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Lega Nord dal prefetto 'Si fermi il business degli immigrati'

Mobilitazione della Lega Nord sabato pomeriggio davanti alla Prefettura per chiedere che il Governo cambi drasticamente rotta rispetto all’accoglienza dei migranti – clandestini. C’erano i consiglieri comunali Alessandro Carpani e Alessandro Fanti, l’onorevole Silvana Comaroli, il consigliere regionale Federico Lena. Nel corso della manifestazione è stata depositata in prefettura una lettera che fa il punto sull’enormità dello sforzo economico che un Paese in crisi come l’Italia ha fatto per fronteggiare l’emergenza immigrazione e sul pericolo delle collusioni con la malavita di chi gestisce l’accoglienza.  Questo il testo della lettera.

“La crisi  economica internazionale che negli ultimi anni ha investito diversi Paesi del mondo e, in particolar modo, le economie dei Paesi più deboli dell’Europa, ha determinato un aggravamento degli indicatori macroeconomici e del quadro di finanza pubblica italiana. Le politiche di risanamento della finanza pubblica adottate negli ultimi anni nel nostro Paese finalizzate al raggiungimento dei vincoli imposti dall’Europa, pur se hanno coinvolto tutti i livelli della pubblica amministrazione, nei fatti, hanno visto, proprio, le amministrazioni locali contribuire in modo determinante.  la situazione odierna nella quale gli enti locali si trovano a svolgere i servizi ai cittadini costituzionalmente loro assegnati risente, esclusivamente in chiave negativa, di almeno 5 fattori: lo stratificarsi di tagli alle risorse degli enti locali e territoriali, la mancata attuazione del federalismo fiscale, la crisi economica che ha aumentato le esigenze di servizi sociali, l’emergenza sbarchi con conseguente imposizione agli enti di garantire ospitalità, e la legge n. 56 del 2014 che ha avviato una riforma delle province in mancanza di chiarezza istituzionale e di strumenti normativi e finanziari adeguati.
 Secondo un calcolo riassuntivo diffuso dalla Cgia di Mestre nel gennaio 2015, complessivamente tra il 2011 ed il 2015 (dalla prima manovra Monti all’ultima legge di stabilità del Governo Letta) gli enti locali e territoriali complessivamente hanno subito una decurtazione superiore ai 25 miliardi di euro. Ciò ha permesso allo Stato centrale di dimostrare un miglioramento sul fronte della spesa quasi interamente scaricato sui bilanci degli enti locali e territoriali. Sui soli comuni il taglio è stato di 8,31 miliardi di euro e di 3,74 miliardi di euro per le province.

Il Documento di economia e finanza presentato recentemente dal Governo non interviene a rimodulare o ridimensionare i tagli per gli enti locali, in particolare le province, che in base all’ultima legge di stabilità sono chiamate ad uno sforzo superiore alla propria capacità di sostenere tagli e che, come già annunciato da amministratori di tutti i colori politici, potrebbero dichiarare il default.
 In mancanza di attuazione del federalismo fiscale e del meccanismo di finanziamento basato su costi e fabbisogni standard, il taglio si è trasformato, anziché in uno strumento di riduzione degli sprechi e della spesa improduttiva, in un meccanismo opposto, punitivo ed ingiusto: anziché premiare i comuni virtuosi e responsabilizzare le cattive amministrazioni, i tagli applicati in maniera lineare hanno reso impossibile l’amministrazione di chi non aveva margini di spreco. Nella sostanza, una spending review boomerang che ha trattato i servizi ai cittadini come se fossero sprechi e non ha saputo evidenziare né intaccare le sacche di cattiva amministrazione. 
I continui interventi sui tributi locali (soprattutto sull’IMU, che in due anni è stata oggetto di 4 modifiche strutturali e 10 decreti parziali), intervenuti anche in corso d’anno, hanno impedito la programmazione di bilancio da parte degli enti, hanno determinato un raddoppio delle imposte per i cittadini senza che a ciò corrispondesse alcuna risorsa aggiuntiva per i servizi municipali, ma soprattutto hanno spezzato la tracciabilità del tributo locale, perché in larga parte ed in diverse forme quanto incassato dai comuni come esattori è stato incamerato dallo stato centrale rendendo ancora più difficile stabilire una corrispondenza con i reali fabbisogni e fissare fabbisogni standard dal lato della spesa.
 All’indomani della legge n. 56 del 2014 intervenuta sulle province e città metropolitane, i nuovi enti di area vasta sono titolari di quattro funzioni fondamentali, prevedendo una ridistribuzione delle altre tra comuni e regioni (e invece nessun onere per lo Stato): la gestione e manutenzione delle strade provinciali; la gestione e manutenzione delle scuole superiori; la tutela e valorizzazione dell’ambiente; l’assistenza ai comuni.

La legge di stabilità 2015 prevede il versamento allo Stato da parte delle province di 1 miliardo di euro per il 2015, 1 ulteriore miliardo di euro per il 2016 e 1 ulteriore nuovo miliardo di euro per il 2017, incidendo per oltre il 15 per cento sulla spesa totale delle province. Il legame tra funzioni fondamentali, funzioni trasferite, risorse e garanzia di copertura finanziaria viene dunque completamente ignorato.
 Dal lato dei comuni, ai tagli citati corrisponde un aumento degli oneri conseguente alle crescenti esigenze di servizi sociali per fronteggiare crescenti situazioni di sofferenza e di povertà della popolazione, oltre ad una crescente evasione delle imposte municipali determinata da impossibilità di farvi fronte da parte dei cittadini.
 Solo a titolo esemplificativo,  stando a quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di  stampa  la Provincia di Cremona ha dovuto rinunciare al servizio di assistenza didattica agli studenti con disabilità sensoriali considerati gli ingenti tagli ai trasferimenti.

Questa condizione di estrema difficoltà  che vivono le amministrazioni degli enti locali è stata aggravata dalle irresponsabili politiche adottate dal Governo per gestire l’ondata dei flussi migratori.     Il costo dell’accoglienza di migranti è in larga parte a carico dei comuni: in maniera integrale per ciò che riguarda i minori non accompagnati, in forma di anticipazione forzata allo Stato delle spese sostenute per i migranti assegnati dalle prefetture.
I comuni non hanno invece la possibilità economica di fare fronte alla crescente domanda di sicurezza da parte dei cittadini, non potendo, a causa delle regole del patto di stabilità interno, liberare risorse per investimenti sulla sorveglianza, sulla polizia locale, sulla bonifica di zone a rischio del proprio territorio. Va sottolineato, inoltre, l’impatto sociale causato dal diffondersi nell’opinione pubblica di  un senso    di ingiustizia nei confronti dello Stato che opera una presa in carico degli immigrati approdati sulle nostre Coste e le politiche mirate al sostegno economico dei cittadini in condizioni di disagio economico ed emergenza  abitativa; Ogni migrante che inoltra la richiesta d’asilo ha diritto all’accoglienza, ottiene un permesso di soggiorno, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale godendo del diritto alle prestazioni sanitarie in esenzione alla compartecipazione alla spesa.Non è più accettabile l’atteggiamento ipocrita del Governo il quale continua a non volere attuare una corretta gestione dei flussi migratori verso il nostro Paese e si limita a scaricare le proprie responsabilità sugli enti locali che, già fortemente penalizzati dai tagli di risorse provocate dalla perdurante crisi e dalla mancata attuazione del federalismo fiscale, devono, in aggiunta, accollarsi spese enormi per l’erogazione di tali servizi, socio assistenziali, a scapito dei cittadini residenti.
Il dramma dell’immigrazione e dei suoi risvolti sociali sta toccando picchi emergenziali. I poteri dello Stato si trovano spesso senza mezzi tecnici economici e giuridici per fronteggiarne le derive più estreme. Come è avvenuto in passato in altre situazioni emergenziali (ad esempio nei fenomeni di contrasto al terrorismo negli anni di piombo, di contrasto alla mafia, di contrasto al terrorismo islamico) soltanto una legislazione speciale, accompagnata da deroghe ai trattati internazionali finalizzate alla sicurezza interna (ad esempio come avvenne durante il G8 Italia per quanto riguarda il trattato di Schengen) e accompagnata da una politica di accordi stabili bilaterali può consentire la reale tutela dell’interesse dei cittadini e degli stranieri regolarmente presenti nonché diminuire realmente la pressione migratoria e, Quindi, le tragedie umanitarie “degli sbarchi” e quelle dei minori non accompagnati preda delle organizzazioni criminali.
E’ manifesta l’incapacità di questo Governo di mettere in atto azioni dirette a contrastare il continuo flusso di immigrati che sbarcano sulle coste italiane.
Oltre alla normale gestione delle problematiche connesse all’immigrazione di massa oggi dobbiamo anche fare i conti con il pericolo del terrorismo internazionale di matrice fondamentalista islamica.
E’ oramai noto come tra gli immigrati che sbarcano in Italia si nascondino anche affiliati alle organizzazioni terroristiche internazionali legate al fondamentalismo islamico.
Secondo i dati comunicati dal Ministero dell’Interno in Italia sono sbarcati 42.925 migranti nel 2013, 170.100 nel 2014 e i richiedenti asilo sono stati 26.620 nel 2013, 64.886 nel 2014;Il numero dei richiedenti asilo che è nettamente inferiore rispetto al totale dei migranti arrivati in Italia nello stesso periodo conferma la dispersione degli stessi migranti sul territorio ed il passaggio alla condizione di clandestinità. Parte di questi ultimi, che rifiuta di sottoporsi alle procedure di identificazione, punta a raggiungere le ambite mete nordeuropee, principale obiettivo finale del loro viaggio, ma una parte è sottoposta al concreto rischio di una loro cooptazione nei circuiti delinquenziali, esponendoli a altresì a diverse forme di sfruttamento, nonché a condizioni igienico-sanitarie precarie.Il Ministero dell’Interno, attraverso le Prefetture, corrisponde ai gestori o ai privati albergatori che accolgono gli immigrati l’importo di Euro 35,00, oltre IVA pro die per ciascun ospite assistito. Con tale importo il gestore è tenuto ad erogare ad ogni migrante un “pocket money” nella misura di Euro 2,50 pro capite/pro die e una tessera/ricarica telefonica di Euro 15,00 all’ingresso.  I costi dell’operazione “MARE NOSTRUM” indicati dal Ministro della Difesa sono ammontati a 9,3 milioni al mese.  Per “TRITON” l’UE ha stanziato fondi pari a 2,9 milioni al mese, questo prima del potenziamento dell’operazione decisa dal Consiglio straordinario UE del 23 aprile. Secondo i dati comunicati dal Ministero dell’Interno nel 2014 il costo del solo sistema dell’accoglienza è ammontato a oltre 600 milioni di euro. Questi numeri fanno emergere con chiarezza l’entità del business legato all’accoglienza degli immigrati. Gli immigrati richiedenti asilo vengono smistati in tutte le province italiane attraverso le Prefetture; L’enorme afflusso dei migranti richiedenti asilo sul territorio nazionale, unitamente ai prolungati tempi per la valutazione dello status di rifugiato sta mettendo a dura prova la capacità ricettiva del sistema di accoglienza nonché l’apparato di sicurezza italiano e gli operatori di Polizia. La limitata capacità dei CARA (circa 10.000 posti) e dello SPRAR (circa 21.000 posti) determina la necessità continua da parte delle Prefetture di ricercare nei territori sempre più strutture temporanee. L’indagine “mafia capitale” ha fatto emergere con tutta chiarezza come le associazioni criminali gestiscano attraverso il complesso sistema delle cooperative il business dell’immigrazione; In una delle intercettazioni pubblicate nell’ambito dell’inchiesta “mafia capitale” il capo della cosca romana Salvatore Buzzi spiegò che i guadagni che si possono fare con l’immigrazione non sono paragonabili neanche al traffico di droga. Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, Catania, il più grande d’Europa, è stato coinvolto in una inchiesta sugli appalti truccati per la quale risultano indagati anche il sottosegretario al Ministero delle politiche agricole e forestali Giuseppe Castiglione e Luca Odevaine, all’epoca dei fatti componente del Tavolo tecnico sull’immigrazione del ministero dell’Interno, attualmente agli arresti perché coinvolto nell’inchiesta “mafia capitale”. L’indagine siciliana di Caltagirone riguarda l’appalto del 2014 da circa 100 milioni di euro per la gestione triennale del Cara di Mineo, affidato a una commissione aggiudicatrice della quale Odevaine è entrato a far parte 5 giorni dopo essere stato nominato «collaboratore dell’Ufficio progettazione, gestione e rendicontazione dei fondi europei». Queste inchieste, mostrano una fotografia dai contorni ben definiti dalla quale emergono i rapporti tra politici corrotti, cooperative e associazioni criminali per la spartizione del nuovo business dell’immigrazione;
Desta allarme il conflitto istituzionale generatosi dalla presa di posizione delle associazioni di categoria dei funzionari prefettizi che hanno manifestato il disagio avvertito per la  lontananza dell’esecutivo dai problemi che attanagliano il Paese, rifiutandosi di partecipare all’incontro fissato dal Ministro dell’Interno.
Alla luce di quanto ampiamente esposto, con la presente  si chiede al Prefetto di  rappresentare al Ministro dell’Interno  le istanze che provengono dai territori”.

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