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Banca Etica scrive a Vezzini 'La Provincia non venda le quote'

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“La Provincia non venda le proprie quote di Banca Etica”. L’appello arriva dagli stessi soci cremonesi dell’istituto di credito, che alcuni giorni fa hanno inviato al presidente della Provincia di Cremona Carlo Vezzini, una lettera aperta per sollecitare il Consiglio a rivalutare l’opportunità di cedere le azioni dell’Istituto di Padova. “Molti anni fa la Provincia di Cremona decise di aderire a Banca Popolare Etica. Questa scelta, condivisa da moltissimi altri enti locali, maturò per la consapevolezza della specificità di Banca Etica, una banca che, come riporta l’art. 5 dello Statuto, si propone di gestire risorse finanziarie di famiglie, donne, uomini, organizzazioni, società di ogni tipo ed enti, orientando i loro risparmi verso la realizzazione di progetti di bene comune – evidenzia il coordinatore provinciale, Pietro Cattaneo -. La banca infatti, attraverso gli strumenti dell’attività creditizia, sostiene realtà le cui attività socio-economiche sono caratterizzate da una forte tensione e responsabilità verso la crescita umana, sociale ed ambientale dei territori in cui operano. Non va dimenticato neppure l’impegno a moltiplicare, in tempi di riduzione delle risorse pubbliche per il welfare e per i soggetti più fragili, le opportunità di credito, diventando così un volano virtuoso verso un’economia reale e non meramente finanziaria”.

Nella missiva inviata a Vezzini, i soci evidenziano come “se da un lato certo immaginiamo le difficoltà che possono aver suggerito tale decisione (quella di vendere le quote) dall’altro tuttavia sappiamo anche che essa non era obbligata, confermati in questo da una delibera nel 2104 di segno opposto ad esempio della Provincia di Varese, e pertanto a nome dei nostri soci ci sentiamo in dovere di chiederne conto”.

Nella lettera si fa anche riferimento alla situazione socio-economica del territorio provinciale: “A noi sembra che più che i soldi, manchino fiducia, coesione sociale, partecipazione, visione di lungo periodo, voglia di serrare le fila attorno alle istituzioni e alla politica, unendo le forze anche finanziarie, pur nel rispetto dei ruoli. Ebbene a noi sembrava che fosse proprio questo il tempo per far fruttare quel minuscolo capitale di 100 azioni in capo all’ente Provincia. Quelle “cento azioni” rappresentano un presidio di vitalità, di alleanza della politica con la voglia di pulizia non forcaiola di tanti cittadini, quelli che pensano a costruire prima di lamentarsi, a dare valore ai soldi perché sono strumenti ‘moderni’ di progresso economico se restano in mani assennate e prudenti. ‘Cento azioni’ come i ‘cento passi’ che ogni nostra amministrazione deve fare per distanziarsi o prevenire l’infiltrazione delle mafie e del malaffare. Leva amministrativa e leva finanziaria hanno bisogno, oltre che di procedure adeguate, di cura civica e di una visione aperta all’interesse di tutti”.

La richiesta di Banca Etica, è forte: “quelle cento azioni non devono diventare cento passi indietro, cento secchiate d’acqua sulla passione civile, sulla determinazione di mobilitare risorse private in progetti d’interesse generale, sull’intuizione che ‘il quanto ci guadano/ci perdo’ è anticamera crepuscolare – scrivono nella lettera -. Chi è socio di Banca Etica è testimone che è più importante, saggio e alla fine conveniente domandarsi ‘quanto spendo/investo’ per stare dentro a un progetto di futuro, di pacifica convivenza, di ambiente pulito e fruibile, un progetto che, di questi tempi, è inevitabilmente intrecciato a una forte crescita della finanza etica”.

E a Vezzini chiedono un incontro, “purché si arrivi a una soluzione conveniente, a un gesto politico netto, capace di conciliare le esigenze di bilancio con i valori prima richiamati”.

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