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Business illeciti nell'edilizia: i contatti con la 'ndrangheta, i grandi lavori e quei voti per il politico L'operazione della polizia

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Nelle foto, i veicoli della polizia durante l’operazione e alcuni degli arrestati in Questura

AGGIORNAMENTO – Dodici persone sono state arrestate dalla polizia in un’operazione delle Questure di Cremona e Brescia, con il coordinamento dalla Procura cremonese, contro business irregolari nel settore dell’edilizia e principalmente nel movimento terra. Dieci in carcere e due ai domiciliari dopo un blitz nella notte tra domenica e lunedì. Nel mirino degli investigatori affari illeciti basati sui reati di truffa, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e tentata estorsione. Contestate accuse di associazione a delinquere e coinvolti diversi uomini di origine calabrese residenti a Cremona. Non figura l’aggravante mafiosa ma sono emersi contatti con ambienti di ‘ndrangheta. Il quadro accusatorio ruota attorno all’appropriazione illegale di mezzi da lavoro noleggiati o in leasing attraverso società del settore (aperte o acquisite quando in difficoltà) e prestanome. I mezzi, i cui valori potevano arrivare a 100-200mila euro, finivano a ricettatori italiani e stranieri e prendevano in particolare le vie dell’Albania e della Libia. Ne sarebbero spariti a decine.

Un’indagine complessa e lunga portata avanti dalla Squadra mobile di Cremona e dalla Squadra mobile di Brescia, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali, di pedinamenti e di appostamenti. Emersi anche metodi violenti nella gestione delle società, ad esempio nella riscossione di crediti. Secondo quanto ricostruito le società venivano spolpate e utilizzate per propositi criminali prima di fallimenti pilotati. A capo dell’organizzazione viene indicato Giovanni Iannone, 56enne originario di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e residente a Cremona. Attorno a lui alcuni familiari, conoscenti e un gruppo accusato di ricettazione.

Nel corso dell’indagine è stato possibile ricondurre all’organizzazione, nel complesso, otto società, tutte operanti nel settore del movimento terra e attualmente dichiarate fallite. Le investigazioni hanno inoltre documentato rapporti tra il sodalizio di Cremona e alcuni personaggi legati alla ‘ndrangheta del Crotonese, tra cui Francesco Lamanna, finito nell’inchiesta Aemilia di qualche settimana fa e ritenuto il referente nel Cremonese della cosca Grande Aracri di Cutro. Il sospetto è che una parte dei mezzi sottratti sia stata dirottata nel Cutrese.

Da sinistra: Schettino, di Martino, Rossetto e Lelario

QUESTORE E PROCURATORE – “Un’indagine molto importante, soprattutto alla luce della qualità delle persone arrestate”, ha dichiarato il questore Vincenzo Rossetto lunedì mattina spiegando l’operazione assieme al procuratore Roberto di Martino. Accanto a loro il dirigente della squadra mobile di Cremona Nicola Lelario e il dirigente della Squadra mobile di Brescia Giuseppe Schettino. Non è contestata l’aggravante mafiosa, la situazione è “borderline”, questo il termine usato da di Martino. “La ‘ndrangheta storicamente è a Cremona. Le istituzioni spesso pensano che qui si venda il Torrone ma c’è una criminalità seria con cui fare i conti”, ha detto inoltre il procuratore. Dal magistrato un accenno alle note difficoltà legate alle risorse umane a disposizione della macchina della Giustizia, difficoltà che hanno rallentato il percorso del fascicolo: “Forse oggi sarebbe stato possibile ottenere qualche risultato in più dall’inchiesta, ma in futuro potrebbero esserci novità”.

Il fascicolo è arrivato a Cremona nel 2010 dalla Procura distrettuale di Brescia attiva nel contrasto ai fenomeni di mafia. A Brescia infatti l’inchiesta era aperta inizialmente con l’accusa di associazione mafiosa, la cui caduta dopo la valutazione del giudice per le indagini preliminari bresciano competente ha determinato il trasferimento alla Procura cremonese, dove sono stati effettuati ulteriori sviluppi. Molte le intercettazioni agli atti, soprattutto ambientali. Gli episodi si riferiscono specialmente a 2009 e 2010 ma non mancano situazioni del 2014.

I CONTATTI CON IL MONDO DELLA ‘NDRANGHETA – Un segnale della vicinanza di ambienti di ‘ndrangheta a soggetti coinvolti nell’operazione è determinato da un incontro avvenuto nel 2010 nella sede di una delle società, a cui hanno partecipato Giovanni Iannone, Francesco Lamanna, Salvatore Muto, ossia il presunto guardaspalle di Francesco Lamanna nel Cremonese finito pure lui nell’inchiesta Aemilia, e Nicolino Sarcone, un altro dei personaggi finiti nell’operazione Aemilia, il presunto uomo di fiducia della cosca Grande Aracri a Reggio Emilia, per discutere di possibili affari con fatture inesistenti secondo gli investigatori (si parla di 100mila euro da scaricare). Lamanna, Muto e Sarcone non sono nell’elenco degli arrestati.

LE INTIMIDAZIONI E I CAPANNONI – L’azione intimidatoria messa in atto da Giovanni Iannone, che si spacciava per i responsabili formali delle società parlando con i debitori, viene testimoniata da diverse intercettazioni (tra le esclamazioni: “Rompo le costate”). Quanto al traffico di mezzi da lavoro, scoperto l’utilizzo di due capannoni come area di “parcheggio”: uno a Castiglione delle Stiviere (Mantova) e uno a Montichiari (Brescia).

I GRANDI LAVORI E QUEI VOTI PRONTI PER IL POLITICO PER UN AFFARE CON UN TERRENO NEL CREMONESE – L’indagine menziona infiltrazioni in appalti con lavori in nero quando formalmente l’azienda titolata era un’altra (il procuratore di Martino ha fatto riferimento al cantiere per la costruzione del nuovo ospedale di Bergamo) e possibili infiltrazioni nel settore politico-amministrativo. Come spiegato dal magistrato, Iannone con alcuni interlocutori risulta coinvolto (diverse le frasi intercettate e analizzate) nel tentativo di acquisizione di un grosso terreno agricolo con l’obiettivo di arrivare successivamente al cambio di destinazione d’uso da “area agricola” ad “area residenziale” edificabile, per moltiplicare il valore a decine di milioni di euro (“da 15 iniziali la possibilità di arrivare fino a 100 milioni”). “Un terreno nel Cremonese”, ha spiegato il procuratore. Per fare questo affare sarebbe stato necessario il contributo di un uomo politico a cui dare un aiuto alle elezioni regionali del 2010: “A disposizione i voti della famiglia”, secondo un’intercettazione di quell’anno. Di Martino ha spiegato che per il momento il terreno non è stato ancora individuato, non è ancora chiaro se il cambio di destinazione ci sia stato e il nome del politico è ignoto. “Gli accertamenti non sono finiti”, ha però affermato il procuratore.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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