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Corso di laurea in restauro mai così vicino, ecco il progetto

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foto Sessa

Per Cremona è un sogno da almeno vent’anni; forse dall’anno accademico 2016-2017 diventerà realtà. Si tratta del corso di laurea magistrale, quinquennale, in Conservazione e Restauro dei beni Culturali, mai stato così prossimo alla realizzazione grazie alla collaborazione tra enti pubblici e istituzioni culturali del territorio. Il progetto è stato presentato oggi in sala Puerari del Museo civico ai liutai cremonesi, categoria che rappresenta uno dei pilastri della vocazione musicale cremonese, necessario legame tra mondo accademico e produttivo. Anima del progetto è il Dipartimento di Musicologia di Cremona (Università di Pavia) e in particolare Angela Romagnoli; gli altri partner sono Scuola internazionale di liuteria, Politecnico di Milano (facoltà di Ingegneria e laboratorio di analisi acustica presso Museo del Violino – Laboratorio Arvedi); Cr.Forma; Fondazione MdV;  stituto Monteverdi, Fondazione Stauffer. A tenere le fila è il dipartimento di Musicologia dell’università di Pavia. Hanno collaborato inoltre Distretto culturale della Provincia di Cremona, e la docente in restauro Anna Maramotti.

Il corso è destinato a non  più di 10 studenti all’anno e si articola in 5 posti per il restauro degli strumenti ad arco, a pizzico e archetti; e in altri 5 per l’arte organaria, rispettando così le due vocazioni tipiche del territorio cremonese e cremasco. Vi si accederà mediante concorso, con diploma di maturità, solida preparazione umanistica e scientifica e possesso di un’adeguata conoscenza musicale. Qualcosa di più della conoscenza delle note e del solfeggio, ma non necessariamente una formazione specifica, anche per allargare la platea dei potenziali studenti. L’incontro di oggi con i liutai mirava ad aprire un confronto con la categoria professionale per capire quali possano essere i prerequisiti musicali più importanti per avviarsi alla carriera di restauratore. Da ultimo, sarà necessario avere un’adeguata abilità manuale.

Il quinquennio di corsi sarà contraddistinto da una netta prevalenza delle ore di laboratorio, 2500 in tutto, contro le 1130 ore delle varie discipline. A queste andranno ad aggiungersi le ore obbligatorie di tirocinio. Alla fine del percorso, si terrà un esame di stato abilitante: chi uscirà potrà fregiarsi del titolo di studio di restauratore. Non esiste però un titolo di studio specifico per il restauro dei beni musicali e questo rappresenta un problema da risolvere nell’ambito delle professioni. Il corso cremonese –  si augurano gli organizzatori – potrà servire anche ad indirizzare il ministero verso una maggiore regolamentazione delle competenze in questo campo.

Un corso di laurea che rappresenta un onere non indifferente per l’Università, primo esempio, come ha sottolineato Claudio Vela vicedirettore del Dipartimento di Musicologia, di un corso di studi a spiccata vocazione laboratoriale all’interno di un ‘contenitore’ tutto umanistico. Elemento che ne fa un unicum a livello internaionale. E proprio sull’internazionalizzaizone del territorio cremonese si è soffermato il sindaco Gianluca Galimberti, al quale l’università ha reso il merito di avere dato un’accelerata  alla concretizzazione del progetto, aprendo gli opportuni canali istituzionali (Ministeri della Cultura e dell’Istruzione). “Il contributo che attendiamo da Fondazione Cariplo per questo progetto servirà solo nella fase di start up. Non dobbiamo pensare che sarà per sempre. Proprio per dare continuità è necessaria un’apertura internazionale che può nascere solo con il coinvolgimento e il forte impegno diretto delle istituzioni, i Comuni in primo luogo. E’ quello che stiamo facendo, ma senza il progetto elaborato dall’Università non saremmo andati da nessuna parte. L’avvio di collaborazioni internazionali  che non sono scontate e vanno costruite, potranno dare accesso a contributi europei che saranno indispensabili per il funzionamento del corso”. Insomma, una sfida.

Per l’Università gli oneri finanziari (oltre a quelli burocratici) non saranno da poco: le lezioni in laboratorio saranno in grande misura misura affidate a professionalità esterne mentre per le materie disciplinari invece ci si affiderà al corpo docente accademico di Università di Pavia e Politecnico.

A chi è indirizzato il corso e quali sbocchi professionali potrà garantire? Prima di tutto interessa ai costruttori di strumenti ad arco, quindi è alla vasta platea dei liutai cremonesi che guarda l’Università, sia come referente operativo del progetto, sia come possibile bacino di utenza. Nell’attesa poi che i musei musicali italiani si dotino di restauratori a tempo pieno – si preferiscono invece risorse esterne – i laureati potranno trovare impiego in strutture museali estere. Principale sbocco professionale restano però i centri di restauro, dove il laureato potrà svolgere ruoli direttivi, a differenza dei tecnici preparati nei più brevi percorsi triennali, come quello attivato a Cremona da Cr.Forma, con sede a palazzo Fodri. Lo stesso Cr.Forma pè partner del progetto di Musicologia.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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