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Omicidio Zardi: 3 archiviazioni, ma altre indagini su cerchia di amici

Il giudice Salvini

L’omicidio di Arianna Zardi, la 25enne di Casalbellotto trovata morta nell’ottobre del 2001 sotto un ponticello di Torricella del Pizzo, a distanza di 14 anni resta un mistero. A tre anni dalla riapertura del caso, il gip Guido Salvini ha accolto la richiesta del pm Roberto di Martino, ed ha disposto l’archiviazione della posizione di tre persone, due uomini e una donna, ordinando però nuove attività di indagine. Si vuole arrivare alla verità e non si vuole lasciare nulla di intentato, così come chiesto anche dall’avvocato Giovanni Bertoletti che rappresenta la famiglia di Arianna. “Alla luce di tutta l’attività di indagine svolta dopo la riapertura del caso”, ha commentato il legale, “abbiamo chiesto la prosecuzione e l’ampliamento delle indagini, indicando elementi ancora fruibili allo scopo di trovare la verità”. “Una cosa è emersa da questo grande lavoro”, ha concluso Bertoletti: “che non si è trattato di un suicidio”.

Con la riapertura del caso sono stati effettuati nuovi sopralluoghi, altri interrogatori a diverse persone già sentite all’epoca e attivati contatti con i carabinieri che si occupano dei ‘cold case’ , i cosiddetti casi irrisolti, con cui sono stati incrociati i dati, a partire da quelli emersi nel corso degli esami compiuti nel 2007 sul cadavere della ragazza: una perizia autoptica (la seconda dopo quella fatta a ridosso del decesso) e una perizia compiuta da un entomologo sulle larve e sugli insetti trovati sul cadavere.

Oltre ai due indagati maschi, accusati di omicidio, e alla donna, a cui si contestava di aver fornito false informazioni al pubblico ministero, le indagini si sono concentrate su altre due persone, anch’esse indagate con l’accusa di omicidio e anch’esse già archiviate. A tutti sono stati effettuati prelievi di campioni biologici per cercare tracce ematiche o di altra natura da cui estrapolare profili genetici da eseguirsi sui reperti acquisiti al momento del ritrovamento del cadavere. Nulla di fatto, però: l’esame del Dna ha escluso la compatibilità degli indagati con le tracce rinvenute sugli oggetti a referto, tra i quali, oltre agli abiti di Arianna, anche alcuni mozziconi di sigaretta.

Il procuratore di Martino

Dalle tracce biologiche presenti sulla superficie interna degli slip indossati dalla vittima, secondo gli accertamenti del consulente tecnico della procura Claudio Bellino, è stato trovato “un assetto genotipico complesso (relativo a  più individui) misto tra la vittima e un soggetto di sesso maschile”. Potrebbe quindi essere plausibile l’ipotesi, per il gip Salvini, che la Zardi avesse avuto, poco tempo prima della morte, un rapporto o un contatto di carattere intimo con un’altra persona finora sconosciuta.

Ed è proprio in questa direzione che il giudice ha consigliato di muoversi, concentrandosi su una più ampia cerchia di conoscenze della ragazza, tentando, in questo modo, ulteriori comparazioni dei profili biologici rinvenuti su tutti i reperti. Così come dovrà essere valutata anche la possibilità di rilevare eventuali impronte papillari lasciate sugli indumenti indossati dalla vittima durante la colluttazione che verosimilmente ha preceduto la caduta nel vuoto.

Il corpo di Arianna era stato trovato il 2 ottobre del 2001, disteso, con la testa verso il muro. A poca distanza, la sua borsetta appoggiata al muretto del ponticello sopra il greto asciutto di un canalone di irrigazione a Torricella del Pizzo. L’autopsia aveva collocato la morte della ragazza tra le 13 del primo ottobre e le 24 dello stesso giorno, ma la perizia entomologica depositata il 20 febbraio del 2008 aveva ribaltato tutto, collocando il decesso tra il tardo pomeriggio del 30 settembre del 2001 e le prime ore del primo ottobre del 2001.

L'avvocato Bertoletti

In un primo momento la causa della morte di Arianna era sembrata una caduta volontaria dal ponte, anche se il cadavere era stato localizzato a qualche metro di distanza, lungo il terreno che corre al di sotto dell’ arco. Per il perito Massimo Alonzo, si è trattato di un omicidio: per l’esperto, “tre delle lesioni riportate sul corpo della Zardi, e cioè le lesioni in regione lombare, nonché al ginocchio e al polso, non sono lesioni tipiche o compatibili con quelle che si producono a seguito di una precipitazione”. Anche l’esame dei luoghi, e in particolare la modestia dell’altezza dalla quale la ragazza sarebbe precipitata, porta ad escludere il suicidio: nessuno che abbia effettivamente intenzione di togliersi la vita opterebbe per una precipitazione così modesta, e quindi insicura quanto agli effetti.

Le indagini erano proseguite con gli interrogatori degli amici della vittima, tra cui un 17enne nella cui casa era stato trovato il telefonino di Arianna. «L’ ho preso dalla borsetta dopo essermi imbattuto nella ragazza ormai cadavere – si era giustificato – poi sono scappato per lo choc». Era stato arrestato e poi prosciolto per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Sui reperti recuperati dalla borsetta e dal suo contenuto, però, non sono mai stati trovati profili compatibili con l’allora minorenne. Resta quindi aperta l’ipotesi che altre persone avessero maneggiato gli effetti personali di Arianna in concomitanza o poco dopo la sua morte.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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