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'Nuovo padiglione del carcere cade a pezzi Perché è stato aperto? Qualcuno risponda' Il Sappe chiede chiarimenti

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Il sindacato di polizia penitenziaria Sappe chiede con decisione chiarimenti sul nuovo padiglione del carcere, a distanza di circa un anno e mezzo dall’entrata in attività non funzionale come dovrebbe essere a causa di numerosi deficit strutturali (ingresso principale danneggiato e non utilizzabile, ascensori non funzionanti, cancelli rotti, infiltrazioni). Non solo. Il Sappe mette in luce le problematiche del personale (numeriche e di altro genere), quelle legate alla tipologia di detenuti arrivati in massa (extracomunitari incapaci di parlare l’italiano e senza appoggi e contatti all’esterno) e la necessità di almeno 30 unità di polizia penitenziaria a breve per tamponare almeno l’emergenza (anche perché nel giro di qualche mese, tra pensionamenti, trasferimenti e distacchi, la carenza è destinata a peggiorare).

“Innanzitutto abbiamo appreso favorevolmente della visita in carcere degli avvocati della Camera penale – dichiara Pantaleo Mastrolia, segretario provinciale del Sappe -. Dagli avvocati sono state evidenziate problematiche già sollevate da noi in passato. Prima dell’apertura del nuovo padiglione era stata organizzata anche una visita di una delegazione regionale del sindacato. Noi vogliamo capire e per questo poniamo domande. Perché il personale continua a lavorare in un padiglione che anche a detta degli avvocati è in una situazione inaccettabile? Perché si continua a lavorare in queste condizioni precarie? Perché si è spinto all’apertura di un padiglione che non è agibile?”.

Il padiglione in questione ospita oggi circa 180 detenuti. “E’ quasi a pieno regime”, spiega Angelo Mangione, componente della segreteria.

Da sinistra: Mangione (componente segreteria Sappe Cremona), Mastrolia (segretario provinciale Sappe Cremona) e Bovenzi (componente segreteria Sappe Cremona)

“Perché lo hanno aperto? Perché tutta questa fretta? Perché è stata imposta l’apertura? Ci sembra di combattere contro i fantasmi, nessuno, infatti, ci ha ancora risposto. Qualcuno ci deve rispondere adesso. Cominceremo a rimandare ancora queste domande ai piani superiori. Cominceremo con il Provveditore”, assicura Mastrolia. “Non capiamo – prosegue – perché diversi sindacati ci hanno accusato pubblicamente di fare ostruzionismo. Le nostre sono proteste costruttive. Abbiamo delle proposte a differenza di alcuni ‘sindacatini’ che fanno servilismo distruttivo. Sindacati che in passato scrivevano e dichiaravano di tutto e di più e che ora si sono fermati. Ci accusano di ostruzionismo ma abbiamo dei progetti. Ad esempio stiamo per presentare una nuova proposta per l’organizzazione del lavoro. Tornando alle nostre domande, ci rivolgeremo al Provveditore e tramite la segreteria regionale per chiedere spiegazioni anche a livello di Dipartimento”.

Evidenziata la carenza di personale della polizia penitenziaria, così come la presenza di mezzi assolutamente fatiscenti. Sulla carta dovrebbero esserci qualcosa in più di 200 unità di polizia penitenziaria. Se ne contano, effettivamente, tra le 164 e le 174.

“Ben vengano i 150mila euro in più destinati alle attività dei detenuti – dice il segretario provinciale del Sappe -. Possono anche organizzare i Mondiali di calcio in carcere ma bisogna mettere in sicurezza la situazione. E serve personale”. Almeno 30 unità in più per la polizia penitenziaria nel minor tempo possibile, per tamponare l’emergenza, concordano Mastrolia, Mangione e Stanislao Bovenzi, altro componente della segreteria.

“Nel giro di qualche mese – chiarisce Bovenzi – tra pensionamenti, trasferimenti e un paio di distacchi avremo almeno una ventina di unità in meno. Inoltre sarà difficilissimo gestire la situazione con l’arrivo dell’estate, con le ferie”.

Altra questione è legata alla tipologia di detenuti, non semplice da gestire in una situazione come quella attuale. “Perché da quando ha aperto il nuovo padiglione mandano qui nella struttura di Cremona, da varie zone, solo extracomunitari e di una tipologia decisamente difficoltosa da gestire? Parliamo soprattutto di soggetti che non parlano l’italiano e non hanno appoggi e contatti all’esterno del carcere. Ci siamo più volte trovati a far fronte a risse e atti autolesionistici, anche per futili motivi, e a invii urgenti in ospedale”, afferma Mastrolia. “La polizia penitenziaria opera in una situazione disagiata”, aggiunge. “In prima persona, in questa situazione, ci siamo noi della polizia penitenziaria”, concordano Mangione e Bovenzi.

“Tutto questo non è un attacco al direttore – prosegue il segretario provinciale del Sappe, Mastrolia – ma sono domande per i piani alti, per l’amministrazione regionale e nazionale. Perché ci stanno facendo lavorare così? E con un nuovo padiglione che cade a pezzi? Noi abbiamo raccolto le lamentele del personale. Non combattiamo solo per i nostri iscritti”.

“Con il nuovo direttore Maria Gabriella Lusi – conclude Mastrolia – sempre disponibili a confronti amichevoli, costruttivi e pacifici. Cosa che facciamo da quando è arrivato. Quando parla della situazione del carcere e dice che ha trovato una situazione difficoltosa, però, spieghi anche della professionalità del personale che affronta questa situazione catastrofica. Ponga anche lei queste domande ai piani alti. Anche per capire se stiamo combattendo con fantasmi o meno. Anche per capire a chi possiamo rivolgerci. La situazione, da catastrofica, sta pure peggiorando”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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