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Croce Rossa, peculato: 3 anni all'ex commissario Mirko Rizzi

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Mirko Rizzi ed Eleonora Ducoli Parisi

Condannato a tre anni di reclusione.
Questa la sentenza del collegio dei giudici (presidente Maria Stella Leone, a latere i colleghi Francesco Sora e Tiziana Lucini Paioni) nei confronti di Mirko Rizzi, l’ex commissario del comitato locale della Croce Rossa accusato di peculato. Per l’imputato, il pm Carlotta Bernardini aveva chiesto la condanna a due anni e sette mesi di reclusione.
“Nei confronti di Mirko Rizzi”, secondo il pm, “non sono emerse prove dirette, ma elementi indiziari che inducono a propendere per la colpevolezza dell’imputato”. “Se un soggetto ha la disponibilità di somme di denaro che non gli appartengono”, aveva continuato il pm, “e se queste somme spariscono, quantomeno per allontanare il dubbio denuncia la scomparsa, e invece Rizzi non ha mai denunciato né la scomparsa delle chiavi, né del denaro, senza aver mai dato una spiegazione alternativa possibile”.
La vicenda risale alla fine del 2011 e riguarda l’ammanco di 16.095 euro scomparsi dalla cassaforte a muro custodita nel locale segreteria. Si trattava del ricavato della cena di gala organizzata dalla sezione femminile della Croce Rossa nell’ottobre del 2011.
A sporgere denuncia, all’inizio contro ignoti, era stato il commissario provinciale Eleonora Ducoli Parisi, ora presidente del comitato provinciale. “Ogni anno il comitato centrale”, aveva spiegato in aula la teste, fa un report sulle attività e sulla raccolta fondi”. Era stata proprio la Ducoli Parisi, in quell’occasione, ad accorgersi dell’ammanco.
Rizzi era difeso dagli avvocati Marco Bencivenga e Cristina Pugnoli che avevano detto che per il loro cliente non si poteva parlare di ammanchi, “ma semmai di irregolarità”. “Nessuno si è intascato dei soldi”, aveva detto l’avvocato Bencivenga, “e anche il presunto smarrimento delle chiavi non può avere valore indiziario, visto che l’ammanco riguardava la cena benefica che era stata organizzata successivamente alla sparizione delle chiavi”. Il legale aveva anche sottolineato che “tanti altri soggetti potevano essere entrati in contatto con le chiavi della cassaforte”.
I difensori attendono di leggere la motivazione che sarà depositata entro 90 giorni. Dopo la lettura della sentenza, Rizzi, che si è sempre dichiarato innocente, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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