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Migranti e cambiamenti climatici, incontro con don Perego

Il coordinamento cremonese delle associazioni che si riconoscono nell’Expo dei popoli (rispetto dell’ambiente, giustizia sociale, sovranità alimentare, convivenza pacifica tra i popoli e le culture) organizza per  
sabato 9 maggio 2015 alle ore 15.30 in sala Zanoni  di via del Vecchio Passeggio, un 
incontro sul tema: 
“Per un Mediterraneo di pace: migranti tra conflitti e cambiamenti climatici”. 
A parlarne saranno:
Grammenos Mastrojeni
, diplomatico Ministero Affari Esteri, responsabile cambiamenti climatici e cooperazione, 
docente di Soluzione dei conflitti
 e mons. Giancarlo Perego
, direttore Fondazione Migrantes, docente alla SPICES Scuola di Politica internazionale
 Cooperazione e Sviluppo. 

Fanno parte del coordinamento delle associazioni della rete territoriale:
 Acli Cremona, ALA Associazione Latino Americana, AmbienteScienze, Amici del Dialogo, Amici di Emmaus, Amnesty International gruppo 288 Cremona, Arci Cremona, Articolo 32, Associazione Orto e Dintorni Cremona, Associazione Persona-Ambiente Casalmaggiore,  Associazione   Senegalesi di Cremona e Provincia, Auser,  Caritas Cremonese, Cooperativa Non Solo Noi Cremona,  Cremona nel Mondo, Filiera Corta Solidale, Forum Provinciale del Terzo Settore, GiT Soci Cremona Banca Etica, Immigrati Cittadini, IPSIA Cremona, Istituto OIKOS, Legambiente, Movimento Federalista Europeo, Pax Christi,  Raddhodiaspora Italia, ReteDonne Se Non Ora Quando? Cremona, Rive Gauche, Salviamo il Paesaggio Casalmaggiore, Slow Food Cremona, Tavola della Pace di Cremona.

Come dimostrato dalla fondazione Migrantes, il numero dei migranti nel mondo a causa dei disastri ambientali e degli sconvolgimenti climatici, ormai sempre più frequenti e violenti anche in Italia, è stato nel 2013 di 22 milioni (19 nell’estremo Oriente), a fronte degli 8,2 milioni per motivi politici e a causa di guerre. L’85% dei Paesi colpiti sono Paesi poveri, che, pur essendo responsabili solo dell’1% delle emissioni mondiali, contano il 99% delle morti (dalle 300 alle 350.000 all’anno) e il 90% delle perdite economiche.

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