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Camera penale, avvocati critici sul carcere 'Ma c'è qualche miglioramento' Nuova ala? 'Condizioni inaccettabili'

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Qualche passo in avanti, qualche miglioramento, ma la situazione del carcere di Cà del Ferro è giudicata ancora inadeguata dalla Camera penale di Cremona e Crema sul piano delle funzioni di rieducazione e reinserimento sociale che dovrebbe avere. E non mancano pesanti critiche per i deficit strutturali registrati nel nuovo padiglione a distanza di circa un anno e mezzo dall’entrata in funzione dopo i lavori di realizzazione. E’ questo, in sintesi, il bilancio degli avvocati della Camera penale “Sandro Bocchi” dopo un’accurata visita all’interno della casa circondariale, durata più di tre ore, dalle 10 di mercoledì. Quanto riscontrato è stato spiegato in una conferenza stampa nel primo pomeriggio di mercoledì nella sede dell’Ordine degli avvocati, a Palazzo di Giustizia. Presenti Gigi Bezzi, responsabile dell’Osservatorio carceri della Camera penale della Lombardia Orientale, e, della Camera penale di Cremona e Crema, Micol Parati, responsabile locale dell’Osservatorio carceri, il presidente Luca Genesi, il vicepresidente Maria Luisa Crotti e il segretario Alessio Romanelli.

“Monitoriamo con attenzione le carceri, verifichiamo le condizioni di vita dei detenuti e se viene rispettato il dettato giuridico e costituzionale, ossia la funzione della pena: rieducazione e reinserimento. Ogni volta purtroppo ci tocca verificare che le situazioni non sono adeguate. In questo quadro si inserisce la battaglia per le misure alternative”, ha spiegato Bezzi. “Anche a Cremona questo principio è confermato – ha aggiunto -. Ma ci sono aspetti positivi. Abbiamo parlato con il direttore, Maria Gabriella Lusi, e con il comandante della polizia penitenziaria, Maria Teresa Filippone, e abbiamo visto che c’e’ l’idea e c’è la volontà di andare oltre il semplice contenimento dei detenuti”.

Piccoli passi sono stati fatti ma la situazione è ancora critica, complessa, secondo quanto spiegato dalla Camera penale. “E’ tutto ancora troppo poco per quello che dovrebbe essere la funzione del carcere, il modello rieducativo”, ha sottolineato Bezzi, che ha inoltre menzionato, su questo punto, la posizione espressa da un detenuto: “Ha manifestato la volontà di avere gli strumenti per arrivare a un reinserimento nella società”.

Decise critiche sono arrivate dagli avvocati per la situazione del nuovo padiglione. Una situazione ritenuta inaccettabile, come spiegato da Bezzi e Genesi. Ingresso principale danneggiato e non utilizzabile (si entra da un ingresso secondario), ascensori non funzionanti, molti cancelli rotti, infiltrazioni. Una questione affrontata da Cremona Oggi a fine marzo con testimonianze fotografiche (vedi link in basso). Descritti anche spazi giudicati illogici nel nuovo padiglione. Si è portato come esempio una sala colloquio grande dieci metri per quattro e una stanza ricreazione grossa invece un terzo. Le aree per attività e socializzazione? Migliori nel vecchio padiglione.

Apprezzamento è arrivato per il lavoro che sta svolgendo, in una situazione complessa, la direttrice. “E non ha nascosto nulla sulle criticità e le difficoltà”, hanno spiegato Bezzi e Genesi.

La popolazione carcerare è stata descritta da Parati. All’interno in 407 su una capienza virtuale di circa 500/520 unità. Rispettato il dettato di almeno tre metri quadrati calpestabili per ogni detenuto. Celle da venti metri quadrati per tre persone con doccia e bagno nel nuovo padiglione, da 9,70 metri quadrati con bagno (docce in altro locale, in comune con altre celle) per due persone in quello vecchio. Novanta i tossicodipendenti, 111 gli italiani, 296 gli stranieri (molti i nordafricani e i romeni). Una decina i cremonesi. Si parla di una popolazione carceraria che arriva principalmente dalle strutture detentive di San Vittore, Lodi e Brescia. In 314 sono dentro a Cà del Ferro per sentenze definitive, 49 i ricorrenti, 15 gli appellanti e 29 in attesa di giudizio di primo grado. Molti sono dentro per furto, rapina, droga.

Tra le nuove iniziative, uno spazio all’aperto per gli incontri tra detenuti e familiari in fase di allestimento. Evidenziata la necessità mobili. E di libri per gli spazi bibliotecari. Ben accette le donazioni.

Un problema è dato dalle difficoltà di lingua di molti extracomunitari. Pochi al corso di alfabetizzazione. Una fetta importante è analfabeta e non ha contatti e appoggi all’esterno. Crotti: “Il muro linguistico si potrebbe superare anche con il ‘fare’, con le attività, non si può solo parcheggiare le persone all’interno”.

Un’iniziativa giudicata positivamente, nel contesto di difficoltà della struttura, è la divisione in sezioni con relativa presenza di patti trattamentali. Due le sezioni più ‘aperte’, quattro normali e quattro più ‘chiuse’. Il comportamento dei detenuti e la loro volontà di adesione determina la presenza in una sezione piuttosto che in un’altra.

Sono 90 i posti di lavoro per detenuti in carcere, gran parte di questi a rotazione. Il direttore ha ottenuto per la casa circondariale 150mila euro in più (da 300mila a 450mila euro). Positivo il passaggio dai 10 atti di autolesionismo al giorno dell’anno scorso (digiuni compresi) a una media prossima allo zero secondo quanto spiegato dalla Camera penale sulla base di quanto appreso durante la visita.

Preoccupante, invece, la presenza di un solo ambulatorio per due padiglioni. Il percorso è lunghissimo ad esempio dal piano più alto del nuovo padiglione a questa area medica (e non funzionano gli ascensori). Il direttore vorrebbe aprire diverse aree mediche sui diversi piani ma l’Asl non può intervenire fino a quando gli ascensori non saranno sistemati. Oggi sono due i medici al giorno disponibili, uno di notte.

“Difficoltà sono legate anche alla maggioranza di condanne medio-corte che non favoriscono progetti di recupero a lungo termine”, ha sottolineato Parati. Assoldati nove mediatori culturali. Ma quello arabo è attivo due volte a settimana, quello romeno una ogni quindici giorni, gli altri sono a chiamata. Quattro gli educatori, più un responsabile che si divide tra Mantova e Cremona. Ma dovrebbero essere di più, sette secondo la pianta non aggiornata del carcere. Ricordato anche il noto problema organico della polizia penitenziaria.

Tra gli aspetti positivi riscontrati, il rafforzamento del supporto psichiatrico. Costante la collaborazione con il Sert. Avviata con il Sert anche attività di terapia psicologica di gruppo.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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