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Edilizia e affari illeciti: al momento nessun politico indagato, lente su banche

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Nessun politico è al momento indagato. Allo stesso modo nessun esponente di istituti bancari. Anche se in futuro non viene esclusa una situazione diversa. Già, perché tra i sospetti degli investigatori che hanno lavorato all’inchiesta sui presunti affari illeciti con società di edilizia e movimento terra ricondotte al crotonese residente a Cremona Giovanni Iannone e a figure a lui vicine, ci sono anche quelli relativi a possibili comportamenti non rispondenti alla legge legati a rapporti ambigui tra personaggi coinvolti nell’indagine e funzionari o impiegati di banca. Questo alla luce di movimenti di denaro e di contenuti di intercettazioni, come si apprende da ambienti investigativi.

Il procuratore Roberto di Martino e il dirigente della Squadra mobile Nicola Lelario

L’inchiesta non è certo finita. Anzi. Il lavoro futuro di chi indaga (e magari anche gli interrogatori) potrebbero fornire ulteriori spunti o elementi. Sia per quanto riguarda i rapporti con le banche, che per la vicenda del politico su cui Giovanni Iannone e alcuni “amici di affari” avrebbero puntato (in cambio della possibilità di un aiuto alle elezioni regionali del 2010 con “i voti della famiglia”) per la modifica della classificazione di un terreno del territorio cremonese da “area agricola” ad “area residenziale”. Un diversa classificazione che avrebbe permesso di incrementare sensibilmente il valore del terreno (anche con successive edificazioni) da 15 a decine e decine di milioni di euro (un’ipotesi parla addirittura di 100 milioni). Per ora il terreno non è stato ancora individuato, non è ancora chiaro se il cambio di destinazione ci sia stato e il nome del politico è oscuro. La portata delle somme di denaro menzionate per questo affare fa ritenere che si tratti di un terreno di grandi dimensioni. Nuovi accertamenti sono in vista per fare chiarezza su tale vicenda.

La lente degli investigatori continua ad essere in posizione (soprattutto in vista degli interrogatori) sulle infiltrazioni in appalti e sui lavori eseguiti “in nero” dalle società ricondotte agli Iannone. Secondo il quadro accusatorio alcune di queste hanno operato illegalmente in diversi cantieri con la copertura di altra realtà societaria, formalmente autorizzata a operare (in particolare si parla di una ditta lodigiana utilizzata come copertura). Il procuratore Roberto di Martino lunedì mattina, dopo gli arresti, ha pubblicamente fatto riferimento al cantiere per la costruzione del nuovo ospedale di Bergamo. Talvolta sarebbe addirittura stato fornito e utilizzato cemento di qualità scadente, gonfiando così la dimensione degli affari. Tanto da far dire al magistrato durante la presentazione dei risultati dell’operazione: “Speriamo che il cemento regga”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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