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Importanti scoperte dal restauro di due tavole della Diocesi

Nel pomeriggio di giovedì 28 maggio, nella Sala Bolognini del Palazzo Vescovile, organizzato dall’Inner Wheel di Cremona, è stato presentato il restauro di due importanti tavole provenienti dalla Parrocchiale di Solarolo Rainerio. Un momento significativo per il recupero – spiegano sul sito della Diocesi -, data l’urgenza dell’intervento che non poteva più essere rinviato, considerate le condizioni conservative.

Anche perché il supporto ligneo era quasi ridotto a segatura; ampi sollevamenti, soprattutto per le stuccature stese a unire le assi che costituivano le due tavole; sollevamenti con qualche caduta del film pittorico. Il progetto del loro restauro è stato assegnato dal parroco don Mario Binotto allo “Studio Blu Restauro” di Castel Goffredo (Mantova), ed è stato seguito dai funzionari dell’allora Soprintendenza di Mantova, Giovanni Rodella e Renata Casarin. I lavori si sono svolti anche sotto l’occhio vigile di mons. Achille Bonazzi, responsabile dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, considerata l’alta valenza religiosa e storico-artistica dei due quadri.

Il risultato finale  permette di cogliere la bellezza e la maestosità dei due dipinti. Come sempre i lavori di restauro sono stati accompagnati da indagini diagnostiche, svolte in sintonia tra i professori Curzio Merlo, Mario Lazzari e Achille Bonazzi, privilegiando ovviamente le indagini non invasive.

Così si è potuto precisare il soggetto della prima tavola: Luisa Bandera, nel catalogo della mostra sui Campi, aveva scritto nel capitolo riguardante Galeazzo Campi: “Nel 1528 il pittore firmò il San Pietro in trono tra San Filippo e San Paolo che insieme alla Madonna con Santa Caterina, Santa Maria Maddalena, San Pietro e Santo Stefano è conservato nella Parrocchiale di Solarolo Rainerio” (pag. 69; 1985). In realtà il soggetto della prima tavola è diverso: non si tratta di S. Filippo, bensì di S. Andrea, con la caratteristica Croce; tutto il quadro è di ispirazione mantegnesca.

Inoltre la data con la firma di Galezzo Campi, stesa sulla destra del dipinto, recita “Galeaz. Campo cremonensis pinxit 1523 die 15 febbruarii”: quindi la datazione deve essere anticipata al 1523, anzi, a voler essere precisi, poiché gli anni si contavano “Ab Incarnatione Christi”, oggi dovremmo parlare di 1524. Ancor più interessante emerge il problema dell’attribuzione del secondo dipinto, alla mostra dei Campi dato senza dubbio a Galeazzo Campi. Già l’anno successivo, però, Marco Tanzi poneva il dubbio su questa attribuzione, ipotizzando invece che l’autore fosse Tommaso Aleni, detto “Il Fadino”.

Le indagini compiute il riflettografia IR portano a osservare che esiste una certa diversità tra i due quadri nella realizzazione del disegno preparatorio che, unita all’osservazione diretta, pongono il problema dell’autore della  Madonna con Santa Caterina, Santa Maria Maddalena, San Pietro e Santo Stefano: Galeazzo Campi o il Fadino? È necessario studiare e approfondire ulteriormente il problema prima di ipotizzare una risposta definitiva, anche perché per Galeazzo si è osservato l’uso abbondante di pigmenti organici (lacche), diversamente dal secondo  quadro nel quale abbondano i pigmenti inorganici.  Certo è che ogni qual volta si pone mano ad un restauro, si precisano alcuni elementi e si pongono le basi per ulteriori ricerche.

Un grazie enorme va comunque al Club cittadino dell’Inner Wheel che, insieme alla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona presieduta da Renzo Rebecchi,  ha sostenuto le spese del primo restauro; quelle del secondo alla signora Mara Bolzoni di Piadena, titolare della Ditta di ortofrutta “B.V. Bolzoni”i e da un cittadino residente a S. Giovanni in Croce che preferisce rimanere anonimo. Senza di loro le due tavole, che ancora manifestano una delicata condizione di struttura, sarebbero andate irrimediabilmente perdute. «Ritengo che i parrocchiani di Solarolo – afferma mons. Bonazzi – abbiano avuto un dono grande, ma è tutta la Diocesi ad essere felice per questo prezioso recupero».

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