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Edilizia e affari illegali, Bidini si difende: 'Inconsapevole, fidato di Iannone' Sallaku: 'Non ho comprato quei mezzi'

tribunale

Nella foto, l’ingresso di Palazzo di Giustizia

Massimiliano Bidini, arrestato lunedì nell’operazione della polizia contro business illeciti con società edili e di movimento terra, si è difeso davanti al giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, spiegando di essersi limitato a fidarsi di Giovanni Iannone facendo quello che sembrava un semplice favore amministrativo. Il 40enne cremonese, in carcere accusato di aver favorito gli obiettivi illeciti del gruppo di Iannone con l’intestazione della titolarità di una delle società e della disponibilità di beni (ma a lui non è contestata l’associazione a delinquere), è stato sentito dal gip giovedì pomeriggio a Palazzo di Giustizia. “Ha risposto a tutte le domande con coscienza, trasparenza e sincerità – ha spiegato il suo legale, l’avvocato Luca Curatti -. Il suo è un ruolo assolutamente irrilevante dal punto di vista operativo e qualitativo. Si è trattato solo di un incolpevole affidamento del mio cliente verso la figura e la rassicurazione del Iannone sul fatto che si sarebbe trattato solo di un favore amministrativo, per poco tempo, nell’assumere l’amministrazione della Cremona Scavi srl”. “Bidini – ha aggiunto Curatti – nulla sa in merito alla movimentazione di mezzi. Non ha mai frequentato un cantiere edile in vita sua”. In poche parole il suo è stato “un ruolo di prestanome inconsapevole legato allo svolgimento di pratiche amministrative – è andato avanti l’avvocato -. Grandissima ingenuità e superficialità. Con tutta la delusione nei confronti di Iannone, ex compagno della madre”. Per Bidini, lavoratore dipendente e incensurato, è già stata presentata istanza di libertà o domiciliari o altra misura alternativa al carcere. “Non ha mai avuto problemi con la Giustizia e non vi è alcun tipo di pericolo dal punto di vista cautelare”, ha sottolineato il legale.

Sentito dal giudice Salvini anche Gizem Sallaku, il 42enne cittadino albanese domiciliato nella provincia di Brescia, proprietario di ristoranti sul lago d’Iseo e presidente del Darfo Calcio, finito in carcere con l’accusa di aver comprato per decine di migliaia di euro alcuni mezzi da lavoro provento di illecito dal gruppo di ricettatori legato al sodalizio degli Iannone. “Ha cercato di fornire ogni chiarimento possibile alle contestazioni – ha fatto sapere il suo legale, l’avvocato di Brescia Gianbattista Scalvi -. Si è difeso, ha ammesso questi contatti ma ha fornito ogni chiarimento per dire che i mezzi in realtà non li ha comprati. I contatti ci sono stati ma alla fine l’affare non si è concluso, non ha acquistato nulla”. Proposta la revoca del carcere con sostituzione della misura cautelare.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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