo di 20.000 euro.

Oltre che di usura, Colacino deve anche rispondere di tentata estorsione e di lesioni personali, in quanto avrebbe costretto la vittima a versare le somme e gli interessi usurari con violenza e minaccia, non riuscendo nell’intento per la resistenza del bresciano.

In particolare, il 14 dicembre del 2011 Colacino avrebbe telefonato all’imprenditore, chiedendogli la restituzione di 10.000 euro entro il 16 dicembre del 2011; in caso contrario sarebbe passato da casa sua e gli avrebbe “spaccato la testa” con un bastone. Il 27 gennaio del 2012, in un’altra telefonata, lo avrebbe minacciato chiedendogli la restituzione di 180.000 euro (120.000 di capitale e 60.000 di interessi), o quantomeno un finanziamento di 220.000 euro, dicendogli che era stanco di aspettare e che se non avesse pagato gli avrebbe “spaccato le gambe” e che qualora fosse finito in galera, all’uscita, avrebbe “sistemato” le cose. Il 22 febbraio del 2012, in un paese del bresciano, lo avrebbe obbligato a salire sulla sua auto, dicendogli di essere stanco di aspettare e che voleva 180.000 euro. Se il giorno dopo non avesse pagato, sarebbe andato dal padre della vittima e lo avrebbe costretto a fargli vendere la casa. Altrimenti avrebbe risolto la situazione con le “cattive” fino al punto di far temere la sua vittima per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. Altre minacce il primo marzo del 2012, quando Colacino, alla presenza di Bussatori, avrebbe minacciato l’imprenditore di “farlo fuori”. In quella circostanza, con violenza lo avrebbe afferrato al giubbotto, strattonandolo violentemente al collo dicendogli che era stanco di aspettare. Ancora minacce il 27 marzo e il 24 aprile di quello stesso anno, quando gli avrebbe detto: “sono stanco di aspettare, oggi vengo e ti ammazzo”. Tre giorni dopo la vittima era stata aggredita e colpita con un oggetto metallico da due persone non identificate che secondo l’accusa avrebbero agito materialmente per conto di Colacino. L’imprenditore, che in quell’occasione aveva riportato ferite guaribili in sette giorni, sarebbe stato minacciato e sollecitato affinchè restituisse i soldi a chi glieli aveva prestati.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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